FREDRIC JAMESON.
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IL DESIDERIO CHIAMATO UTOPIA.
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Parte 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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Capitolo 9. Il corpo alieno.
Capitolo 10. LUtopia e le sue antinomie.
Capitolo 11. Sintesi, ironia, neutralizzazione e il momento della verit.
Capitolo 12. Viaggio nella paura.
Capitolo 13. Il futuro come irruzione.
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Fine Indice.
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Capitolo 9. Il corpo alieno.
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Il linguaggio nordico conosce quattro ordini di estraneit. Il primo  lestraneo di un'altra
terra, o utlnning, lo straniero che riconosciamo come umano del nostro mondo, anche se di altra citt
o paese. Il secondo  il framling. Demostene lascia solo cadere lumlaut dal nordico framling.  lo
straniero che riconosciamo come umano, ma di un altro mondo. Il terzo  il raman, lestraneo che
riconosciamo come umano ma di unaltra specie. Il quarto  il vero alieno, il varelse, che comprende
tutti gli animali, con cui non  possibile alcuna conversazione. Essi vivono, ma non possiamo capire
quali fini o cause li spingano ad agire. Possono essere intelligenti, possono essere coscienti, ma noi
non possiamo saperlo.1
Potremmo sostenere che il passaggio dalla natura e dalla comprensibilit degli altri mondi alla
rappresentazione (e rappresentabilit) della vita aliena corrisponda a una deviazione attraverso le
scoperte di Montesquieu. Il fondatore di una certa tradizione della scienza politica esprimeva infatti
lintermediazione tra un sistema politico astratto e le qualit palpabili e fisiche, sensoriali, della regione
e del paesaggio. Analogamente linvenzione di un altro mondo dovrebbe coinvolgere in via
approssimativa la produzione di nuove qualit, come per esempio nuovi colori.
Quello che [la grande palla piumata che galleggiava a mezzaria] aveva di speciale era il colore.
Si trattava di un colore completamente nuovo, non una nuova forma o combinazione bens un colore
primario, vivace come lazzurro, il rosso o il giallo ma assai diverso. Quando lui indag, lei gli disse
che lo chiamavano "ulfire. Di l a poco incontr un secondo colore nuovo, che lei chiam jale.
Limpressione sensoriale causata in Maskull da questi due colori primari in pi pu essere spiegata
vagamente soltanto tramite unanalogia. Cos come lazzurro  delicato e misterioso, il giallo chiaro e
schietto e il rosso sanguigno e appassionato, per lui lulfire era scatenato e doloroso, lo jale onirico,
crudele e voluttuoso.2
Sarebbe rozzo arguire che Lindsay ci sta ingannando e che i nuovi colori sono in realt soltanto
parole nuove che si trascinano dietro una sfilza di aggettivi sensoriali. In realt siamo arrivati a una di
quelle biforcazioni lungo il sentiero del genere in cui la fantasy comincia a separarsi dalla fantascienza
e se ne va per conto proprio. Certo,  un progetto entusiasmante, che lancia la definitiva sfida utopica
alla rappresentazione: immaginare un nuovo paradiso e un nuovo mondo! Come minimo possiamo
postulare un rapporto allegorico: essere in grado di immaginare un nuovo colore  metafora della
possibilit di immaginare unintera societ nuova. Nella fantasy, come abbiamo gi visto, questa
possibilit sar mostrata sotto forma di nuovi poteri, cos che il potere dello scrittore di veicolare il
nuovo  una sorta di magia, o forse sarebbe pi corretto dire che la magia nel contenuto significa il
potere nella forma.
Invece dal punto di vista della sf i nuovi fenomeni sensoriali non saranno reificati a livello di
innovazione, piuttosto ci ricondurranno agli altri problemi della rappresentazione, in un certo senso
precedenti rispetto a quelli puramente sensoriali, estetici nel senso letterale della parola. Infatti una
nuova qualit richiede un nuovo tipo di percezione, e questa un nuovo organo di senso, e quindi alla
resa dei conti un nuovo tipo di corpo. L"errore di Lindsay (che distingue la fantasy dalla
fantascienza) consiste nell'attribuire la nuova percezione del nuovo colore a un corpo (quello di
Maskull) che resta identico al nostro. Per la fantascienza le domande pi fertili dal punto di vista della
rappresentazione emergono a questo punto: il problema non  se noi come lettori siamo in grado di
immaginare il nuovo colore, ma se possiamo immaginare il nuovo organo di senso e il nuovo corpo che
gli corrisponde. Per questi quesiti rappresentazionali cozzano sempre in una maniera o nellaltra
contro il problema della Chimera tanto caro allempirismo britannico, cio se possiamo davvero
immaginare qualcosa che non sia stato prius in sensu, in parole povere che non sia gi derivato dal
sapere sensoriale (e un sapere sensoriale che sia quello del nostro solito mondo e del nostro solito corpo
umano). Ci sono due risposte classiche a questa domanda: nella prima la Chimera, la presunta cosa
nuova, sar un oggetto raffazzonato in maniera ingegnosa in cui gli aspetti secondari del nostro mondo
diventano primari nel nuovo; oppure il nuovo sar esclusivamente pseudo-sensoriale e in realt
composto da tanti astratti semi intellettuali che riescono in qualche modo a spacciarsi come
sensoriali. (E ovviamente alla lunga c sempre la possibilit quanto alla certezza sensibile di fare
ricorso a Hegel, e anche alla sentenza di Derrida non esiste una cosa come la percezione sensoriale).3
Un esempio della prima strategia sar sicuramente quello del senso elettrico o elettromagnetico,
che troviamo a ogni pi sospinto nella fantascienza come nuova possibilit. Senza dubbio esistono
innovazioni tecnologiche, come i raggi x e simili (e anche gli effetti speciali nel cinema), che ci
permettono di immaginare a livelli minimali come sarebbe vivere in un mondo del genere. Eppure 
interessante notare come questo nuovo senso inizi spesso a sfumare nella rappresentazione di un
nuovo genere di linguaggio e di un nuovo genere di comunicazione, che mescola i dati preliminari, i
dati umani gi esistenti, in maniera abbastanza diversa. Alla lunga tutto ci non riesce a risolvere il
problema fondamentale, che viene scaricato su un altro quesito ancora, vale a dire sul corpo alieno,
sulla natura esteriore dei nuovi organi di senso e su come noi possiamo immaginarli.
Per entrambe le soluzioni possiamo tornare a Stanislaw Lem e a un lungo passaggio dell'altro
suo grande romanzo sugli alieni, Eden (1959), in cui il romanziere s imposto il gravoso compito di
immaginare nuove forme di vita vegetale e di produzione industriale.
Faceva caldo. Le loro ombre erano sempre pi corte man mano che avanzavano. Gli stivali
affondavano nella sabbia e gli unici rumori erano i loro passi e il respiro. Quando arrivarono presso una
delle ombre pi sottili, che nel crepuscolo sembrava un albero, rallentarono il ritmo. Dal suolo color
camoscio saliva un tronco perpendicolare, grigio come la cotenna di un elefante e con un vago
luccichio metallico. Il fusto, non pi grosso alla base di un braccio umano, si apriva in cima in una
struttura appiattita a forma di tazza, a poco pi di due metri da terra. Era impossibile vedere se il calice
fosse aperto in cima. Era completamente immobile. Gli uomini si fermarono a circa sette passi da
questa pianta straordinaria, ma lingegnere prosegu, e stava sollevando la mano per toccare il tronco
quando il Dottore grid: "Fermo!.
LIngegnere si ritrasse distinto. Il Dottore lo allontan tirandolo per un braccio, poi afferr una
pietruzza e la lanci per aria. Il sasso dopo una parabola cadde dritto nel mezzo della cima appiattita
del calice. Trasalirono tutti tanto era stata improvvisa e inattesa la reazione. Il calice inizi a vibrare e a
chiudersi, poi, dopo un breve sibilo, simile a una fuga di gas, lintera colonna grigiolina, che adesso
stava tremando febbrile, sprofond nel terreno come se fosse stata risucchiata. Il buco cos creato venne
immediatamente riempito da una schiuma marroncina e oleosa. Poi sulla superficie cominciarono a
galleggiare granelli di sabbia, una patina che divenne sempre pi densa fino a quando, nel giro di pochi
secondi, non rimase alcuna traccia del foro. Il suolo era liscio e intatto.4
Nel romanzo queste forme chiaramente aliene non ci conducono agli indovinelli epistemologici
che abbiamo affrontato in Solaris o ne LInvincibile, per ci spingono con decisione verso l'atto di
immaginare il corpo alieno. Possiamo ipotizzare che le possibilit di un simile impegno immaginativo
possano essere limitate dalla variet della flora e della fauna che ci offre la Terra, e che il numero di
opzioni sia pi o meno deciso da queste ultime (e dalle loro svariate combinazioni). Basti dire che qui
Lem gioca con onest e coraggio e configura apertamente la sua immagine dellAltro sul corpo:
unenorme carcassa da cui spunta in parte un corpicino umanoide, come dal marsupio di un canguro.
La prima ispezione  quella di un cadavere:
Come da una gigantesca ostrica oblunga, tra le folte pieghe carnose che vi si chiudevano attorno
a mo di ali spunt un piccolo tronco con due braccia. Le dita nodose penzolavano sin quasi a sfiorare il
terreno. La cosa, non pi grande della testa di un bimbo, dondol avanti e indietro, sempre pi lenta,
attaccata a membrane ligamentose dun giallo sbiadito, fino a quando finalmente si ferm. Il Dottore fu
il primo a raccogliere il coraggio di avvicinarsi e afferr un inerte braccio dalle molte giunture. Il
piccolo torace coperto di venuzze si gir, svelando un volto piatto, privo docchi, con narici dilatate e
qualcosa di frastagliato, come una lingua divisa in due da un morso, nel punto in cui un uomo avrebbe
la bocca.5
Non tutti i doppioni, come comincia a chiamarli lequipaggio, sono privi docchi, anzi, uno
dei problemi degli esploratori  che in seguito incontreranno fosse comuni piene di questi esseri e strani
musei che espongono una grande variet di configurazioni scheletriche. Pi avanti troveranno un
collega alieno che riassumer le cause storiche di buona parte di quanto hanno visto e inoltre eseguir e
spiegher la comunicazione tramite elettricit (e tramite "scrittura elettrica), che  poi quella dei corpi
in questione. Di sicuro Lem non ha esaurito le possibilit dellelettromagnetismo. Possiamo
confrontarlo con lo spazio draconiano di Brunner, organizzato non visivamente bens in base alla
sensazione dei vari campi spaziali.
I suoi occhi erano ancora chiusi, ma poteva distinguere con grande chiarezza il passaggio da
interno a esterno. In alto non cera nulla, sotto cera unaltra superficie formicolante, ma diversa da
quella su cui sera svegliato... a destra, a sinistra e di fronte altre pareti, anche con buchi in cui
correvano-strade/vicoli... che gli rimbalzavano addosso una specie di eco radar... solo che non era una
sensazione impulso-trasmesso-eco-captato, era una sensazione perfettamente continua... Gente. Invece
di un segnale distinto di quella lontana parete, un plurimo mugolio pressorio che si muoveva e
sintrecciava... certo, s, doveva essere una cosa del genere; (Una scintilla nella testa, basata sul
formicolio della pelle, creava un motivo che sfiorava la comprensione.)6
Al limite estremo di questo speciale modello sensoriale arriviamo alla telepatia (proposta come
senso aggiuntivo) e scopriamo che la nuova modalit  veicolata in negativo oppure nellimpatto
distruttivo che i pensieri e le sensazioni degli umani hanno sui Pe-Elliani (nel notevole Eye of the
Queen di Phillip Mann, del 1983, o nel poco invidiabile telepate umano dellincubo di Silverberg,
Morire dentro, del 1972). Per queste versioni negative, pi che alla rappresentazione, s'ispirano al
tab, al terrore di essere violati, per esempio, o al disgusto per leccessiva gelosia.
Tornando unultima volta a Lem, possiamo notare come lautore copra ingegnosamente le
proprie tracce aggiungendo al primo rompicapo un secondo, cio quello delle fosse comuni, o del
cattivo funzionamento delle fabbriche, del terrore collettivo delle folle notturne nella citt dei doppioni
eccetera.  come se ci stesse restituendo ancora una volta il nostro antropocentrismo sotto forma di
domanda e indovinello piuttosto che di semplice proiezione: come se, cos suggerisce il romanzo,
qualsiasi esplorazione antropologica tradizionale di un'altra societ la ipotizzasse in termini
funzionalisti come struttura o macchina di cui scoprire i principi dinamici. Ma supponiamo che la
macchina funzioni male, che la struttura sia guasta, a causa dello spopolamento o di una conquista o di
una disfatta militare. A questo punto il sistema non potr essere osservato direttamente, dovr essere
ricostruito in base a indizi rudimentali che possono anche rivelarsi fuorvianti. Detto altrimenti, la
societ in questione potrebbe essere nelle condizioni di un mutante biologico, di un organismo
malformato, di una escrescenza teratologica che pu fornire ben pochi indizi sullorganismo sano che
ha sostituito. Insomma, la disciplina antropologica  per forza normativa e ristabilisce una norma
persino l dove essa  impensabile: soltanto Colin Turnbull, ne Il popolo della montagna, e
Lvi-Strauss in Tristi Tropici hanno riflettuto sulla frustrazione che si prova quando incontriamo una
societ che non  soltanto in declino ma in fase di totale collasso.7
Eppure l'antropologia (come la sf) possiede un contesto convenzionale con il quale pu
addomesticare simili fenomeni, quello della Seconda legge della termodinamica e, in qualche modo,
della macchina del tempo di Wells (se non di Spengler): cio la grande narrazione dell'entropia e
dellinvoluzione. Diventa cos possibile restituire un significato ai sintomi malati e un ordine e una
specie di norma evolutiva o involutiva agli aberranti oggetti di studio.
Per  evidente che Lem non si vuole fermare a questo, ma desidera sostituire al modello
normativo il caso e limprevisto. Come in  difficile essere un dio dei fratelli Strugatzki (1964), questa
contingenza  il fascismo, qui presentato come una serie di esperimenti genetici incomprensibili che
alla fine hanno fatto pagare il fio alla popolazione di Eden sfociando in una misteriosa dittatura
planetaria.  un po come se gli antropologi alieni, alla loro prima visita sulla Terra, atterrassero ad
Auschwitz e tentassero di improvvisare un modello razionale della societ umana sulle basi di quanto
trovano laggi. Viene cos richiamato in servizio il modello eugenetico e genetico per spiegare il
sistema della fabbrica in tutta la sua aberrante produttivit, e in conclusione le strane formazioni
vegetali su cui  basata tutta la vita su Eden, non soltanto il settore produttivo. Quindi qui possiamo
notare una tensione irrisolta fra la produzione di immagini vivide e sensoriali, di differenze radicali
(differenze che forse alla luce della storia moderna dellumanit non sono tanto radicali, tutto
sommato), e le astratte spiegazioni filosofiche e i principi strutturali che queste immagini dovrebbero
illustrare e di cui rappresentano degli esempi e dei precedenti giuridici. Se sottolineiamo questo
secondo lato della tensione allora cominciamo a propendere di nuovo verso il concetto che la vera
differenza, la vera alterit o alienit, sono impossibili e inattingibili e che persino quando sembrano
essere state rappresentate con successo in realt ci ritroviamo di fronte al mero gioco strutturale di temi
e argomenti esclusivamente umani. Comunque questo ci riporta per forza agli scritti di uno dei pi
notevoli creatori della sf.
Non  possibile studiare la rappresentazione delle forme aliene di vita senza lasciare un posto
d'onore a Olaf Stapledon (1886-1950), sotto tanti aspetti il Fourier della fantascienza, il Dante Alighieri
delle Utopie. In effetti alcune delle somiglianze meno marginali con Fourier sono l'ingenuit prosaica
della sua immaginazione e la pesantezza dello stile, che sembra incapace di discriminare tra opinione e
"sapere utopico, tra le approssimative riflessioni private e la cristallizzazione dellintuizione o
dell'idea luminosa. Lesasperazione (e loccasionale imbarazzo)  il prezzo che si paga per il contatto
con questa strana mente, in apparenza provinciale nei suoi limiti eppure strana e impareggiabile come
tutto quanto lautore sognava nei suoi mondi alternativi (o nel lontano futuro di questo).
Non ve dubbio che Il costruttore di stelle (1937) sia talmente atipico che sembra non
appartenere ad alcun genere, nemmeno alla letteratura sf o utopica, non v dubbio che sia unopera
unica e inclassificabile, repellente o addirittura priva dinteresse per qualche lettore, mentre per altri
risulta affascinante come quei disegni naturali che non hanno alcun rapporto con le nostre tradizioni
visuali o artistiche. La carenza di sintonia tra i nostri generi e la nostra arte e questo testo peculiare
consiglia di fare ricorso a quella che potremmo chiamare la domanda di R.C. Elliott sullarte
nellUtopia.8 Ma appena si pensi allintera opera come a una specie di gioco non figurativo tra svariati
opposti assolutamente cruciali per lUtopia, come vedremo tra poco, e si ricordi lapertura cosmologica
di questa immensa, immaginaria epopea e la sua solennit quasi religiosa (anche se radicalmente atea),
vengono subito in mente alcuni libri che sono stati fondamentali per le nostre tradizioni e per la nostra
Terra. Possiamo ipotizzare che in unUtopia realizzata, inimmaginabilmente reale e relegata in un
futuro remoto o in unaltra galassia, il problema dellarte abbia gi avuto una risposta e Il costruttore di
stelle sia diventato la Divina commedia di quel nuovo mondo, e che quellopera sia poi tornata a noi
come testo sacro o sacra scrittura misteriosamente catapultata dal futuro nel nostro presente decaduto,
come fosse uno scritto enigmatico, destinato a garantire una continuit oltre la barriera del tempo e
delle trasformazioni storiche.  una situazione questa che ribalta linterpretazione di Ernst Bloch
dellopera darte assente al centro del romanzo come una voragine nel presente che indica il posto di un
futuro utopico che deve ancora arrivare. Con Star Maker abbiamo lopera, e manca solo il suo contesto
sociale utopico. Nel frattempo anche la filosofia  arricchita da unimmensa visione galattica
spinoziana, che regala al marxismo la sua giusta metafisica e realizza la filosofia abolendola.
Come  gi stato osservato, quando abbiamo a che fare con la fantasy, cio con il sogno a occhi
aperti nel senso freudiano del termine,  importante distinguere il quoziente ideologico implicato e
separare lespressione di semplici opinioni dal risultato di pi profondi meccanismi strutturali.
Lideologia di Stapledon non  un mistero: lo scrittore  risolutamente di sinistra, e la sua ammirazione
per lUnione Sovietica ( stato per tutta la vita un compagno di strada) lo rende emblematico dellintera
ideologia della sinistra negli anni trenta. Per il suo profondo sospetto dellamericanizzazione potrebbe
rivelarsi relativamente pi lungimirante del suo stalinismo, anche se II mondo nuovo e i testi europei
correlati indicano che anche qui le sue posizioni erano relativamente originali e che dobbiamo separare
questa peculiare paura dellamericanizzazione (modernizzazione dei media e consumismo) dalla paura
pi politica dello strapotere americano dopo la seconda guerra mondiale. Fatto sta che Stapledon, unico
tra gli scrittori sf, aveva una genuina consapevolezza dell'inevitabilit della disuguaglianza tra le classi
e dellonnipresenza della lotta di classe.
Leslie Fiedler ci fornisce un catalogo ben poco allegro dei fallimenti delle previsioni politiche
di Stapledon (soprattutto di quelle espresse in Infinito, del 1931) a dimostrazione della sterilit di
queste opinioni ingenue e filostaliniste.9 Credo per che sia preferibile trattare questi fallimenti in
termini narrativi, come una specie di imitazione del discorso storico. Fu dopo un periodo
insolitamente lungo di eclissi che lo spirito della terza specie umana arriv alla sua massima
brillantezza. Per un milione di anni terrestri questi esseri glabri dalle lunghe braccia diffusero le loro
capanne di giunchi e manufatti dosso nei grandi continenti settentrionali, e per molti altri milioni ne
rimasero padroni senza ulteriori progressi culturali, perch levoluzione, sia biologica che culturale, era
davvero lenta su Nettuno.10  un linguaggio che i lettori di Stapledon devono imparare a gustare se
non vogliono che le porte delle sue opere si chiudano loro in faccia, anche se questo non significa
necessariamente che dobbiamo ammirare il suo stile. Sarebbe meglio, piuttosto, chiarire la sua funzione
e il contenuto legato a questa funzione.
La sterilit delle suddette previsioni si spiega con il fatto che in questo caso la modalit
storico-narrativa  rimasta a secco e quindi si concede il contenuto di mere opinioni. In realt qualsiasi
analisi dello stile di Stapledon dovrebbe cogliere due forme distinte: da una parte c sicuramente la
volont di dare limpressione di enormi lassi temporali, del trascorrere di ritmi geologici e di eoni
interi. Potremmo pensare che sia un fenomeno che pu essere veicolato soltanto dalleffetto cumulativo
delle tante pagine di un libro sterminato, come quelli di Proust o Mann (in realt in Proust il presente
perpetuo del narratore rileva lassenza del tempo che passa), ma questo  appunto il problema che
vuole superare Stapledon, niente affatto smanioso di sprecare pagine su pagine per un effetto che in
realt desidera soltanto accennare. Il modello  senza dubbio quello dell'immensa portata cronologica
della Macchina del tempo di Wells, dove per leffetto dipende esclusivamente dalla macchina e dal
montaggio di varie epoche.  la radicale differenza (e identit) dei Morlock o degli Eloi rispetto al
nostro presente umano che provvede a suggerire un immenso divario temporale. Stapledon invece
vuole mostrare le tendenze in atto durante il trascorrere del tempo ed  perci ridotto alla pi infantile
reiterazione di numeri spropositati (Per quasi cento milioni di anni terrestri questa societ eterea sub
minimi cambiamenti),11 quantit che per definizione non possiamo sentire o valutare e che in ogni
caso finiscono per stancare il lettore.
Assieme a questa temporalit vuota, che in realt lascia immutata la struttura fondamentale
della frase, tanto che noi tentiamo di unirla al contenuto di narrazioni abbastanza banali, troviamo ogni
tanto il fait divers alla Verne: Per uno di quei rari colpi di fortuna che sono tanto favorevoli quanto
ostili allumanit, una nave per le esplorazioni artiche era rimasta da poco bloccata a lungo nel mare
polare,12 eccetera. Tuttavia questi aneddoti diventano sempre pi infrequenti man mano che veniamo
allontanati da qualsiasi umanit riconoscibile (attraverso le centinaia di milioni di anni"), per essere
sostituiti da quelli che potremmo definire aneddoti pi sociali. "Fu mentre lottavano nella morsa di
questa immensa malinconia sociale... che i Quinti uomini dovettero affrontare una imprevedibile crisi
fisica13 (in questo caso limminente esplosione del sole).
Entrambe le forme narrative devono per essere distinte tramite i ritmi di progresso e declino
insiti nellimmaginazione di Stapledon e rafforzati dalla musica di una Stimmung quasi heideggeriana,
quella della immensa malinconia sociale di cui parla la citazione precedente, che si avvicenda alla
gioia di vivere e all'attivit produttiva. Proprio latmosfera melanconica costituisce la tonalit emotiva
di gran lunga pi sconvolgente di questi romanzi, una tonalit per la quale  difficile immaginare un
qualsiasi "correlativo oggettivo (vale la pena di ricordare che anche linvenzione di questo concetto da
parte di Eliot14 ha a che fare con la malinconia e il disprezzo della vita, in questo caso quello di Amleto,
e che Eliot spiegava in questi termini anche il motivo ispiratore della Terra desolata). La fantasiosa
motivazione del meccanismo di Stapledon  per diversa sia dalla versione soggettiva di Eliot (i
sentimenti edipici di Amleto) sia dal pathos ideologico del cosiddetto tramonto dellOccidente (in
Spengler).
Il costruttore di stelle conserva la dinamica narrativa dellentropia ma per ottenere un effetto
assai diverso visto che mira a indagare le conseguenze di un nuovo genere di cornice, cio le peculiarit
delle nuove forme viventi pi che il destino finale della nostra. Due propriet formali restano costanti,
in ogni caso, in Stapledon: la narrazione del sogno a occhi aperti incorporer sempre sia il successo che
il fallimento, cio fonder le due caratteristiche antitetiche dellideologia borghese del progresso e
dellentropia cos com nata nellOttocento e com' stata espressa prevalentemente da Wells (anche in
lui sono presenti entrambe le polarit, bench incarnate in opere distinte anzich combinate in una
sola). Quindi Stapledon insiste sulla modernizzazione o paradigma whig, cio progresso ovunque, e
soprattutto industrializzazione, facendolo seguire dal corrispettivo paradigma tardo-ottocentesco
dellentropia, in cui involuzione e decadenza sono il risultato del progresso sociale stesso (agli occhi
di Bvalltu luomo era salito approssimativamente alla stessa altezza pi e pi volte solo per essere
rovinato da qualche conseguenza nascosta del suo progresso).15  il limite narrativo esterno comune
alle tante storie galattiche, che singolarmente ruotano attorno a un certo numero di altre posizioni
categoriche che prenderemo in esame tra poco.
Per il momento conviene insistere sul rapporto tra una narrazione temporale fantasiosa e una
cornice strutturale (fisica) che al tempo stesso la rende possibile e la limita. Intanto dobbiamo attuare
una distinzione fra le contrapposizioni categoriche, cio fra le tematiche delle comici in questione
(lantitesi in base alla quale interroghiamo e valutiamo queste visioni) e il materiale Semico, ovvero i
corpi e le forme vitali che costituiscono questa variet. Tra le prime, come vedremo, isoler le
categorie delluno e dei molti, dellindustrializzazione (vale a dire, dell'artificiale e delle protesi contro
il naturale) e quella dellantagonismo di classe contro luguaglianza sociale (qui la convenzionale
opposizione sf tra campagna e citt sembra giocare un ruolo abbastanza insignificante, tranne quando 
associata a una delle categorie precedenti, come industrializzazione e conflitto di classe). Per il
momento per accantoneremo questi problemi.
La variet delle forme di vita fa invece ricorso a un diverso schema combinativo, e pu valere la
pena di sottolineare il piacere estetico alla Fourier insito nella produzione di questa vasta pletora. E' lo
stesso Stapledon a dire, parlando dei Secondi uomini, che
attorno allantico nucleo di piaceri nel contatto mentale e fisico con il sesso opposto adesso
appariva una specie di apprezzamento innato e sublimato, ma non per questo meno acuto, delle
incomparabili forme fisiche e mentali di ogni tipo di cose viventi.  difficile per una natura meno
ampia immaginare una simile espansione dellinteresse sessuale innato, perch a essa non risulta
evidente che lammirazione lussuriosa allinizio diretta esclusivamente verso il sesso opposto 
latteggiamento giusto di fronte a ogni bellezza della carne e dello spirito in bestie e uccelli e piante.16
Come lettori di Stapledon dovremmo sviluppare in noi un atteggiamento analogo (senza mai
dimenticare che il discorso potrebbe essere capziosamente invertito riducendo da subito tutta la gamma
della sua fantasia fantascientifica e utopica a una serie di fantasticherie sessuali mal camuffate).
Prenderemo in esame questa apparente variet nellineguagliata sezione del Costruttore di stelle
che va dalla scoperta dellAltra Terra fino al balzo oltre le forme viventi, fino allesistenza segreta degli
esseri inorganici, per finire con le stelle stesse. Qui incontriamo quattro forme base (a cui si aggiunge
tutta una serie di variazioni ed elaborazioni secondarie), tra cui troviamo le figure umanoidi ancora
riconoscibili dellAltra Terra, il cui destino somiglia come tale a tutte le previsioni di Stapledon sul
destino della nostra attuale civilt: esse cedono via via il passo agli esseri meno antropomorfi che
possiamo immaginare. Dobbiamo per prima cosa cercare il principio di questa operazione
immaginativa, basandoci sulla premessa strutturale secondo la quale l dove si creano le pi grandi
differenze, esse si creano necessariamente lungo assi di contrapposizione e attraverso procedimenti di
negazione o inversione di questo o quel genere, ancor pi che attraverso linvenzione di fenomeni
radicalmente nuovi e slegati. In parole povere, la differenza presuppone necessariamente lammissione
di quanto Greimas chiamerebbe una isotopia (ed Hegel unintima identit di identit e differenza).
Lassunto classico  che non solo in questo senso il nuovo  impossibile ma che lUtopia  come tale
immaginabile: le sue immagini rifletteranno sempre una sorta di proiezione antropomorfa, che
potremmo definire pi esattamente come una proiezione della nostra societ e delle sue peculiari
ossessioni.  altrettanto chiaro che Stapledon spera di confutare questi presupposti con la variet stessa
delle sue invenzioni, entro cui possiamo isolare quattro principali forme di vita biologica e sociale: i
nautiloidi (sorta di navi viventi); la razza simbiotica nella quale gli ictioidi (creature pisciformi
intelligenti) vivono in stretta comunione biologica con gli aracnoidi (crostacei o esseri simili ai ragni);
lo stormo intelligente di volatili; e per finire gli uomini pianta, che si liberano delle loro radici, di notte,
per andare a lavorare, mentre passano la giornata nellestasi meditativa dellassorbimento dei raggi
solari.
Avrete gi notato che queste forme di vita abbracciano tre dei quattro elementi tradizionali:
acqua, aria e terra. Visto che la nostra fantasia ha da sempre congetturato lesistenza di esseri ignei,
come le salamandre e gli abitanti del sole, lassenza di questo quarto elemento  un interessante
mistero. Non posso suffragare con efficacia il mio sospetto che Stapledon lassoci con lindustrialismo,
da sempre uno dei punti dolenti delle sue societ immaginarie, anche perch il posto del fuoco  forse
occupato dalle stelle viste come esseri ostili.
Comunque per afferrare il principio di differenziazione di Stapledon disponiamo di altre
categorie pi adatte di questi elementi fisici in un certo senso primordiali, presocratici. Fin qui abbiamo
presupposto lovvia opposizione tematica tra Uno 'e Molti, tra individualit e collettivo, un cruciale
motivo ideology co su cui Stapledon batte ossessivamente in modo dialettico, ipotizzando il principio
che  necessario insistere sui valori individualisti quando una societ s spinta troppo lontano in
direzione del collettivo e del conformismo, mentre  necessario insistere sui valori del collettivo
quando una societ, come la nostra, s spinta troppo in l in senso individualista.17
Ma al pi profondo livello strutturale questa contrapposizione ideologica s'intreccia con un
tema totalmente differente che, pur potendo essere espresso in termini numerici, conviene considerare
in base alla sua provenienza da un territorio radicalmente diverso.  il motivo del dualismo, che
possiamo scorgere nel modo in cui la coscienza narrativa del viaggio interstellare  sin dallinizio
contrapposta alla casa e allunit familiare (con i loro specifici problemi e angosce domestiche).  un
dualismo incommensurabile con il concetto di individualismo emerso nella precedente tensione fra Uno
e Molti. Certo, lunit coniugale  in un certo senso il prodotto dellindividualismo, e lessere collettivo
di gruppi come lo stormo di volatili inventer altre relazioni (persino di tipo sessuale) che sostituiranno
completamente la monogamia. Per la dualit del matrimonio si contrappone al collettivo in modo
completamente diverso dallindividualismo: qui abbiamo a che fare con i negativi duali del
contraddittorio e del contrario (sia nella logica tradizionale che nel quadrato di Greimas) che possono
essere assimilati alla distinzione che Platone propone nel Sofista tra non  e non  uguale a, tra
negazione assoluta e differenziazione, o alla distinzione di Hegel tra lopposizione e la semplice
differenza.18
Comunque  questa trasversalit del motivo duale rispetto alla coppia oppositiva Uno/Molti che
sembra dar vita alla ricchezza delle forme aliene di Stapledon. Nel Costruttore di stelle riscontriamo
almeno due tipi di dualismo, che si oppongono per un verso alla semplicit individuale dellesistenza
nautiloide (la creatura a forma di nave) e per un altro allaltrettanto emblematica molteplicit dellorda
aviaria (in cui possiamo comprendere lo sciame di cristalli dellInvincibile di Lem). La prima, e pi
stupefacente,  ovviamente la forma simbiotica, in cui le due specie, una ittioide e laltra
crostaceo-insettoide e perci anfibia, dapprima mostrano una generica simpatia, in seguito sviluppano
un accoppiamento rituale (non sessuale, non riproduttivo) tra i singoli membri: Laccoppiamento
normale era al tempo stesso pi intimo del matrimonio umano e assai pi arricchente per lindividuo di
qualsiasi amicizia tra membri delle distinte razze umane.19 Alla lunga  questo rapporto che permette
alla coppia simbiotica di liberarsi dai limiti materiali del suo pianeta, tramite la telepatia. Gli esseri
pisciformi immensamente intelligenti continuano a nuotare nelle acque domestiche mentre gli aracnoidi
inventano il viaggio nello spazio e colonizzano le
regioni vicine della galassia. Intanto anche lindustrializzazione alza il suo osceno capo grazie
ai nuovi farmaci che permettono agli aracnoidi di vivere separati dai partner con cui sorger in seguito
un antagonismo di classe, con conseguenze disastrose.
A un certo livello questo dualismo esprime chiaramente il problema mente/corpo, ed  senza
dubbio la maniera di Stapledon per reimpostare un limite strutturale e ineliminabile. Dobbiamo inoltre
prendere in considerazione la possibilit che qui il dualismo mente/corpo esprima anche (o sia espresso
da) il dualismo di gender: attivo/passivo  sicuramente un aspetto operativo della descrizione
simbiotica. In un altro senso, invece, la razza simbiotica  una specie di sintesi ideale visto che
abbraccia tutti e tre gli elementi dominanti: gli ittioidi lacqua, e gli aracnoidi una combinazione di
terra firma e aria. Per non possono essere visti come soluzione della distinzione Uno/Molti.
I simbionti sono comunque soltanto la forma esteriore assunta dal dualismo in questa fucina di
variet. Dobbiamo infatti notare che il dualismo  interiorizzato in quella che sembra la pi
individualista, o meglio, la pi preindividuale forma di vita, cio quella del popolo vegetale che divide
ciclicamente il tempo tra unesistenza notturna attiva e una vita contemplativa e radicata durante il
giorno, entrambe ittioidi e aracnoidi nel contempo e nello stesso singolo tronco.
Perci possiamo disporre questi semi in forma diagrammatica (vedi figura). Il punto della
discussione non  tanto quello di esperire la ricchezza peculiare dellopera di Stapledon quanto
piuttosto di mostrare come la variet delle sue forme di vita aliena sia determinata da opposizioni
semiche che cercano (in modo strutturale e narrativo, cio inconsciamente) di risolvere le
contraddizioni sociali. Le sue ideologie sono a modo loro anche tentativi di risolvere (o almeno
esprimere) quelle contraddizioni, ma in questo caso specifico  abbastanza facile separare lopinione
dalla struttura e riformulare le nostre scoperte in termini teorici pi precisi.
Quindi vediamo qui in azione una specie di filosofia della storia, che in ultima istanza si basa
sulla mortalit e sullincombente estinzione della razza umana (o forse dello stesso universo) nel giro di
dieci miliardi di anni. Prospettiva che va ammirata con una specie di estasi tragica, e Fiedler 
particolarmente abile sullambivalenza di questa sensazione metafisica par excellence, di questa
rassegnazione estatica alla morte e alla sconfitta, che  poi limmagine dello Star Maker come essere
che si trova al di l di ogni immedesimazione, che proietta uno sguardo glaciale sugli eventi
fenomenici.
In questi momenti affiora un tono spinoziano, sempre perfetto complemento di qualsiasi
filosofia sinceramente dialettica, come nella canzone di encomio di Bvalltu:
Oh, Star Maker, anche se mi distruggi io devo lodarti. Anche se torturi quelli che mi sono pi
cari. Anche se tormenti e azzeri tutti i tuoi bei mondi, piccoli figmenti della tua immaginazione, s, io
devo tessere le tue lodi. Perch se fai ci devi avere ragione. In me sarebbe sbagliato, ma in te deve
essere giusto... E se in fin dei conti non ci fosse uno Star Maker... anche allora dovrei cantare le mie
lodi. Ma se non c uno Star Maker, chi posso lodare? Non lo so. Lo chiamer soltanto lacuto sapore
dellesistenza.20
I ritmi ciclici dellascesa e della caduta sociale che determinano questi misteri trascendono le
ideologie entropiche persino nel momento in cui esprimono spettacolarmente la loro verit, inserendo il
pro e il contro, lo scacco insito in ogni successo storico assieme al ritorno delle speranze utopiche. La
molteplicit dei suoi mondi permette a Stapledon ogni esito possibile nello stesso istante.
Per qui  in funzione unaltra forza storica, non tanto espressione di una metafisica della storia
quanto di una modalit di critica sociale e culturale: la denuncia dellindustrializzazione e delle sue
conseguenze nocive e disumanizzanti, che si ripete nei destini tragici delle molteplici societ di
Stapledon.
In particolare, lindustrializzazione  vista per molte di esse come una tentazione a dimenticare
la natura e distruggere tutto quanto vi era di positivo nei loro risultati in nome di un beneficio di corto
respiro. La triste storia dellAltra Terra, una distopia huxleiana in cui le persone sono paralizzate dalle
soddisfazioni sensoriali e passano la vita nella cosiddetta estasi da letto, immerse artificialmente nei
piaceri dei sensi (che qui sono sensazioni terragne come il gusto e lolfatto),  forse meno convincente
dei farmaci e delle droghe che permettono alla cultura simbiotica di separarsi di nuovo in due razze
distinte, o del popolo degli alberi che si sbarazza della stasi solare. In entrambi i casi
lindustrializzazione distrugge un equilibrio perfetto, distrugge uninvidiabile struttura utopica.
Nellappassionata indignazione di Stapledon per tanto spreco di possibilit possiamo leggere il ritorno
ideologico allo spirito tragico trasceso nella visione dello Star Maker e una regressione ai temi
romantici antindustriali che precedettero il marxismo e la sua denuncia dello sfruttamento di classe (che
anche Stapledon condivide).
Per lo pi, le classiche rappresentazioni sf delle contraddizioni sociali nella vita aliena non
arrivano a nessuna delle due possibili diagnosi, quella che conduce alla condanna dello spreco e
dellabuso industriale  la Ruskin, e quella che porta alla nascita della coscienza di classe marxiana.
Pi spesso queste versioni della crisi fatale delle societ aliene vertono su alcuni aspetti elencati da
Stapledon nella sua lunga lista di societ decadute (aspetti che in lui risultano secondari rispetto alle
contraddizioni di classe della modernit industriale), in particolare sulla religione e sul destino
biologico.
 curioso, ma abbastanza significativo, che la migliore rappresentazione degli alieni (Heinlein
lha definito il miglior romanzo di fantascienza mai scritto) sia stata redatta in una classica atmosfera
da Guerra fredda, e che mirasse a promuovere una costante vigilanza e ostilit nei confronti delle
specie extraterrestri appena scoperte: una lezione di politica estera appena mascherata, che certo la
predizione di un impero militare americano-sovietico nel futuro della galassia non contribuisce a
rendere pi progressista. Lannata eccezionale del 1974 non ha visto soltanto luscita di Eclissi totale di
Brunner e dei Reietti di Le Guin (Picnic sul ciglio della strada e Incontro con Rama li hanno preceduti
di appena due anni) ma anche di La strada delle stelle di Niven e Pournelle, che possiamo considerare
una specie di Utopia militare (lesaltazione delle caste, delle corporazioni e delle aristocrazie, il
cameratismo maschile, le ideologie senza scopi di lucro della guerra e della tecnologia, che la sf
hard-science tende a riprodurre a livelli inferiori di intensit politica). Queste Utopie di destra non
somigliano granch ai peana neoconservatori, pro libera impresa, dellattuale cyberpunk, e nemmeno
riecheggiano i temi fascisti delle razze inferiori, del risentimento, della forza fisica e simili, pi facili da
trovare nella fantasy (il noto romanzo di Adolf Hitler Il signore della svastica ne costituisce
lesempio pi famoso).21 In effetti si sarebbe tentati di definire gli anni attorno al 1974 (la crisi
petrolifera, la fine della guerra del Vietnam) la conclusione di un periodo utopistico iniziato in un altro
anno simbolo, il 1968, solo per essere sostituito da una Seconda guerra fredda.
Comunque i Motie non sono di sicuro una razza inferiore, e la scaletta politica degli autori esige
che essi giochino pulito fornendo ai loro alieni una superiore intelligenza e produttivit, e anche una
tradizione di progresso e modernizzazione molto pi antica di quella umana, anche se ampiamente
allaltezza di questultima. Quindi questa rappresentazione ambiziosa della vita e della societ aliena si
astiene dal mettere in scena cattivi da fumetto e anche dal male teologico di rivelazioni di ispirazione
pi religiosa, come Le guide del tramonto di Clarke (1953), Guerra al grande nulla di Blish (1959), o
il pi recente Sparrow di Mary Doria Russell (1996). Naturalmente intravediamo alcuni aspetti gotici
atavici nelle descrizioni militari, usati soprattutto per avviare un dibattito serio sulle intenzioni degli
alieni e sulla politica estera da adottare nel nuovo spazio profondo del dopo-Primo contatto.
Ma il dibattito ha la sua necessaria premessa in una fondamentale differenza tra specie: gli
alieni intelligenti di Mote Prime sono organizzati secondo quelle che potremmo definire come caste
organizzate sulla base dellaspetto corporeo, a sua volta variabile a partire da una forma decisamente
diversa da quella umana.
Cerano due sottili braccia destre che terminavano in manine delicate, con quattro dita e due
pollici opposti. Sulla sinistra cera invece un braccio massiccio, in pratica una clava carnosa,
nettamente pi grossa delle due braccia destre messe insieme. La sua mano aveva tre grosse dita chiuse
a morsa... Non cera alcun collo. I muscoli possenti della spalla destra scivolavano senza soluzione di
continuit fino sulla cima della testa degli alieni. Il lato sinistro del cranio sfumava nella spalla sinistra
ed era pi largo del destro. Non cera un orecchio sinistro, non avendo essi lo spazio per ospitarlo. Un
grande orecchio membranoso da gnomo ornava il lato destro...22
Altrimenti, seguendo il principio della selettivit empirica, siamo tentati di visualizzare questi
esseri come una specie di incrocio dei tribbles di un famoso episodio di Star Trek con qualche felino
terrestre. Larte dei Moties, assolutamente realistica e rappresentativa, getta un raggio di luce storica su
queste fisionomie.
Un Bianco-e-marrone era salito sul tetto di unauto e stava apparentemente arringando una
mandria di Marroni e Bianchi-e-marroni mentre il cielo alle sue spalle era acceso dal tramonto... un
quasi-Motie, alto e smilzo, con la testa piccola e le gambe lunghe... stava correndo fuori da una foresta,
verso lo spettatore. Il suo fiato era una scia di fumo bianco alle sue spalle. Il messaggero" lo defin il
Motie di Hardy.23
La fusione del leggendario con il caricaturale mi colpisce per le sue caratteristiche da fumetto,
per le sue figure dilettantesche in cui il design stesso fa parte del soggetto e del significato. Soprattutto
in Thurber, le braccia sono sempre tondeggianti e prive di ossatura, come le zampe di un gattino, e
questa particolare impressione  rafforzata dall'importanza della differenza strutturale tra le ossa, e in
particolare tra la complessit della colonna vertebrale umana (alla quale i Motie sono molto interessati)
e le appendici claviformi e rigide degli alieni. Se insisto su questo empirismo eclettico non lo faccio per
denigrare limmaginazione degli autori. Come potrei, se  vero che il principio stesso azzera in pratica i
poteri demiurgici di qualsiasi immaginazione? Infatti possiamo osservare lo stesso gioco di stereotipi
nei personaggi umani, dove (anche qui incontriamo echi di Star Trek) lingegnere  scozzese e il
mercante  un levantino poliglotta (per lo meno non  ancora un terrorista"). In una letteratura basata
su formule, su stereotipi, larte non sta tanto nell'invenzione quanto nella combinazione, e questo  un
fatto particolarmente interessante quando abbiamo a che fare, come nella letteratura degli alieni e del
Primo contatto, con quello che ho dato forse limpressione di celebrare come lestremo sforzo
dellimmaginazione utopica. Allora cose limmaginazione utopica? (Non dovremmo lasciare larte
motie senza ricordare la dimensione fantascientifica di queste opere aliene, bench essa sia deludente
per i visitatori umani almeno quanto lo  la  sf per i lettori modernisti. Perch qui abbiamo un colpo di
scena, e un ingrediente segreto di stampo fantascientifico.  infatti possibile godersi quelle opere anche
con la telepatia: ne sgorgano drammi sonori che in tutta larte occidentale trovano un equivalente
soltanto in quei fregi del Purgatorio che quando vengono ammirati dai pellegrini permettono di sentire
realmente la musica.)24
En passant dobbiamo anche aggiungere al nostro precedente elenco un altro museo sul pianeta
Mote, in cui sono conservati gli abitanti di vari momenti della storia di Mote (invero molto lunga, come
il lettore ricorder), vivi e non solo in ologramma, nel loro ambiente originale, compresa una citt in
fiamme popolata dagli animali rattiformi cugini dei Motie e di altri svariati parenti animali.  questo un
tipo di istituzione abbastanza insolito, progettato per fondere zoo e museo storico, o in altre parole per
associare biologia e storia assai pi strettamente di quanto avvenga nel caso della specie umana, e per
favorire unattenzione al corpo alieno di tipo sociologico e non soltanto evoluzionistico. Il rischio  che
in una disposizione del genere le priorit causali possano essere rovesciate e che, laddove levoluzione
umana funziona come una sorta di limite alle potenzialit storiche e sociali, qui si possa vedere
lanatomia aliena come un destino e una condanna storica.
La strada delle stelle  comunque uno dei pochi romanzi di fantascienza che includa
produzione e modo di produzione (come avrebbe detto Pound) in maniera tale da allargare la coscienza
utopistica nei propri lettori umani. Il sistema delle caste ci  gi familiare dalla nostra storia, anche se
su Mote Prime (diversamente da quanto succede in Stapledon o nella storia terrestre) esso non evolve
in direzione di un sistema di classi dicotomico come proprio culmine e adempimento. Qui laspetto pi
peculiare  quello della nascita (apparentemente frutto dellingegneria genetica) di una casta di
intellettuali: i cosiddetti mediatori, nati per gestire di tutto un po', dai linguaggi e dalle traduzioni fino
allappianamento delle controversie sul lavoro e di altri tipi di conflitti.  un concetto che permette una
presentazione plausibile della lingua aliena, e anche una versione plausibile delle incomprensioni insite
nel contatto diplomatico e antropologico, e persino nel turismo. I mediatori formano una specie di
Inturist per i visitatori umani, sia controllando i loro contatti sia offrendo spiegazioni ufficiose per le
usanze e le istituzioni meno familiari. Per soltanto certi tipi di specializzazione accademica sono in
grado di prepararci allinaudito rapporto di mediazione chiamato Fyunch(clic), che  lincarico in cui
il singolo mediatore si trova faccia a faccia con il suo utente umano.
Per lei io sono Fyunch(clic). Significa molto pi di una semplice guida... sono stato assegnato
a lei. Lei  un progetto, un capolavoro.
Io sono qui per imparare quello che c da imparare su di lei... e lei diventer per me un campo
di studi.25
Questa categoria sociobiologica  arricchita da un certo livello di intimit che eccede di gran
lunga le variet terrestri concepibili, innescando comiche incomprensioni come il patetico falso pianto
nel bel mezzo della crisi militare umani-Motie, accompagnato da un "Un uomo non mente al suo
Fyunch(clic)! Questi mediatori non appianano soltanto le liti domestiche, fanno anche il possibile per
risolvere il dilemma fondamentale della rappresentazione sf che abbiamo chiamato la tesi
dellinconoscibilit di Lem.
Unaltra casta, quella dei lavoratori o manovali, i cosiddetti Marroni, ci mostra le peculiarit
dellanatomia motie, soprattutto le triple braccia, mentre al tempo stesso chiarisce i misteri profondi
della produzione locale. In questo caso la specificit non consiste tanto nella straordinaria capacit di
queste intelligenze caparbie di migliorare un qualsiasi design (umano) concepibile, quanto nel mondo
oggettuale generato da questi miglioramenti, che sono continui e universali. Ci implica un rapporto
con gli oggetti assai diverso dal nostro, il quale presuppone una certa permanenza temporale, non
soltanto negli strumenti e negli attrezzi ma negli spazi stessi, nel nostro habitat e nella nostra
architettura.
Al momento riteniamo che ogni struttura sia per loro soltanto temporanea. Devono avere avuto
sedili multig per il decollo, che per sono spariti. Sono arrivati a corto di carburante per tornare a casa.
Hanno quasi certamente reimpostato il loro sistema di supporto vitale per lassenza di gravit nel giro
di tre ore dal loro arrivo...  una bella differenza rispetto alla psicologia umana... Forse un Motie non
tenterebbe mai di progettare alcunch di permanente. Non ci saranno sfingi, piramidi, monumenti a
Washington, mausolei di Lenin.26
Lalbergo in cui sono alloggiati i visitatori umani su Motie Prime  stato costruito apposta per
questo e sparir dalla sera al mattino una volta adempiuto lo scopo, fatto che spiega la frettolosa
descrizione della citt aliena, forse lunico aspetto del genere che venga trascurato in questo notevole
romanzo.
Ma linaudita descrizione della produzione motie  significativa non tanto come testimonianza
del talento o dellingegnosit e creativit degli autori, quanto come proposta di soluzione a una
fondamentale contrapposizione umana, quella fra produzione artigianale dotata di uno stile individuale
e produzione industriale massificata di oggetti e merci seriali. In questo nuovo mondo in cui al grande
braccio destinato ad afferrare gli oggetti corrispondono due piccole braccia destinate a usi strumentali,
simili a un tornio, si crea in astratto una forma di produzione intermedia in cui loggetto fatto su misura
 in un certo senso un prodotto industriale realizzato con la rapidit e la precisione della catena di
montaggio. I Marroni incarnano cos non soltanto la straordinaria capacit di riparare e persino
inventare nuovi strumenti tecnologici, ma anche unidea assolutamente originale di design industriale
(che in realt e con il senno di poi  unanticipazione delle nuove potenzialit nella cosiddetta
produzione a controllo numerico computerizzato).27
Possiamo osservare unaltra simile inaudita combinazione di aspetti, non si sa se regressiva o
utopistica, anche a livello sociale, dove questo particolare modo di produzione - il feudalesimo
industriale -28 sintetizza anche due strutture socioeconomiche antitetiche, in cui un sistema di clan
decentralizzato, con signorie concorrenti,  combinato a fabbriche (a loro volta in costante
trasformazione e ristrutturazione) e ha raggiunto un livello straordinariamente elevato di sapere
scientifico e tecnologico (presumibilmente superiore a quello della Terra). Diventa allora chiaro che la
contraddizione insanabile per la mente terrestre, cio lassenza di un governo centrale o coordinato per
una popolazione di queste dimensioni e in una societ cos complessa,  perfettamente appianata grazie
allesistenza della casta di mediatori che abbiamo gi descritto: o meglio, questultima  stata inventata
per risolvere il problema.
Resta ora da indagare la crepa che minaccia lintero edificio e identificare la forma che
assumono queste inedite combinazioni quando sono proiettate a livello individuale o esistenziale.
Abbiamo detto che lUtopia  un testo in cui i rapporti tra individuo e collettivit sostituiscono quelle
relazioni biunivoche tra due individui, o comunque tra pochi individui, che formano la vita esistenziale
o sociale dellio. Questo livello pi strettamente esistenziale o personale  qui costituito dal gender e
dalle relazioni tra i sessi, in cui ancora una volta possiamo verificare direttamente che sono le realt del
corpo e della biologia e anatomia a determinare le grandi strutture sociali.
Per definizione queste relazioni d gender sono legate alla struttura matrimoniale, familiare, alle
leggi sulle eredit e simili, pertanto la scoperta delle prime permette agli esploratori di ricavare
elementi fondamentali e caratteristici sulla societ aliena, estrapolazioni che non si potrebbero ricavare
da pochi casi isolati di devianza. Quindi la sovversione della norma (sempre che ci sia, e dopo gli anni
sessanta la fantascienza tende per convenzione a includere una ripresa sporadica di queste rivolte
estetiche ed esistenziali) verr realizzata attraverso quella sorta di straniamento imposto alle leggi e
usanze umane dalla struttura di gender aliena. I tripli matrimoni di Asimov possono essere presi come
esempio di questo effetto peculiare: in Neanche gli dei un quadro piuttosto convenzionale della societ
aliena e delle sue norme pu essere considerato scandaloso se tradotto in termini umani e terrestri. 
appunto questa struttura gestaltica rovesciata a fare il gioco dei nemici realisti e psicoanalitici della sf, i
quali, insensibili alla rappresentazione dellalieno, per non parlare di quella dellUtopia, riconducono
queste fantasie alle normali nevrosi umane, se non addirittura psicosi (non dimentichiamo le fantasie
cosmiche prettamente fantascientifiche del presidente Schreber, il cui valore letterario sia Freud che
Lacan negano con fermezza). Si  indotti a sospettare che siano pi interessanti le critiche femministe
dei nuovi mondi alieni, soprattutto dal momento che in esse viene tutelata la libert di inventare mondi
alieni diversi, strutturati in base a principi femministi (le Utopie di Charlotte Perkins Gilman, Joanna
Russ o Marge Piercy sono solo le pi spettacolari fra queste realizzazioni).
Una cosa  certa: il sesso femminile appare in posizione di svantaggio nella rappresentazione
della biologia motie, in cui lindividuo comincia la sua vita come maschio per poi cambiare sesso
durante let dello sviluppo.
"Ogni variante della mia specie deve essere ingravidata dopo essere stata femmina per un po.
Infanzia, maschio, femmina, gravidanza, maschio, femmina, gravidanza, ancora e ancora. Se non
rimane incinta in un certo lasso di tempo muore. Persino noi. E noi Mediatori non possiamo essere
ingravidati. Siamo come i muli, ibridi sterili.29
Viene anche suggerito che in passato alcuni grandi baroni feudali siano riusciti a diventare
sterili, assurgendo cos a una posizione di potere diversa e pi vantaggiosa, da cui si sarebbe potuto
sviluppare un singolo impero centralizzato: in questo caso si propone la vaga possibilit dialettica che
luso di nuove tecniche biologiche o anatomiche possa alla fine scatenare una trasformazione politica e
perfino socioeconomica del modo di produzione. Ma la realt della storia dei Motie  una costante
pressione della sovrappopolazione che porta a crisi periodiche e al collasso ciclico della civilt e delle
sue regole: guerre orribili, periodi di disordini, ritorno alle condizioni neolitiche, successiva lenta
risalita verso la scienza e la tecnologia illuminista con la loro capacit distruttiva. Questo destino
storico riflette quello di noi umani (il dato della sovrappopolazione) da cui si distingue per lassenza di
qualsiasi plausibile controllo medico o politico. Possiamo sicuramente sospettare che qui gli autori ci
stiano ingannando e che landroginia (basta confrontare questo romanzo con La mano sinistra delle
tenebre) non debba per forza portare alla prospettiva xenofoba del "pericolo motie e delle ondate di
orde aliene che potrebbero varcare la soglia limite travolgendo limpero galattico umano. Il nervo
scoperto utopico che viene toccato in questo caso  quello della capacit delle generazioni e delle
societ umane di perpetuarsi entro la cornice utopica post-storica (che forse una generazione successiva
non vorr pi accettare), proprio come lincubo della sovrappopolazione  sintomatico della fine del
soggetto individualista e della apparizione a livello globale di una sterminata molteplicit di soggetti
nellera postmoderna.
Quanto al gender,  curioso e suggestivo che nello stesso anno in cui  uscito La strada delle
stelle (il 1974) sia stata pubblicata unaltra opera sf che abbiamo gi discussa in un capitolo precedente
e che riproduce le dinamiche sessuali dello schema di Niven/Pournelle per giungere a unanaloga
visione del mondo e della storia, anche se in questo caso non si tratta di un messaggio da Guerra
fredda, ma riecheggia piuttosto il pessimismo della catastrofe incombente per la razza umana nella sua
interezza.  noto che i lavori di fine anni sessanta di John Brunner, soprattutto Tutti a Zanzibar (1968),
riprendevano questi temi da quello che potremmo chiamare il futuro prossimo della fantascienza
realistica o prospettiva distopica. Laspetto sorprendente del suo Eclissi totale non  tanto il loro
ritorno nella forma pi poetica di una quasi fiaba quanto piuttosto la scoperta cruciale di un particolare
destino cui andranno incontro la sessualit e il matrimonio presso i Draconiani.
Abbiamo gi citato landroginia che accomuna questa specie ai Motie. Per, a differenza di
questi ultimi, la condizione dei draconiani non  ciclica, ma condanna lindividuo a uno stadio
biologico finale immobilizzato (sessile).
La loro cultura devessere stata influenzata dal sesso quanto tutte le culture umane... Entrambi i
sessi coesistevano nello stesso individuo. Linfanzia era uno stadio neutro, seguito da quello maschile;
subentrava poi uno stadio femminile relativamente breve che precedeva la sterilit della vecchiaia.30
Il continuo processo di innovazione tecnologica caratteristico della cultura draconiana (il fulcro
da cui essa  stata disseminata, la scoperta di un unico prototipo delle varie invenzioni
ipertecnologiche, tra cui gli aeroplani) non  strettamente collegato a questo ritmo di genere sessuale,
come accade nellopera di Niven e Pournelle. Daltra parte la conclusione dellesistenza draconiana 
vissuta e sentita molto pi intensamente da Ian in questa sua condizione mimetico-simpatetica.
So chi sono. Dun tratto ne sono abbastanza sicuro. Non mi stupisce che i miei amici non mi
rivolgano pi la parola.
Ho vissuto la parte attiva della mia vita. Quel che potevo fare nella mia completa mobilit 
acqua passata. Sto diventando sempre pi lento e pi impacciato nei movimenti (sento che mi muovo
con impaccio, ho dolori nelle ossa che mi trafiggono come lame) nonostante...
Anche se rassegnato a terminare la sua vita in un rigido stato sessile, pass lunghe ore accanto
al fiume in secca, tra piante morte aggrappate alle rive fangose, sentendo la carezza della corrente con
un estremo sforzo di volont, brancolando, strisciando, anelando all'accettazione della senilit... ma non
era pronto. Tra ladesso e il poi c' un istante di pienezza, un riscatto per il sacrificio della vita attiva,
una ricompensa, un... qualcosa.31
E' a questo punto che lenigma dellestinzione dei Draconiani trova uninattesa soluzione: i
vecchi Draconiani superstiti, ormai sterili, passavano gli ultimi anni accumulando una sorta di
assicurazione genetica: i cristalli geroglifici sono la registrazione di questi favori sessuali
legalmente vincolanti che formano la ricchezza dei vari clan ma finiscono con il condannare la razza
agli accoppiamenti tra consanguinei e alla degenerazione genetica. Gli archeologi elaborano cos il
quadro apocalittico di una specie di Pompei draconiana, un finale di partita in cui scheletri draconiani
deformi, in un crepuscolo wellsiano della loro storia, sammassano attorno a una tomba sormontata
dalle statue dei governanti del passato, forme draconiane nel pieno fulgore del loro potere e della loro
salute fisica.
Tutto ci indica un esito infausto per i generi dellUtopia e della fantascienza, le cui linee
dindagine e invenzione sono state dirottate lungo quelle del gender e della sessualit invece che su
quelle delle dinamiche di classe e del modo di produzione. Laddove queste ultime categorie persistono
sono espresse come un ritorno agli antichi modi di produzione in cui i meccanismi determinanti
fondamentali sono quelli della filiazione e delleredit. Forse le dinamiche delle classi e della lotta di
classe, come le vediamo esemplificate per esempio in Stapledon, non ammettono variazioni e
differenziazioni tanto interessanti ed esotiche quanto i fenomeni della sessualit (quanto alla razza, la
sua tematica  relativamente neutralizzata gi in partenza dal presupposto della vita aliena, che
sicuramente, come in Octavia Butler, funge da allegoria razziale, anche se pu ripresentarsi allinterno
di un mondo alieno come rappresentazione della coesistenza e rivalit tra specie, come in Helliconia
Springs di Aldiss, del 1982). Dobbiamo allora accettare la prognosi piuttosto pessimista di Louis
Marin, cio che linvenzione dellUtopia avviene allinterno dello spazio ancora vacante che sar
riempito in seguito da una "scienza della societ (il marxismo), che render quindi superfluo il
genere? La svolta in direzione di tematiche legate al gender  il segno di un appannarsi
dellimmaginazione utopica nel periodo post-Guerra fredda, quando il modello socialista sembra
screditato dallo stalinismo e gli eccessi e i malfunzionamenti del sistema capitalista globale non hanno
ancora iniziato a manifestarsi.
Credo che la rappresentazione dellesistenza aliena, vale a dire linvenzione dellalterit
radicale, sia passata attraverso parecchi stadi diversi nel suo tragitto verso il periodo attuale (in cui
lalieno e l'altro sono di nuovo regrediti verso la magia e i draghi).32 Il resoconto ricco e variegato delle
specie aliene e delle loro strutture somatiche e sociali, che caratterizza una sorta di et delloro di quella
sottotradizione della sf incentrata sugli extraterrestri,  tipico dei testi che abbiamo appena preso in
considerazione, pi frequenti negli anni sessanta e settanta.
Potremmo sostenere che laccoppiata di capolavori cinematografici di Ridley Scott, Alien
(1979) e Blade Runner (1982), segni una transizione simbolica. Alien trae alcune conseguenze
impreviste dalla lezione di Lem sullinconoscibilit: uno degli impareggiabili aspetti formali del film 
che non vediamo mai interamente lalieno in alcuno stadio della sua crescita e sviluppo, e quindi in un
certo senso non lo conosciamo mai. Inoltre, anche se lalieno in teoria dovrebbe essere pi intelligente
degli esseri umani, la sua malignit alla Van Vogt33  tale che non ci si pu mai "immedesimare in lui
imitandolo o parodiandolo, come abbiamo visto accadere in gran parte delle rappresentazioni che
implicavano qualche forma di Verstehen dellalterit, e infatti ci  anche presentato come privo di
linguaggio. Per questo film, dal quale potremmo aspettarci una parabola appena aggiornata sulla
Guerra fredda, si trasforma in un opportuno e tempestivo attacco alle corporation e alle multinazionali,
aggiungendo anche un vivido quadro della struttura di classe nellumanit.
Blade Runner segna invece il passaggio dallextraterrestre classico o esotico alla
rappresentazione dellalterit aliena in quanto identica, cio landroide, la cui differenza rispetto ai
precedenti robot prevede necessariamente una forma umanoide. Potremmo dire che questo  il
momento di una specie di auto-coscienza o riflessivit hegeliana nel genere fantascientifico, in cui la
nostra attenzione come lettori si rivolge verso linterno e riflette sul cogito dell'androide,34 cio sul
divario o difetto presente nellio in quanto tale.
Il momento dellandroide  anche il momento della nascita di un nuovo genere di colpo di scena
o di complicazione narrativa, vale a dire quello del rapporto amoroso tra umano e alieno, eternato nel
terzo momento che qui prendo in considerazione, quello che a met degli anni ottanta (Mann, The Eye
of the Queen) o negli anni novanta (Gwyneth Jones, White Queen, del 1991) vede deviare la
trama  sf verso la tematica della perversione. Il rapporto sessuale con lalieno diventa il simbolo di tutto
quanto vi  di deviante o anomalo o tab nella societ umana.  forse il momento di citare quello che a
parer mio  il migliore romanzo di Samuel Delany, Stars in My Pockets Like Grains of Sand (1984),
unimpareggiabile enciclopedia di forme possibili di alterit.
Uno dei suoi personaggi principali , tanto per cominciare, vittima di una massiccia mutilazione
cerebrale, nonch il solo superstite dellolocausto planetario. Laltro, un maschio omosessuale attratto
da amanti che abbiano unghie mordicchiate a sangue o possenti artigli (a seconda della specie),
condivide una vita sessuale e da famiglia allargata con intelligenti lucertole a sei zampe... Laffronto
pi audace e provocatorio agli schemi che siamo stati educati socialmente a leggere come
prevalentemente naturali  la convenzione di gender della Rete. Nel linguaggio universale anche se
sempre mutevole a livello locale di Arachnia, tutti gli esseri coscienti sono donne, qualunque sia il
genere sessuale o la loro specie dappartenenza, e sono quindi sempre indicati attraverso i pronomi
ella e lei", salvo nei casi in cui  oggetto del di lei eccitamento sessuale, e quindi luso del lui 
corretto.35
Eppure, per ironia della sorte, adesso che questi tab sono stati svuotati, il contatto proibito con
lalterit radicale somiglia pi allincesto, il pi antico e fondamentale di tutti i tab, che alle altre
perversioni e sostituzioni comuni.  una novit significativa, di cui non possiamo prevedere gli sviluppi
futuri. Forse alla resa dei conti, come in un altro capolavoro del cinema, Luomo che cadde sulla Terra
(1976), lalieno pienamente assimilato, la cui Differenza  stata trasformata in Identit, diventer
semplicemente un capitalista come tutti noi.
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NOTE:
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1 Orson Scott Card, Speaker for the Dead, New York 1986 (trad. it. Il riscatto di Ender, Milano
1988), p. 38.
2 David Lindsay, Voyage to Arcturus, New York 1963 (1920), p. 53.
3 Vedi Jacques Derrida, Structure, Sign and Play, discussione in Richard Macksey e Eugenio
Donato (a cura di), The Structuralist Controversy, Baltimore 1972, p. 272.
4 Stanislaw Lem, Eden, New York 1989 (trad. it. Pianeta Eden, Roma 1977), pp. 27-28.
5 Ivi, p. 58.
6 John Brunner, Total Eclipse, cit., pp. 118-119.
7 Colin Turnbull, The Mountain People, New York 1972 (trad. it. Il popolo della montagna,
Milano 1977), e Lvi-Strauss, Tristes Tropiques, cit.
8 Elliott proponeva di giudicare la qualit di una data Utopia in base alle caratteristiche dellarte
che il suo creatore attribuiva alla propria societ immaginaria. Vedi Shape of Utopia di Elliott.
9 Leslie Fiedler, Olaf Stapledon, Oxford 1983, pp. 31-36, 67-72. E vedi anche il numero
speciale su Stapledon di Science Fiction Studies, n. 28, vol. ix, parte 3 (novembre 1982).
10 Olaf Stapledon, Last and First, cit., pp. 151, 209.
11 Ivi, p. 199.
12 Ivi, p. 90; e confrontatelo con lepisodio del Ragazzo divino", pp. 80 ss.
13 Ivi, p. 185.
14 T.S. Eliot, Hamlet and His Problems, in Selected Essays, New York 1950.
15 Olaf Stapledon, Star Maker, cit., p. 290.
16 Olaf Stapledon, Last and First Men, cit., p. 101.
17 Olaf Stapledon, Star Maker, cit., pp. 330-331.
18 Platone, Il sofista; e G.F.W. Hegel, Enciclopedia. Vedi anche il successivo capitolo 12 per
unulteriore analisi del matrimonio e della famiglia nellUtopia.
19 Olaf Stapledon, Star Maker, p. 322.
20 Ivi, p. 291.
21 Vedi Norman Spinrad, The Iron Dream, New York 1972 (trad. it. Il signore della svastica,
Roma 2005), in cui leggiamo della vita e delle opere di uno sfortunato pittore austriaco che emigra nel
Nuovo mondo prima della Prima guerra mondiale diventando un ricco romanziere pulp.
22 Larry Niven e Jerry Pournelle, The Mote in Gods Eye, New York 1974 (trad. it. La strada
delle stelle, Milano 1975), p. 78. Larry Niven (1938-), autore di una creativa serie galattica sullo
Spazio conosciuto,  forse pi noto per lincomparabile sistema che d il titolo a Ringworld
(Burattinai nel cosmo, Milano 1970), assai ricco di spunti per numerosi autori venuti in seguito. La sua
collaborazione con Jerry Pournelle (1933-), seguace della sf pi militare e guerrafondaia, ha prodotto
opere originali piuttosto differenti dagli stili individuali dei due autori.
23 Ivi, p. 260.
24 Dante, Purgatorio, canto x, w. 55-96, a cui sono tentato di aggiungere il dipinto solitario in
The Snail on the Slope degli Strugatzki (1966-68), "un grande quadro sullimpresa dell'esploratore
Selivan. Selivan con le braccia alzate si stava trasformando in un albero saltatore sotto gli occhi dei
compagni sconvolti (New York 1980, p. 105).
25 Niven e Pournelle, The Mote in Gods Eye, cit., p. 216.
26 Ivi, p. 213.
27 Sono in debito con Michael Speaks per la sua spiegazione di questo processo numerico in
occasione di una visita allo studio di Gregg Lynn a Venice, in California.
28 Niven e Pournelle, The Mote in Gods Eye, cit., p. 356. Ma forse oggi siamo ancora in una
situazione di feudalesimo industriale, almeno se riteniamo che la teoria di Max Horkheimer dei
racket sia una valida descrizione della corruzione organizzata in sistema di classe: Gesammelte
Schriften, voi. 12, pp, 287-91.
29 Niven e Pournelle, The Mote in God's Eye, cit., p. 340.
30 John Brunner, Total Eclipse, cit., pp. 39-40.
31 Ivi, pp. 121-22.
32 Vedi la discussione sui draghi nel capitolo 5.
33 Vedi il mio The Space of Science Fiction, cit.
34 Vedi il mio History and Salvation in Philip K. Dick, cit.
35 Damien Broderick, Reading by Starlight, cit., pp. 142-43; i capitoli su Delany di Broderick
sono caldamente consigliati.
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Capitolo 10. LUtopia e le sue antinomie.
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La discussione sulla rappresentabilit o non rappresentabilit dellUtopia, o se si vuole sulla sua
immaginabilit e concettualizzazione, non minaccia minimamente di abolire del tutto la speculazione
utopica, riportandoci da brave persone assennate al qui e ora e ai nostri limiti empirici e storici.
Piuttosto, questo tipo di dibattito confluisce all'interno del testo utopico e diventa il pretesto per
unulteriore ondata di produzione utopistica. Proprio questo infatti accade, mi pare, in una notevole
variet di casi in cui  allopera una forma di negazione non riducibile a una singola forma logica: e
cos la "tesi dellinconoscibilit, per cui una societ totalmente diversa non pu nemmeno essere
immaginata, conduce a una posizione abbastanza diversa da quella anti-utopistica, secondo la quale i
tentativi di realizzare lUtopia sfociano necessariamente nella violenza e nel totalitarismo. Inoltre, la
teoria in base alla quale lUtopia  per forza di cose un costrutto negativo e critico e non pu in nessun
caso far scaturire una rappresentazione o visione positiva o concreta si risolve in un rifiuto globale che
ha assai poco in comune con le polemiche interne alla tradizione utopistica che contrappongono visioni
urbane e rurali, per esempio, o che cercano di sostituire il supremo valore utopistico della felicit con
quello della libert.
Se studiassimo dal punto di vista empirico la letteratura utopica, tutte queste categorie
dovrebbero essere trattate separatamente. Se invece affrontiamo la stessa materia secondo una
prospettiva teorica, sarebbe interessante suddividerle in altrettante variet del negativo e della
negazione, che potrebbero essere disposte in un quadrato di Greimas o rettangolo semiotico, pur
appartenendo tutte allorizzonte di ci che chiamiamo abitualmente dialettica. Gli attacchi mossi a
questultima, basati soprattutto su uno dei saggi del primo Kant, dedicato alle quantit negative, ed
esposti in maniera pi esaustiva in Diffrence et rptition di Deleuze,1 identificano in genere il
movimento della dialettica con una di queste negazioni, che essa  accusata di confondere con una o
pi delle altre forme di negazione. La dialettica  in realt lo studio paritario di tutti questi tipi di
negazione (e delle contraddizioni che sussistono fra loro), quindi comprende sia il contrario che il
contraddittorio (che corrispondono ai due assi negativi del quadrato di Greimas), nonch la differenza
logica tra essi (che  al tempo stesso sia contrariet che contraddizione, la cui sublazione  nel
medesimo tempo la loro sintesi e la loro differenziazione). Non  questa la sede per approfondire una
simile discussione teorica, ma voglio solo ricordare che i nostri ultimi quattro capitoli cercheranno di
distinguere queste forme di negazione nella misura in cui riguardano lUtopia: questo e il prossimo
tratteranno le caratterizzazioni contrapposte dellUtopia (per esempio, lUtopia della citt contro
lUtopia della campagna). Il penultimo tratter la negazione apparentemente assoluta dellUtopia,
l'anti-Utopia, mentre lultimo ospiter una discussione dellUtopia come differenza radicale rispetto al
presente.
Per quanto riguarda le contrapposizioni allinterno dellUtopia, vale la pena di ricordare che uno
degli aspetti inconfondibili della tradizione utopica consiste nel modo in cui la sua stessa forma sembra
interiorizzare differenze che di solito restano implicite nella storia letteraria (e quindi per paradosso
restano esterne alle opere letterarie). Gli scrittori alti possono perci scrivere luno contro laltro, o
almeno i critici e gli storici della letteratura possono ritenere che lo facciano, ma il presupposto
modernista dellautonomia della forma letteraria tende a farci considerare ogni opera singola come una
specie di assoluto che pu essere ridotto a unopinione e a una presa di posizione polemica inscritta in
una "conversazione bakhtiniana solo tramite un brusco cambiamento di prospettiva e che sposti
lattenzione dal testo a una costruzione storica e a una narrazione storicoletteraria che ne fa le veci. Per
parafrasare Hegel, ogni opera, ogni stile cerca la morte di tutti gli altri: assunto in seguito dimostrato da
Voices of Silence di Malraux (1946) e confermato in filosofia pi di recente dalla Teoria estetica di
Adorno (1970).
Quanto in letteratura o in arte resta attestato nella forma dellinconciliabile esistenza di tanti
assoluti, alla stregua delle varie religioni, nella tradizione utopica diventa invece un dialogo o una
conversazione bakhtiniana tra posizioni che rivendicano lo status di assoluto ma sono anche disposte a
scendere sul campo di battaglia della rappresentabilit e del desiderio per prevalere e conquistare i
lettori. E, visto che la pratica del genere utopico comprende necessariamente un riferimento al testo
seminale di Moro, la storia e il succedersi delle varie generazioni di utopisti vengono interiorizzati
all'interno delle Utopie successive e incorporati in vario modo nella tesi utopista (un po come avviene
nei testi filosofici, obbligati a prendere posizione riguardo lintera storia della filosofia che li ha
preceduti e fatti nascere).2
Alcuni di questi dibattiti utopici sono pubblici, alla luce del giorno, come nelleterna coppia
Bellamy e Morris, il cui Notizie da nessun luogo (1890)  una reazione esplicita a Guardando indietro
del primo (1888).3 Qui le differenze essenziali sono due: lo stato industriale di Bellamy (plasmato
sullesercito)  confutato dal "languire anarchico dello stato in Morris, mentre limmagine del lavoro
in Guardando indietro (una specie di regno della necessit di Marx contrapposto al regno della
libert del non lavoro e del tempo libero)4  sfidato dal concetto morrisiano di lavoro non alienato che
 diventato una forma di produzione estetica.
Anche lambigua Utopia di Ursula Le Guin nei Reietti (1974)  stata messa in discussione,
come noto, dalla ambigua eterotopia di Trouble on Triton di Samuel Delany (1976), forse perch la
visione marxista dei modi di produzione di Le Guin, nonostante le allusioni a una visione aggiornata
dellomosessualit nel mondo comunista, non affrontava adeguatamente i problemi controculturali
sollevati dai nuovi movimenti sociali degli anni sessanta e settanta. Ma mentre Morris rispondeva a
unUtopia con unaltra, il sottotitolo di Delany sembra proporre un rifiuto totale della forma stessa a
favore di unalternativa foucaultiana fatta di spazi ed enclave utopici all'interno della distopia ancora
regnante del sistema: infatti Triton prevede qualcosa di simile nella forma di un settore privo di
licenza in cui, come in Rabelais o Sade, tutto  permesso (vedi oltre), proprio come la guerra galattica
in cui  coinvolto il suo pianeta utopico potrebbe rappresentare un segnale della violenza implicita
nellisolamento dellUtopia. Comunque il romanzo  stato letto in genere come una risposta utopista a
unaltra Utopia piuttosto che come unanti-Utopia della pi familiare versione Guerra fredda (un
aspetto che il romanzo di Le Guin affronta pi da presso di quanto faccia Delany attraverso lo scenario
del conformismo repressivo caratteristico della societ anarresiana) o come le esplicite denunce
anti-utopiche di Cernisevskij e dellutopico palazzo di cristallo di Paxton in Dostoevskij (di solito non
considerato autore della tradizione utopista, vedi per il capitolo 11).
Verificheremo in uno degli ultimi capitoli se questo sviluppo sempre pi riflessivo della forma
utopica preannuncia una sua imminente trasformazione. Di sicuro la sua storia  stata caratterizzata da
sostanziali opposizioni del tipo appena accennato, ed  venuto il momento di fame un breve inventario:
esercizio questo che richiede almeno unavvertenza filosofica preliminare. Sarebbe allettante, e forse
perfino possibile, riportare ciascuna di queste liste di opposizioni all'altra, ricavando cos una singola
antitesi primordiale della quale ogni singola opposizione diventerebbe soltanto unincarnazione o una
specificazione locale. Il risultato sarebbe quello di unontologizzazione delle soluzioni date in specifici
frangenti storici nella forma di un dualismo metafisico atemporale, come quello tra materialismo e
idealismo. E' sufficiente riflettere sulla condizione del corpo nei testi utopici che vanno da Tommaso
Moro a Le Guin e Delany per rendersi conto della praticabilit di questo progetto e anche, spero, del
rischio che correremmo di psicologizzare implacabilmente le varie opzioni utopiche come se fossero
questione di temperamento ascetico o edonistico. Certo, tutte le opzioni utopiche implicate devono
prevedere un impegno esistenziale e una partecipazione viscerale, persino laddove, soprattutto laddove,
una visione specifica viene rigettata con violenza o con repulsione. Al tempo stesso, sia a livello
esistenziale che sociale, deve per forza esserci uninterrelazione tematica tra le varie opzioni che
coinvolga problemi come il lavoro e il tempo libero, la legge e il comportamento del singolo,
luniformit e la differenza individuale, la sessualit e la famiglia, problemi che qualsiasi proposta
utopistica deve risolvere in un modo o nellaltro. Eppure, come abbiamo suggerito in un capitolo
precedente, la grande idea utopica o il grande desiderio utopico, che sia labolizione della propriet
privata o la complementarit dei desideri, il lavoro non alienato o luguaglianza tra i sessi,  sempre
concepita come una soluzione specifica a un concreto dilemma storico. La praticabilit della fantasia
utopica trova il suo banco di prova e la sua verifica nella maniera in cui promette di risolvere anche
tutti gli altri problemi concomitanti, anche se  chiaro che ognuno di essi rimescoler i suoi termini
primari e secondari, le dominanti e le subordinate, la pratica combinata di Imagination e Fancy, in modi
strutturalmente originali. Conviene allora attenersi allo specifico interesse storico, alla tematica centrale
della nuova proposta sociale, che seguir la propria particolare traiettoria lungo i vari problemi da
risolvere, piuttosto che ridurre i testi a questa o quella visione del mondo, o addirittura assimilarli tutti
alla mentalit rilevata e diagnosticata da unideologia anti-utopica decisamente pi omogenea.
Passeremo allora dalla forma utopica e dalla struttura dellappagamento del desiderio a un esame del
contenuto dell'Utopia.
Potremmo iniziare il nostro inventario in maniera relativamente casuale citando leccellente
sommario di Goodwin e Taylor.
Tra le opposizioni categoriali teoricamente disgiuntive che i commentatori hanno trovato
fruttuose riscontriamo ascetico/abbondante (condiscendente), estetico/funzionale,
scientifico/primitivista, sensuale/spirituale e religioso/mondano. Pi di recente lintroduzione del
termine sessista nelle cerchie accademiche ha portato alla nascita di unanalisi del ruolo delle donne
e della funzione della famiglia nelle utopie. Dal punto di vista del pensiero politico odierno, le
dicotomie pi importanti sono le seguenti: ugualitario/non ugualitario (o elitario), aperto"/totalitario,
libertario/coercitivo, democratico/non democratico e ottimista (riguardo alla natura
umana)/pessimista...5
E in un altro capitolo gli autori tematizzano le opzioni strategiche delle Utopie moderne come
segue: industrialismo contro anti-industrialismo; propriet privata contro possesso comune; religione
contro secolarizzazione; rivoluzione contro gradualismo; statalismo contro comunitarismo; e
organizzazione democratica contro organizzazione autoritaria.6 Le discrepanze tra questi elenchi, non
del tutto spiegabili con il lodevole intento di scavalcare l'opposizione tra un approccio umanista e
quello sociale-scientifico allUtopia, possono probabilmente aprire nuovi interessanti quesiti, ma ci
riportano anche ai problemi attuali (e, come vedremo in seguito, alle ideologie). Quindi la presenza in
un primo momento sorprendente della religione in queste coppie concettuali (dopo Moro e la sua
tematica della tolleranza religiosa, la questione sembra giocare un ruolo importante nei principali testi
utopici, fino a tutti gli anni sessanta) pu oggi essere corroborata dallopposizione tra fondamentalismo
e tolleranza politica occidentale (o, detto altrimenti, tra Rawls e lIsIam). Lopposizione
aperto/totalitario  sicuramente un riflesso della Guerra fredda, mentre la doppia opposizione tra
ascetismo e sensualit, risibile negli anni sessanta, si  vista spalancare nuovi orizzonti con laids e il
neoconfucianesimo contemporaneo. Eppure questo memento tempestivo ci avverte che la questione
deve anche essere reimpostata in termini femministi (essi stessi pi deboli dopo gli anni sessanta e
settanta). Queste opposizioni non sono sicuramente scomparse, ma il movimento storico che va dagli
anni sessanta alla moralizzazione dellera del libero mercato evidenzia come esse vengano
ritematizzate dai cambiamenti del nostro contesto.
Vorrei affrontare il tema delle antinomie utopiche da un punto di vista diverso e pi
strettamente filosofico, anche se non disconoscer il significato delle analisi prettamente storiche o
contestuali delle espressioni utopistiche individuali o letterarie. Infatti sarebbe un vero peccato se
questa analisi ci inducesse a credere che la prospettiva prevalentemente storica entro cui oggi vengono
affrontati questi dibattiti abbia ridotto a materia antiquariale unintera gamma di temi utopici, e forse
persino la stessa Utopia, anche se (come  gi stato detto) sarebbe altrettanto insoddisfacente
inquadrare i dibattiti in maniera puramente filosofica o metafisica. Prima di affrontare pi direttamente
il problema, passeremo per in rassegna una serie di opposizioni che in parte si sovrapporr a quella di
Taylor e Goodwin.
...
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...
10.1.
...
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...
Potremmo cominciare con il problema del lavoro, un tema significativamente assente dai
suddetti elenchi ma inevitabile nel mondo attuale, minacciato entro i confini dello stato-nazione nonch
su scala globale sia dal lavoro alienato e oppressivo che dalla disoccupazione strutturale massiccia e
permanente. Possiamo notare come questo tema apparentemente semplice si scinda in due tipi di
quesiti, uno sulla natura del lavoro e sullo status del tempo libero, laltro sul pieno impiego. Va detto
che alla lunga questi problemi sincontreranno diventando di nuovo una singola materia.
Poche fantasie utopistiche sono concrete e potenzialmente rivoluzionarie nei loro effetti quanto
la richiesta di pieno impiego, perch se c un programma che non potrebbe essere realizzato senza
trasformare il sistema fino a renderlo irriconoscibile e che al tempo stesso porterebbe a una societ
strutturalmente diversa da questa  quello che chiede pieno impiego universale in tutti i paesi del
pianeta, pieno impiego a fronte di salari che permettano di vivere. Come ci hanno insegnato
instancabilmente gli apologeti economici del sistema odierno, il capitalismo non pu fiorire con il
pieno impiego, per funzionare ha bisogno di un esercito di riserva di disoccupati. A questo primo
grimaldello se ne aggiungerebbe un secondo, rappresentato dalluniversalit della richiesta di impiego,
dal momento che il capitalismo esige anche una frontiera e la possibilit di un allargamento perpetuo
per sopravvivere e sostenere la sua dinamica interna. Ma a questo punto lutopismo della domanda
diventa circolare, perch  evidente che lacquisizione del pieno impiego trasformerebbe il sistema ma
anche che il sistema era gi stato trasformato in anticipo affinch potesse arrivare al pieno impiego.
Non lo definirei un circolo vizioso in senso stretto, per sicuramente evidenzia lo spazio di uno stacco
utopico fra il nostro presente empirico e la struttura di questo futuro immaginario.
A proposito di questo futuro, immaginario o meno, vorrei anche ricordare che esso si riflette sul
nostro presente per giocare un ruolo diagnostico e critico-operativo: infatti mettere in primo piano il
pieno impiego come fondamentale richiesta utopistica ci permette di tornare ai dati e alle situazioni
concreti e leggere i loro punti oscuri e le dimensioni patologiche come sintomi ed effetti della
disoccupazione. Criminalit, guerre, cultura di massa degradata, droghe, violenza, noia, fame di potere,
fame di distrazioni, voglia di nirvana, sessismo, razzismo, possono essere diagnosticati come altrettanti
risultati di una societ incapace di accogliere la produttivit di tutti i suoi cittadini. Allora a questo
punto la circolarit utopica diventa sia visione e programma politico, sia strumento critico e
diagnostico.
Questo tema specifico assesta anche un colpo mortale a un sistema che, per effetto dellaffinit
elettiva tra lautomazione crescente e lideologia di mercato orientata ai profitti pi che alla
produzione, in rapida evoluzione verso lo stadio del capitale finanziario, ha prodotto limperativo
universale del downsizing e dellefficienza basata sul minor numero possibile di dipendenti. Il nuovo
imperativo  fatto rispettare dalle banche (e a livello internazionale dalla loro proiezione
sovranazionale dellFMI), le quali possono rifiutare investimenti e prestiti alle grandi aziende che non
sistemano i propri bilanci, cio non si dimostrano disposte a licenziare pi dipendenti che possono (di
ogni categoria, impiegati quanto operai). Perci questo meccanismo genera di fatto la propria crisi con
un rovesciamento storico della strategia di Henry Ford, che voleva creare un sufficiente numero di
consumatori popolari dei suoi prodotti; ci che qui si crea  invece una popolazione che non pu pi
permettersi i prodotti del sistema. Nel frattempo gli standard di vita dei paesi avanzati sono diventati
troppo alti perch le loro industrie possano competere con il lavoro a buon mercato in altre parti del
globo, cos i rimasugli della produzione industriale migrano prima in Messico e poi in Cina mentre si
attende che i salari nel paese dadozione salgano e i nostri standard di vita crollino in modo da poter
ricominciare in patria il ciclo produttivo dal fondo.
LUtopia del pieno impiego attraversa questi dilemmi senza risolverli. In effetti si basa sul
presupposto che il sistema sia gi stato trasformato in maniera tale da permettere loccupazione totale.
Al tempo stesso, tale soluzione scatena angosce esistenziali radicate perch, nonostante sia probabile
che i lettori di questo libro abbiano ancora un lavoro, abbiamo tutti una certa dimestichezza con la
paura del licenziamento e con il disagio psichico della disoccupazione cronica, con la
demoralizzazione, con gli effetti morbosi della noia e dello spreco di energie vitali e dell'assenza di
produttivit (anche se tendiamo a interpretare simili fatti in unottica borghese e introspettiva).
Dobbiamo ora capire come questa particolare figura utopica generi il proprio opposto. Bench
laccento sia posto soprattutto sulla ricerca di una soluzione al flagello della disoccupazione
permanente, sembra a portata di mano unaltra soluzione: quella del salario minimo garantito,
uniniziativa sostenuta ogni tanto dalla sinistra ma che mi sembra una soluzione tipicamente di destra,
per non dire fascista, nello stile del panem et circenses dei romani. Qui leccesso di ricchezza dello
stato e dei suoi mecenati viene usato con intelligenza e misura affinch produca i consumatori necessari
per tenere in piedi il sistema e assorbirne la produzione. Questa soluzione ha anche i suoi paladini
utopisti e sembra impregnata di tutte le Utopie del lavoro volontario che millantano la realizzazione
dello slogan comunista definitivo, a ciascuno secondo i suoi bisogni. In genere queste Utopie non
sono costrette a imporre il lavoro con metodi draconiani,  sufficiente lostracismo (come nei Reietti di
Le Guin) unito alla grave crisi ecologica. In altre Utopie si immagina che la societ abbia raggiunto un
livello talmente alto di produzione (e automazione!) che le macchine riescono a produrre labbondanza
necessaria con un minimo apporto di lavoro umano, variamente quantificato, dalle due alle sei ore al
giorno,7 in certi casi grazie alla riduzione dei lussi e del consumo e alla "rieducazione del desiderio, al
riaddestramento della popolazione alle necessit di base (Morris, Callenbach). Questa rieducazione e la
sua possibilit implicano daltra parte un presupposto fondamentale che non passa inosservato e che
prenderemo in esame tra poco.
Del resto, lUtopia dellabbondanza e dello svago assoluto  antica: il famoso pays de Cockaygne riecheggia infatti unideologia contadina con la sua combinazione di fame atavica e sogno dellabolizione del lavoro che spezza la schiena.
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Ah, quelle stanze e quelle sale!
Le pareti sono fatte di pasticcini,
Di pesce e carne e ciccia grassa,
Le pi saporite che puoi mangiare.
Le tegole della chiesa, chiostro, padiglione e atrio,
Son di pasticci e torte di grano.
Le guglie sono budini succulenti,
Cibo degno di principi e re.
Ogni uomo ne prende a volont,
Ha il diritto di mangiarne a saziet.
Tutto  in comune tra giovani e vecchi,
A forti e deboli, a miti e coraggiosi.
E c' ancora una mirabilia da aggiungere,
Che le oche volano gi arrostite sullo spiedo,
Dio me ne sia testimone, verso quel posto
Gridando Oche calde! Oche calde!,
Belle insaporite con aglio,
Un cibo fra tutti il pi gustoso.
E le allodole sono tanto gentili
Da volarti dritto in bocca,
Intrise dintingolo,
Assieme a montagnette di zenzero in polvere.
Ogni uomo pu bere a saziet
Senza dover sudare per pagare il conto.8
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Nella nostra epoca, nelle societ ad alto tasso di produttivit, tale Utopia incoraggia anche il
sogno di una vita nelle enclave, come nella controcultura americana degli anni sessanta del Novecento,
in cui basta un minimo per sopravvivere e condurre un genere diverso di esistenza utopica allinterno
della classica ricchezza capitalista americana. Queste Utopie sono esplicitamente o implicitamente di
natura collettiva: quelle medievali davano ovviamente per scontati il villaggio e le vecchie collettivit,
mentre le loro versioni contemporanee presuppongono una sorta di rete segreta all'interno dello stato
ufficiale, tante comunit clandestine di larvata natura utopista che fioriscono oltre la portata dello stato
e invisibili ai suoi organi di sorveglianza. Qui il "crimine, quanto viene sancito dalla legge e dalla
legalit dello stato ufficiale, pu essere ignorato in nome della lealt di clan ma pu anche offrire, in
una specie di rovesciamento e paradosso dialettico, una nuova forma di lavoro collettivo.9
Ma sbarazzarsi del lavoro non era il fine ultimo dei grandi movimenti socialisti? E non  una
contraddizione, se non una vera e propria ammissione di sconfitta, il fatto che questi movimenti
invochino il pieno impiego e il lavoro salariato generalizzato in tutto il globo? Non  stato forse il
genero di Marx a scrivere un famoso libello intitolato Le Droit  la paresse (Il diritto all'ozio),10 e non
hanno forse teorizzato i pi coerenti pensatori socialisti contemporanei lambiguit del futuro senza
impiego" che  un incubo ma anche una "promesse de bonheur?11
Certo, la banale distinzione tra lavoro alienato e non alienato12  sufficiente a tagliare questo
nodo gordiano e a risolvere quella che sembra una contraddizione fondamentale tra paladini del lavoro
e paladini del regno della libert, o almeno del tempo liberato. Per temo che la contraddizione sia pi
profonda e che la distinzione attuata usando il concetto di alienazione non sia sufficiente a mascherare
questi pi profondi impulsi ideologici conflittuali.
In questo caso riscontriamo infatti una valorizzazione della produzione e dei concetti moderni
di produttivit chiaramente incompatibile con il revival di Rousseau e con immagini come quelle che ci
offre Marshall Sahlins della prima societ affluente.
Quando Herskovits stava scrivendo il suo Economic Anthropology (1958) era comune pratica
antropologica proporre i boscimani o gli aborigeni australiani come esempio classico di un popolo le
cui risorse economiche sono limitatissime, ubicate in maniera cos precaria che "soltanto
lapplicazione pi strenua rende possibile la sopravvivenza. Oggi la posizione classica pu essere
rovesciata quasi completamente, e grazie a dati provenienti in gran parte da questi due gruppi. Si pu
ora avanzare la fondata ipotesi che i cacciatori e i raccoglitori lavorino meno di noi e la loro ricerca di
cibo pi che un lavoro ininterrotto sia unattivit intermittente, che il tempo libero abbondi e ci sia pi
sonno pro capite giornaliero in un anno che in ogni altra societ.13
Negli anni sessanta del Novecento questa incompatibilit si concretizzava nellimmagine
sempre pi diffusa del marxismo come ideologia produttivista che fondeva le versioni pi accanite
delletica protestante del lavoro di Max Weber (si cita spesso lammirazione di Lenin e Gramsci per
il taylorismo e il fordismo) con un dominio della natura pi prettamente "prometeico.14 Certo, ci sono
altri marxismi decisamente diversi (che includono anche i filoni utopisti entro lo stesso marxismo
sovietico),15 ma in questa sede siamo interessati non tanto allesattezza delle due posizioni
interpretative quanto alle loro motivazioni profonde e alla struttura di questa loro fantasia.
Potremmo proseguire identificando nellobbligo al lavoro ricordato in tante Utopie anche una
pulsione cristiana e ascetica, gravida di senso di colpa e autopunizione (la maledizione del giardino
perduto, la punizione del sudore della fronte), che sembra ampiamente confermare la connotazione
religiosa che Weber attribuiva alla moderna etica del lavoro. Come  stato detto in un capitolo
precedente, persino lepicureismo ufficiale della societ immaginaria di Moro  offuscato in una certa
misura dal suo idealismo filosofico e dalla nostalgia per il monachesimo, oltre che dal famoso cilicio
(ovviamente  ignota la data in cui cominci a indossarlo). Potremmo addurre spiegazioni assai diverse
per questo produttivismo (e, forse, persino per le tradizioni religiose che si presume lo motivino).
Infatti un esame dei materiali contemporanei della destra rivela abbastanza spesso le profonde angosce
per i rischi cui sarebbe esposto lordinamento sociale se le sue istituzioni repressive e disciplinari, ad
esempio le strutture del lavoro obbligatorio, si allentassero, mentre qualsiasi lacaniano osserver in un
batter docchio che linvidia per la jouissance degli altri, per i fannulloni e per i presunti membri non
produttivi della societ,  una forza davvero esplosiva.16
Possiamo ora tornare con occhi nuovi alla distinzione tra lavoro alienato e non alienato
affrontando la sua genealogia. La vera novit di Marx nel 1844  stata infatti quella di fornire una
quadruplice spiegazione della natura dellalienazione (il lavoratore  alienato dai suoi strumenti, dal
suo prodotto, dalla sua attivit produttiva e dalla sua specie, in parole povere dai compagni di lavoro).
Questa spiegazione concreta dellalienazione ci fornisce per, nel migliore dei casi, un quadro soltanto
psicologico e reattivo di quello che potrebbe essere il lavoro non alienato: controllo dei processi
produttivi, per esempio; una quota della produzione ai lavoratori; solidariet con i compagni; e forse
uninnovazione nel concetto statico di propriet privata implicito nella descrizione negativa, da
sostituire con un concetto nuovo, organizzato attorno allesperienza del processo e alle categorie della
collettivit.
Lo sprone per questo nuovo quadro dellalienazione, per il quale Marx attinse in maniera
significativa a Hegel,  riscontrabile in un passaggio precedente dellidealismo tedesco, cio nella
teoria schilleriana del gioco (Spiel) come trascendenza della divisione delle facolt di Kant.17 Schiller
tenta di completare politicamente e socialmente quel movimento interpretativo secondo il quale la
Critica del giudizio di Kant andava considerata come un anello di congiunzione tra le due altre
Critiche, e la sua estetica era da intendersi come un ponte tra la critica dellepistemologia e letica
kantiana. Questo tentativo testimonia la speranza di trovare una soluzione estetica al problema di quella
che soltanto in seguito sar identificata come alienazione, e il concetto di gioco di Schiller (unidea
assai diversa da quanto possiamo trovare nelle estetiche di Kant o di Hegel) diventa antenato della
politica estetica di Ruskin e in seguito di Morris, in cui il lavoro non alienato pu finalmente trovare un
analogo positivo nellarte, sempre tenendo presente che per entrambi i teorici appena citati lestetica
trover il suo paradigma nellarchitettura e nellattivit costruttiva (e, nel caso di Morris, nel design)
piuttosto che nelle arti pi individualistiche. Questo tipo di valorizzazione della produzione torner
negli anni sessanta del Novecento nella visione utopica di Herbert Marcuse, ad esempio nella sua
proposta di estetizzazione della vita quotidiana, ispirata dagli happening contemporanei. Ed  forse
anche venuto il momento di osservare come le teorie estetiche sembrino pedinare quelle utopistiche a
ogni passo, rendendosi disponibili per una soluzione plausibile a dilemmi utopici altrimenti insolubili.
Per per il momento  importante notare che sia la politica estetica di Ruskin che quella di
Marcuse sono risposte a una novit storica nelle condizioni sociali gi affrontata da precedenti teorici
utopisti, quella segnata dallavvento della tecnologia industriale. Nello specifico, la visione utopica di
Marcuse  innescata esplicitamente dalla sua convinzione che la soglia di produttivit toccata negli anni
sessanta fosse capace, se organizzata e gestita in maniera adeguata, di nutrire lintera popolazione
mondiale abolendo il bisogno e la fame.18 Questo ottimismo tecnologico, che sembra essere durato sino
alla fine degli anni settanta del Novecento, almeno negli Stati Uniti,  stato poi brutalmente cancellato
dalla rivoluzione neoconservatrice e dai suoi effetti collaterali, il debito, lesplosione demografica, il
fallimento della modernizzazione, nel Terzo e quindi nel Secondo mondo.
Pertanto la separazione del tema della tecnologia e dellinvenzione dalle "brutture della
fabbrica e del lavoro industriale pu talvolta offrire un aiuto al modo di un deus ex machina ai pi
moderni dilemmi utopici: ne sono testimoni i misteriosi "veicoli di forza che garantiscono il trasporto
delle merci nel Nowhere di Morris, un autore per tanti altri versi anti-tecnologico.19 Vanno
interpretati in questo senso anche i computer che organizzano i turni di lavoro nei Reietti di Le Guin e
l'heymas o centro comunicazioni che pi paradossalmente si prende carico delle dinamiche dei villaggi
premoderni e protoindiani in Sempre la valle.20
Si tratta per ancora di computer relativamente primitivi, e mi sembra corretto ricordare che la
nuova ondata di produzione utopica a fine anni sessanta del Novecento si arresta alle soglie dellet
cibernetica e non riesce a sfruttare le sue nuove risorse, prettamente utopiche. Queste sono espresse,
come impulso utopico, nei movimenti come il cyberpunk e in tutti i tipi di fantasie utopiste associati a
Internet,21 anche se finora il risultato principale sembra pi l'avere reso anacronistici e insipidi i vecchi
concetti industriali di lavoro non alienato che non la produzione di nuove idee sullorganizzazione
sociale e sulle relazioni sociali.22
Tuttavia la negativit delle vecchie immagini persiste, anche se spostata dal regno della fabbrica
a quello della produzione di informazioni, com giusto per unet cibernetica. A questo punto, invece
di evocare il lavoro alienato, potremmo piuttosto parlare di tempo libero alienato perch qui
incontriamo quella dimensione della produzione industriale che a un certo punto si  iniziato a indicare
come dimensione dei media (un termine che abbraccia una vasta gamma di fenomeni comunicativi,
dalle automobili e autostrade alla radio e alla televisione). Ed  in questo territorio che le Utopie
industriali e postindustriali devono affrontare la sfida pi pericolosa. Infatti Morris non doveva
preoccuparsi gran che della cultura di massa, che lui si aspettava fosse cancellata poco per volta dalle
nuove relazioni sociali e dal ritorno dellartigianato e della soddisfazione genuinamente estetica
ricavata dal lavoro.
In effetti le angosce politiche e sociali associate alle "masse hanno assunto una dimensione pi
classicamente culturale prima nel pensiero di destra, perch oggi il tempo libero che Moro regalava ai
suoi abitanti di Utopia per le attivit spirituali e intellettuali  stato trasformato nella merce svago e
colonizzato rapidamente dallindustria del divertimento. Le risultanti critiche di destra alla cultura di
massa degradata (in Heidegger, T.S. Eliot, Ortega y Gasset) sono caratterizzate dallomissione di
qualsiasi critica del capitalismo e dalleventuale trasferimento di questa specifica forma di entropia a
questo o quel sistema distopico, il cui poema epico  sicuramente II nuovo mondo di Huxley (1932).23
A sinistra angosce simili sono espresse nel quadro che Stapledon ne Il costruttore di stelle (1937) offre
del suo altro mondo, i cui abitanti diventano talmente dipendenti dal benessere tecnologico del loro
sistema di gusto telefonico che finiscono per passare la vita intera a letto. L"industria culturale (1947)
di Adorno e Horkheimer teorizza la mercificazione della cultura e fornisce una potente immagine
distopica dellalienazione del tempo libero nel capitalismo, che non  molto mitigata dalle ipotesi
alternative di una cultura socialista (soprattutto stalinista), e che passa la sua fiaccola distopica a teorie
critiche pi aggiornate come quelle che troviamo nella Societ dello spettacolo di Debord (1968) e in
Baudrillard, in cui lo stadio finale della reificazione mercantile , come ben sappiamo, quello
dellimmagine e, in ultima istanza, del simulacro.
Limmagine abolisce la vecchia distinzione tra corpo e mente, tra lavoro manuale e intellettuale,
su cui era basato lumanesimo filosofico della teoria del lavoro non alienato. La cultura di massa
mercificata  allo stesso tempo sovrastruttura e struttura, il consumo che la caratterizza , secondo
Adorno e Horkheimer, anche questione di produzione, oltre che di consumo (la tecnologia
dellindustria culturale si confina nella standardizzazione e nella produzione di massa e sacrifica quanto
un tempo distingueva la logica del lavoro da quella della societ).24 Il ritorno utopico alla vecchia
distinzione platonica tra felicit vera e falsa, come in Marcuse,  adesso tacciato di umanesimo dalla
cultura di massa che fiorisce nella piena postmodernit, e denunciato come elitarismo degli intellettuali
che cercano di spacciarsi come re-filosofi. Intanto, nellincubo della vita sociale considerata come
ununica orgia televisiva (nella trilogia Helliconia di Brian Aldiss, 1982-85), lopposizione tra
puritanesimo ed edonismo torna con rinnovata vigoria, suggerendo che lUtopia del pieno impiego e
persino del lavoro non alienato  sospinta da un idealismo poco disposto ad affidare la mela avvelenata
del tempo liberato a una peccaminosa razza umana.
...
.
...
10.2.
...
.
...
E cos abbiamo passato in rassegna i dilemmi e le contraddizioni di una meditazione utopica
sulla produzione. Tuttavia possiamo trovare gli stessi temi, reimpostati lungo una traiettoria differente,
in qualsiasi meditazione sul consumo utopico, per non parlare di quelle ispirate dal problema della
distribuzione. Perch le distopie della cultura di massa che abbiamo appena sfiorato sono soltanto la
facciata del consumo, intravista, in un certo senso, dal regno stesso della produzione. Quando ci
volgiamo pi direttamente al tema del consumo, lantitesi che ci troviamo di fronte  quella che trova la
sua migliore formulazione nella contrapposizione tra abbondanza e povert. Qui per la povert si
sbarazza dei ricordi della repressione e del puritanesimo associati ai vari dibattiti sul lavoro e assume la
luminosit di una visione pi gioiosa e francescana, la luce del deserto o la serenit che deriva dal
digiuno. Tuttavia  importante capire che nessuno di questi due poli - labbondanza e la povert
francescana - esiste nel nostro mondo. Entrambi sono utopici: la visione dellabbondanza nasce
dallipotesi marcusiana delliper-produttivit, mentre la scelta della povert  favorita da una radicale
semplificazione estetica della nostra vita quotidiana, da una riduzione del desiderio ai limiti del bisogno
che ha poco a che vedere tanto con la moderazione come virt di classe piuttosto miserabile quanto con
la miseria genuina e con i patimenti della vera fame e della vera indigenza.
 esattamente ci che struttura lo squilibrio nascosto, la celata dissimmetria nel meraviglioso
parallelismo che Le Guin stabilisce tra questi due stati dellessere nei pianeti gemelli di Urras e Anarres
nei Reietti, le cui diverse ecologie diventano espressione del loro antagonismo ideologico. Certo, la
scrittrice ha tentato di trascendere gli angusti stereotipi da Guerra fredda trasformando i suoi comunisti
in anarchici con tendenze taoiste, anche se gi molto prima di Stalin e della sua industrializzazione
repressiva Morris aveva distanziato il suo comunismo da un socialismo di stato (questa particolare
rivoluzione  fallita, ci spiega, e ha ceduto il passo a quella rappresentata in Notizie da nessun luogo).25
In realt un convenzionale socialismo di stato (anchesso presente nei Reietti nel vicino paese di Thu)
pu essere facilmente gestito con la teoria della convergenza, che vedeva il capitalismo e
lindustrializzazione stalinista come due facce del pi generale processo di modernizzazione. Nessuna
soluzione del genere pu essere immaginata per il decentrato Anarres, che  incompatibile con i vari
sistemi di Urras (che gi rappresentano abbastanza adeguatamente Primo, Secondo e Terzo mondo).
Eppure vediamo riproposta una trita convenzione antisocialista (o anarchica), quasi per
equanimit, nel modo in cui lautrice insiste sul conformismo di Anarres, sulla bigotteria da paesello
che si affianca allo stereotipo parallelo della burocrazia gelosa e soffocante dei confronti delle
innovazioni (il superiore di Shevek cerca di accaparrarsi il merito delle sue scoperte scientifiche mentre
il popolino vede nel suo viaggio su Urras un tradimento, in una classica scena di sommossa). Il
contrastante ritratto di Urras (ai due pianeti sono assegnati capitoli alternati secondo una struttura di
grande perizia, in cui la preistoria di Shevek si dipana accanto alla storia del suo viaggio decisivo) non
ci offre invece una critica parallela dei difetti politici e sociali del capitalismo come modo di
produzione e regolazione, piuttosto esalta il fenomeno del consumo in quanto tale, riproducendo, ed
estraniando criticamente, la classica dissimmetria della retorica occidentale della Guerra fredda, in cui
si accampavano solo obiezioni politiche (libert) contro un sistema economico anticapitalista. Invece in
Le Guin non  implicita alcuna obiezione contro il modo di produzione collettivista di Anarres. Nel
frattempo le strutture politiche del dominio e dello sfruttamento su Urras restano nascoste (non
sappiamo nemmeno come governata la capitale A-Io) fino al climax dellattacco e della relativa
repressione, in netto contrasto con il linciaggio di massa su Anarres con cui comincia il romanzo.
La retorica narrativa di questa "ambigua Utopia  quindi spostata in entrambe le facce del
dittico verso il tema del consumo, che  calcolato in modo da estraniare o rendere meno familiari le
nostre percezioni consuete e scuoterci in modo da arrivare a una nuova consapevolezza di tutto ci che
vi  di nauseante nel nostro attuale benessere e nel nostro ricco sistema di merci (le immagini
subliminali del cibo e del mangiare sono ovunque, e a un certo punto emblematicamente Shevek
vomita. La parola "ricco si porta ovviamente dietro nauseabondi riflessi culinari). Allora la
reificazione mercantile e il consumismo diventano vivide esemplificazioni di quanto Odo ha
denunciato come eccesso ed escremento, ma a questo punto toma di nuovo plausibile laccusa di
puritanesimo di sinistra, mentre il concetto stesso di reificazione, in cui gli addentellati religiosi
delloggetto feticizzato sono ripudiati in nome del bisogno e della semplice funzionalit, sembra avere
una motivazione ancor pi sospetta del puro e semplice materialismo, che potrebbe pur sempre essere
riformulato in termini di pays de Cockaygne e di piacere fisico.
Un altro modo di vedere questa avversione  quello di reimpostarla in termini di estetica, o
piuttosto di ripudio dellestetica e dellarte, persino inserendovi la celebrazione della bellezza di Morris
e Ruskin. Non  infatti larte eccesso par excellence, il superfluo al di l e al di sopra della mera
sussistenza fisica? Non  forse vero che la decorazione (che Odo rifiuta al pari dellornamento, nello
spirito di Adolf Loos) aggiunge qualcosa allesistenza puramente animale dellumanit? Shevek non 
insensibile a tanto splendore sensoriale ed estetico, che trova nel paesaggio,26 ma soprattutto nei
magnifici tessuti che adornano le stanze ma sono anche memori di abiti, corpi e sessualit (persino il
comfort sa di carnalit),27 come in fin dei conti le stesse merci. "Laria del negozio era dolce e tiepida,
come se tutti i profumi di primavera vi si fossero affollati. Shevek, fermo in mezzo alle casse di piccoli
graziosi lussi, alto, pesante, con la testa fra le nuvole, ricordava quei pesanti animali nei recinti, gli
arieti e i tori stupefatti dal trepido tepore primaverile.28
Tuttavia non  il minimalismo dellarte di Anarres (vedi capitolo 12) a contrapporsi allestetica
del consumo su Urras, una contrapposizione che sarebbe ancora possibile riassorbire nella nostra storia
dellarte e nella pi familiare abolizione di unestetica della bellezza da parte di unestetica modernista
del sublime. Su Anarres la povert non dev'essere identificata con la sobriet delle pareti bianche e
delle linee essenziali con cui Le Corbusier e Loos contestavano il decadente gusto borghese
dellOttocento: unestetica della doccia gelata e delligiene rigorosa, una specie di rieducazione del
desiderio per l'et delle macchine in cui in ultima istanza una sorta di investimento libidico atletico
trionfa sullappesantito predecessore.
Piuttosto possiamo parlare di uno spostamento dal consumo estetico in quanto tale a una
trasformazione della vita quotidiana. Per, per ironia della sorte, il precetto di Ruskin a favore di una
trasformazione consimile, in cui le brutture del mondo della fabbrica dovevano essere sostituite dalla
natura e dal ritorno a un artigianato medievale, viene in un certo senso invertito, e il nuovo sistema
richiede una dissociazione libidica dal consumo dei singoli oggetti o opere e una proiezione di questi
impulsi sulle relazioni sociali e collettive. Su Anarres, allora, le relazioni sociali, sia private che
pubbliche, sono potenziate con tutte le energie liberate dallabolizione della propriet privata.
 una trasformazione sovraccaricata e soffocata da unaltra contrapposizione, una delle pi
fondamentali in tutto il pensiero utopista, quella tra citt e campagna, unantinomia utopica che
ritroviamo ora espressa in senso spaziale e che tende anche a spostare la nostra attenzione dal consumo
alla produzione e alla distribuzione. Perch Abbenay  caratterizzata in termini di trasparenza, un
ideologema associato di solito ai dibattiti sulla reificazione, allo scopo di allontanare i sospetti di
puritanesimo. Qui ci che definisce la merce non  tanto il suo valore feticistico religioso o spirituale
quanto la sua funzione come maschera del lavoro. La merce feticcio interrompe infatti la trasparenza
del processo di produzione e scambio, introduce una materialit fittizia in qualcosa che in origine  (e
resta sotto la superficie) un rapporto sociale, una relazione tra persone. Nel rapporto in teoria originale
(e senza dubbio utopico), il lavoro umano che conferisce il suo valore a un oggetto  ancora visibile al
consumatore, come lo  quello delloggetto con cui viene scambiato. Nel processo del consumo
abbiamo invece prevalentemente a che fare con il tempo lavorativo e con una reciprocit di lavori, una
primordiale divisione del lavoro in cui non contano i talenti dei rispettivi lavoratori ma semplicemente
la loro reciproca complementarit. Con la crescente disuguaglianza nelle relazioni umane il consumo
rischia tuttavia di sovraccaricarsi di senso di colpa, come vediamo nello spreco in termini di sudore e
tempo lavoro relativo alla produzione di quanto per noi diventa un lusso: pertanto la materialit
delloggetto stesso finisce col nascondere il rapporto umano dietro lapparenza di una relazione tra
cose.  lanalisi che i recenti sviluppi della teoria della reificazione (in Francia e in Germania, con Tel
Quel o con Adorno) hanno cristallizzato in una formula efficace, cio che la reificazione pu essere
definita come la cancellazione delle tracce della produzione dalloggetto.
La descrizione di Abbenay sispira a questo concetto di reificazione in termini di trasparenza e
opacit.
Abbenay non aveva veleni: una citt spoglia, luminosa, dai colori chiari e duri, dallaria pura.
Era tranquilla. Si poteva vederla tutta, larga e distesa come il sale versato.
Nulla era nascosto... lattivit che si svolgeva in ciascuno di questi luoghi era affascinante, e
quasi sempre esposta in piena vista... Nessuna porta era sbarrata, poche erano chiuse. Non cerano cose
celate e non cerano avvisi pubblicitari. Era tutto aperto: tutto il lavoro, tutta la vita della citt, aperti
allocchio e alla mano.29 (pp. 86-87)
Qui la trasparenza diventa un veicolo per la collettivit, la quale pu cos capire come il lavoro
specializzato di ogni gruppo sia necessario per lintero. In via di principio  allora questa trasparenza,
questa comprensione della totalit sociale, a servire da "incentivo morale su Anarres e a sostituire il
movente del profitto (il bastone tra le ruote  la pressione del conformismo e dellintolleranza di gruppo
che Shevek incontra in questa ambigua Utopia). Va anche notato che lostilit alla reificazione della
merce e al consumismo  riprodotta nellostilit al commercio in quanto tale: qui le "pubblicit"
diventano un orrendo eccesso estetico, e quando su Urras chiedono a Shevek se c qualcosa che lui
non , con un certo stupore data la quantit di traffici che ha condotto, lui risponde con convinzione:
Un venditore!.30
Non deve sorprenderci, allora, che la controimmagine di Urras assuma la forma della merce e
del suo eccesso estetico. Questa visione riassume lesperienza di Shevek nella capitale A-Io, che
diversamente da Abbenay scopriremo avere qualche scheletro nellarmadio, quei mystres che di
solito associamo alle citt: luoghi nascosti (gi messi sotto accusa in un tipico e memorabile passaggio
di Tommaso Moro, nullae latebratae),31 posti in cui cospirare (e praticare leccesso sessuale) e in cui
cercare rifugio dallo stato e dal suo potere. Persino Shevek  costretto a nascondersi in un posto del
genere durante linsurrezione, accompagnato da un manifestante ferito che morir nellattesa. E'
unesperienza che giustifica la descrizione di Urras che Shevek far allambasciatore hainita.
E' una scatola... Urras  una scatola, un pacchetto, con tutta la sua meravigliosa confezione del
cielo turchino e dei prati e delle foreste e delle grandi citt. E tu apri la scatola, e cosa ci trovi dentro?
Una cantina buia piena di polvere, e un uomo morto.32 (p. 298)
Tuttavia il lato paradossale di tutto questo  il ricorso allimmaginario naturale per
caratterizzare le illusioni estetiche di Urras, essendo Anarres un deserto spoglio al quale non si conf
nessuna di queste evocazioni della natura.
Non  di solito cos che Le Guin si posiziona entro lo spettro utopico: abbiamo gi definito
lautrice come il prototipo di un interesse utopista per la campagna e per il villaggio, per lagricoltura e
per i piccoli gruppi in cui tutti si conoscono, opposto al peana urbano di un Delany: limpegno di un
Morris pastorale di contro al Bellamy industriale. Questa contrapposizione diventa probabilmente
significativa soltanto dopo lindustrializzazione dellOtto-Novecento. Per esempio, non avrebbe senso
considerare espressione di una specifica ideologia urbana la descrizione che Itlodeo fa di Amarantum
(nonostante lidentificazione di Moro con Londra o lambientazione di Utopia ad Anversa), n
diremmo che i falansteri di Fourier siano particolarmente emblematici di un grande interesse per la
terra e i campi.
Comunque  abbastanza chiaro che Triton di Delany raccoglie il guanto di sfida e celebra
esattamente i latebratae proibiti da Moro e vissuti come un incubo dallo Shevek di Le Guin.  infatti
questo il senso del cosiddetto settore "fuori legge allinterno dellUtopia ufficiale del romanzo di
Delany.
Alla fondazione, ogni citt del Satellite Esterno aveva riservato un settore urbano in cui non
veniva fatta osservare la legge dal momento che, come aveva ricordato il sociologo di Marte che aveva
avanzato per primo la proposta, quasi tutte le citt sviluppano forzatamente un quartiere del genere.
Questi settori rivestivano una serie complessa di funzioni nellecologia psicologica, politica ed
economica delle citt. I problemi paventati da alcuni teorici conservatori legati alla Terra non si
verificarono: linterfaccia tra legge ufficiale e illegalit ufficiale produsse alcune leggi ufficiose
notevolmente stabili in tutto il settore illegale...33
Purtroppo Triton, invischiato in una guerra interminabile e basato sulla sorveglianza totale sulle
informazioni,  il versante repressivo dellUtopia, in cui  stata introdotta, come rettifica e sorta di
supplemento alla libert, la zona fuori legge: un po come lUtopia di Sade (Franais, encore un
effort) in cui tutto  permesso, anzi, in cui la legge richiede che tutto sia permesso (a rischio della
testa), solo che qui il tutto"  attentamente regimentato, e perci replica quel fenomeno peculiare del
confine che inaugura la clausura utopica, simile alla linea dellamicizia di Carl Schmitt,34 e introduce
tutte le ambiguit della secessione e dellimperialismo che tratteremo oltre.
Quindi la zona fuori legge  un ironico commento che fa la citt a quella stessa libert che in
linea teorica la definisce. La libert della citt, Luft der Stadte: la citt con licenza 
prevalentemente il rifugio e il santuario, nel Medioevo, il capolinea della ferrovia sotterranea, lo spazio
che libera il contadino o il servo dal legame che lo vincola al signore e dalla condizione di servo, che lo
libera dall"idiozia rurale di Marx, dal bigottismo della vita di villaggio dove regnano linvidia e il
malocchio e le stregonerie dei vicini.
Inoltre questa libert politica o sociale  raddoppiata nellimmaginario della citt da unaltra
libert che la rinforza con la sua jouissance, quella relativa ai rapporti sessuali, celebrati nel modo pi
esplicito da Baudelaire:
Moi, je buvais, crisp comme un extravagant,
Dans son oeil, ciel livide o germe louragon,
La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.
(A une passante)
Questa libert implicata nel lato urbano della nostra contrapposizione categoriale quasi
sempre sincarna nel problematico terzo termine della distribuzione e del commercio, che per
definizione dovrebbe funzionare come collegamento tra citt e campagna. Lassociazione della citt
con gli affari  doppiamente paradossale visto che, per quasi tutte le Utopie, il denaro  un corpo
estraneo e un fastidio che la nuova organizzazione utopica  di solito interessata a regolare e
controllare, se non a bandire del tutto. La citt, che come immagine mitica oscilla tra Nuova
Gerusalemme e Dis o Pandemonium, la citt di Satana,  quindi disponibile per le funzioni antiutopiche
o distopiche quanto per quelle pi prettamente utopiche.
Infatti, quando arriviamo al capitalismo tardo o postmoderno, allo stadio del capitale finanziario
in cui gli impulsi e le alternative utopici sono stati il pi possibile soffocati e repressi, alcune di queste
energie filtrano in quelle che prima erano soltanto figure distopiche. Cos il cyberpunk pu sguazzare
nelle energie demoniache dello sprawl e delleccesso metropolitano secondo modalit che sono
chiaramente celebratorie e spesso protoutopiche. Tutto dipende dal modo in cui  concepito lopposto
di una libert potenzialmente utopica, e anche, fondamentalmente, a quale livello natura e naturale
possono ancora essere visti e articolati come termini e forze positivi, e il loro opposto come artifizio,
innaturale, tossico e velenoso (cos accade nella visione che Stapledon ci offre delle tecnologie che
danneggiano il salutare sviluppo naturale di una data societ). La natura in cui fuggono il cacciatore
di androidi di Ridley Scott e la sua amante androide, lintatto e disumano Marte su cui atterrano i
primi cento di Robinson, sono assai pi sgradevoli dei campi arati dai Primi e Ultimi americani di Le
Guin, mentre lagricoltura aliena che ci  data scorgere di sfuggita in Lem ci ricorda con sin troppa
insistenza le sue origini artificiali per poter funzionare in una qualsiasi maniera ideologicamente
organica.
...
.
...
10.3.
...
.
...
A questo punto si sono cristallizzate alcune opposizioni semiotiche che possono essere
allontanate dai contesti economici originari, quelli della produzione, del consumo e della distribuzione,
per essere trasferite a una serie di altre polemiche utopiche, in cui  in primo luogo la politica a fare la
sua sporadica e congiunturale apparizione. Sono tentato di affermare che il politico  sempre un errore
categoriale che nasce nei momenti di crisi o di pi profonda contraddizione e prende la forma in cui
appare in base alla natura della crisi. Sarebbe allettante ma superficiale limitarsi a osservare che lo
stesso spazio del politico (e del potere) varia in maniera talmente radicale a seconda del modo di
produzione del quale  funzione da non poter essere generalizzato e da resistere a qualsiasi definizione
concettuale. Detto altrimenti, la fonte del politico (lo stato deccezione di Schmitt35 o il potere
costituente di Negri)36  sempre esterna alla concettualizzazione e codificazione, tanto da portarsi
appresso una specie di legge di Godei invertita in cui il fondamento  sempre aperto e indeterminabile.
Pertanto le formule politiche che iniziamo ad avvicinare tramite lantinomia utopica tra citt e
campagna non sono mai autonome, e ci  soprattutto evidente nel caso di quella che forse  la pi
recente o postcontemporanea contrapposizione spuntata dai dibattiti utopici, cio la dicotomia tra
complessit e semplicit. Il nuovo termine positivo o sostanziale, che trova una coorte di equivalenti
nelle aree collegate, come la popolare raffigurazione del tardo capitalismo in quanto "flessibile
(contrapposto al fordismo presumibilmente pi rigido, "il colore che preferisci basta che sia il nero),
pu anche essere identificato come lerede di slogan pi antichi e, nello specifico, del concetto di
decentralizzazione, un tempo assai popolare nei programmi della sinistra liberal. Questa versione pi
antiquata aveva il vantaggio di suggerire una forte negativit nella centralizzazione cattiva e tirannica
che scavalcava le differenze locali e le autonomie e standardizzava senza piet il suo campo di potere.
Pertanto il decentramento poteva essere un richiamo alla democrazia locale e al pluralismo e una prima
affermazione di quanto sarebbe stato in seguito valorizzato come Differenza.
Potremmo pensare che in campo economico il programma del decentramento offrirebbe un
terreno favorevole alla critica dei monopoli e dei giganti multinazionali. Purtroppo lalternativa, la
piccola impresa, limprenditoria e linventiva, non si segnala pi per la sua praticabilit quanto per il
suo essere ormai una specie in via destinzione. In questa situazione  il capitalismo flessibile ad
arrogarsi le virt della molteplicit e della differenza, e lo si vede nel modo in cui la computerizzazione
facilita la produzione di nicchia e la variazione sistematica dei prodotti, mentre il cosiddetto marketing
postmoderno fornisce alle multinazionali globalizzate la retorica e limmaginario delladattabilit
multiculturale e la contestualizzazione dei loro prodotti in giro per il mondo.
In queste condizioni postmoderne, e nelle battaglie discorsive che sono loro legate,  piuttosto
difficile che il termine un tempo positivo possa riconquistare una credibilit: per esempio, quanta gente
oggi  disposta a sventolare il vessillo del centralismo, per non parlare della rigida standardizzazione
del fordismo? Quanto allequivalente socialista, la valorizzazione del Piano, ormai sistematicamente
stigmatizzato con limmancabile aggettivo centrale, linteresse che esso suscit negli anni venti e
trenta del secolo scorso, allinizio dellesperimento sovietico,  stato totalmente dimenticato, e
lesaltazione della potenza umana e del controllo collettivo  classicamente denunciata come distopica
brama di potere: a sua volta ormai diventata una caricatura decisamente polverosa. Intanto, la versione
alternativa del ritorno alla semplicit (di contro allappello esteticamente pi stimolante delle varie
forme di complessit in offerta speciale) promana un vago lezzo di nostalgia: la vita semplice e le
immagini regressive della cultura di villaggio, che siano nelle comuni degli anni sessanta o nelle
societ tribali dei cacciatori-raccoglitori, sembrano sempre meno plausibili nellepoca del disastro
ecologico planetario e del riscaldamento globale. Allora il contenuto semiotico condiviso sia dalla
centralizzazione che dallanticomplessit viene smascherato identificandolo con decisione come quella
brutta e vecchia entit metafisica della Natura. Persino la tesi di Raymond Williams secondo la quale il
socialismo non sarebbe affatto pi semplice del capitalismo ma assai pi complesso,37 un intervento
luminoso in un campo discorsivo sempre pi dominato dal thatcherismo e dal reaganismo,  sospettata
di albergare simpatie regressive per la natura e per il contadino, mentre il concetto concomitante di
natura umana, gi denunciato come "umanesimo dagli althusseriani degli anni sessanta, viene
immediatamente accantonato in quanto forma di essenzialismo e fondazionalismo. Intanto la prostetica
di Delany, le corna opzionali e le braccia e gli organi in eccesso dei primi romanzi, culminante nei
cambiamenti di sesso di Triton, costituisce un esempio fondamentale dei nuovi stili di vita post-umani38
progettati per sostituire i pi vecchi stili naturali (il caso correlato del tristemente famoso soggetto
centrato sar discusso nei capitoli finali).
 a questo punto che i dibattiti ormai sempre pi fiacchi sullUtopia toccano tutta una serie di
interessanti contraddizioni e ribaltamenti dialettici. La complessit (il termine preferito di Luhmann,
adottato da Giddens e dai teorici della terza via)  sicuramente uno slogan che pu adattarsi con
successo al mercato e al denaro, soprattutto nelle sue attuali forme postmonetarie: la mediazione 
garantita dalla cibernetica e dal computer, senza i quali il nuovo capitalismo finanziario transnazionale
sarebbe impossibile. Ma che ne  allora in questo contesto della polemica esplicitamente ingaggiata
contro la pianificazione socialista (per non parlare della versione assai pi diretta indirizzata contro la
pianificazione del welfare state)? A questo punto le tesi anti-utopiche fanno ricorso a Edmund Burke, i
cui attacchi alla hybris rivoluzionaria e ai risultati catastrofici del costruzionismo e della pianificazione
giacobini erano incentrati in gran parte sul presupposto di un concetto forte di natura: dalla lenta
crescita delle istituzioni e (nel senso pi letterale del termine) dalla stessa cultura. Questa strategia
verr replicata nel dibattito contemporaneo che, ispirandosi ad alcune delle pi antiche apologie del
capitalismo, sostiene che il mercato si basa sulla natura umana e che  appunto lo sforzo di eliminarlo a
risultare innaturale e a portare alla violenza.
Purtroppo questo ricorso alla natura umana non  pi tanto plausibile nello spirito postmoderno
e costruttivista del tardo capitalismo e delle sue ideologie. Il fatto che la sua progressiva adesione alla
molteplicit antiessenzialista e al prospettivismo mimi la retorica del mercato tardocapitalista  appunto
laspetto pi ambiguo del postmodernismo come filosofia. Quanto alla pianificazione, socialista o
meno, che cosa potrebbe essere pi complessamente post-umano del tentativo di dirigere la complessit
della produzione e del consumo contemporanei, del mercato del lavoro, degli investimenti e
dellecologia?  chiaro che per questa variante di economia immaginaria sar cruciale il computer:
potremmo dire che ci di cui era disastrosamente priva la pianificazione sovietica, il capitale
finanziario lha dirottato per i propri fini non produttivi. Ma poi in un ultimo giro di valzer anche il
computer  stato a sua volta celebrato come naturale a causa della sua derivazione dallancor pi
complesso cervello umano.
 gi stato osservato che nessuna delle ormai classiche Utopie degli anni sessanta era in grado
di affrontare le realt del computer e di Internet, e che persino le proposte di Le Guin a favore di un uso
utopistico della cibernetica, nei Reietti e in Sempre la valle, sono piuttosto timide rispetto alla delirante
retorica contemporanea, per cui  difficile decidere fino a che punto Internet come immensa collettivit
sia davvero utopica o sia soltanto un surrogato e uno spostamento dellutopico. Ci troviamo cos
proiettati di nuovo in quelloscillazione tra programma utopico e pulsione utopica, dal quale eravamo
partiti.
Da un altro punto di vista, politico pi che economico, il quesito su Internet si risolve in
unantinomia filosofica familiare e antica: mette in contatto oppure separa e disperde?  segno di
identit o di molteplicit? In politica la centralizzazione, oggi in gran parte ripudiata in nome di un
decentramento identificato con la democrazia, non  stata sempre oppressiva: nel feudalesimo il locale
era il luogo della repressione e del dominio, e lunica via duscita era lappello al centro e al monarca.
Il concetto di unanimit della volont generale di Rousseau  incompatibile con il decentramento (e
infatti Rousseau  stato accusato di essere giacobino e totalitario) nonostante la sua preferenza utopica
per il villaggio o per la comune contrapposti alla metropoli corrotta.
Gli utopisti si sono divisi sullargomento: le cinquantaquattro citt di Moro sono tutte simili
fin dove permette il territorio,39 mentre il sistema industriale di Bellamy (nazionalismo) 
fortemente centralizzato.  in questo senso che la centralizzazione pu essere declinata in direzione
economica oppure politica, perch pu designare tanto lunanimit nel senso di Rousseau quanto un
locus organizzato del potere statale o della produzione industriale. Lautogoverno dei lavoratori
iugoslavi (lautogestione) era un vecchio simbolo di questa combinazione a cui talvolta si rende
ancora un omaggio ideologico puramente formale. Per oggi la presenza ubiqua del computer ha
mescolato i temi economici permettendo di presumere che si possa arrivare al decentramento come per
magia, grazie alle nuove tecnologie, appiattendo e sdrammatizzando la contraddizione che le soluzioni
utopistiche erano chiamate a risolvere bench solo concettualmente.
Tuttavia non  facile azzerare i temi politici, in cui lantitesi tra i vari avatar dello stato e del
processo democratico radicale dal basso invocati di solito dalla sinistra rimangono un rebus:  vero
allora, come sostengono i conservatori,40 che una democrazia  tanto pi ingovernabile quanto pi 
costruita dal basso? Di sicuro lesperienza americana in materia ci offre una storia infinita di settarismi,
segnata da scismi e secessioni, un processo di fissione che porta a gruppi e gruppuscoli sempre pi
piccoli e sempre pi impotenti. Comunque il modello della democrazia diretta, che Marx ed Engels
ammiravano nella Comune di Parigi, e che da allora molti stati americani, il pi importante dei quali 
la California, hanno ripreso nella loro costituzione (le notissime procedure di referendum e recali),
tende a basarsi su unidea russoviana dell'unanimit e della volont generale. (E ovviamente i progetti
americani pi utopisti di questo genere furono pensati prima dellavvento dei media e del loro attuale
monopolio sullinformazione, anche se Internet  parsa recentemente offrire un contrappeso al
problema dei grandi mezzi di comunicazione, almeno in teoria.)
Lostilit degli utopisti alla democrazia nella sua attuale formulazione populista devessere
interpretata nella maniera pi corretta. In Moro e in Rousseau  motivata dalla paura del settarismo, un
concetto classico che comprende i raggruppamenti che vanno dai partiti politici fino alle etnie e alle
lobby di vario genere. Per esempio,  per scoraggiare lemergenza di fazioni che Moro proibisce le
discussioni politiche, una legge che alle orecchie moderne deve sembrare davvero assurda: E delitto
capitale decidere di cose pubbliche fuori del senato o dei comizi del popolo.41 Daltra parte in Rosso di
Marte le fazioni e i problemi politici che esse comportano sono onnipresenti (ovviamente unificate
dalla minaccia esterna di uninvasione armata da parte della Terra). Lo status della politica nellUtopia
 comunque collegato a questo problema delle fazioni: il partito costituisce il concetto impensabile a
met strada tra lindividuo e la totalit sociale.
...
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...
10.4.
...
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...
Spero comunque che qualche lettore vorr concordare con me sul fatto che il postmodernismo
in economia non  la stessa cosa del postmodernismo nel pensiero o in filosofia, e che un rifiuto per
principio del vecchio soggetto centrato (in psicologia o in etica) non dovrebbe essere screditato dal
fatto che un suo parente stretto si sia fatto strada nellambito della globalizzazione, del commercio o
della finanza. Ci troviamo in una situazione storica davvero scomoda, e non bisogna pensare che sia
sempre per il gusto della volgare invettiva o della polemica infamante che qualcuno di noi di tanto in
tanto ha sostenuto che questa accoppiata  estremamente sospetta e testimonia come il pensiero e larte
postmoderni o decentrati rafforzino le nuove forme sociali ed economiche del tardo capitalismo pi che
minarle. Spesso i nuovi valori sembrano addestrare a una nuova logica e perci rafforzare e perpetuare
le tendenze operanti nellinfrastruttura gettando discredito su tutti i vecchi programmi di critica.
Comunque, anche se emendiamo questi argomenti dai risvolti polemici e dai riferimenti
personali, trasformando in unanalisi storica pi neutrale latteggiamento smitizzante e laccusa di
ideologismo, rimane un timore, che  quello tipico dello Zeitgeist: il timore di un immane processo
storico e di una mutazione in base ai quali tutto, dalleconomico al filosofico, risulter marchiato dalle
stesse forme e dalla medesima logica a scapito di ogni possibile impegno ideologico e politico. Infatti
la presunzione dellesistenza di un qualcosa come la postmodernit s' sempre basata sullevidenza
delle modificazioni globali verificatesi a tutti i livelli del sistema che chiamiamo tardo capitalismo. Il
problema diventa allora quello della natura e struttura delle transizioni storiche da uno stadio o periodo
a un altro.
Tuttavia possiamo anche osservare che lomologia tra i vari livelli socioeconomici e culturali 
essa stessa funzione di unastrazione crescente: le forme della complessit che si sviluppano allinterno
delle concrete istituzioni economiche divorziano lentamente dalla loro sostanza o dal loro contenuto e
migrano verso altre aree come modelli alla deriva, rendendosi disponibili per utilizzi talvolta molto
diversi, nel design tanto quanto nellorganizzazione allegorica del discorso scientifico o nei nuovi
sistemi concettuali. Potremmo persino essere tentati di invertire il senso dellargomentazione e
suggerire che il dilagare di queste forme sul terreno economico  il risultato della loro emergenza
concreta entro nuovi tipi di socialit (nonch entro nuove scoperte in ambito scientifico).
Il problema politico  rimasto daltra parte intatto: se cio sia ancora possibile una resistenza
entro questo regime di simulacri. Rimane anche una domanda teorica: se le omologie possono generare
opposizioni o negazioni; e una storica: che razza di sistema  quello in cui sono possibili simili
contaminazioni o standardizzazioni strutturali? Conviene forse reimpostare lintero discorso nei termini
delle nostre precedenti opposizioni utopiche, con un ritorno alla vecchia contrapposizione tra differenza
e identit, i due poli fra cui lUtopismo ha oscillato lungo tutta la sua storia (limpegno di Moro, e di
Platone, per lidentit oggi comincia a sembrarci abbastanza distopico).
Credo tuttavia che sia meglio considerare questo particolare dilemma come parte di un dibattito
utopico che si incentra su tematiche da noi non ancora affrontate, cio il dibattito sulla soggettivit,
dato che persino la premessa di una fondamentale spersonalizzazione utopica prende posizione sulla
soggettivit e sullindividualismo, proponendo una posizione in effetti pi affine al pensiero
postmoderno e al suo decentramento della coscienza che ai concetti borghesi e umanisti, anche se le
forme sociali esteriori di Moro sembrano riflettere una logica identitaria che stride con la Differenza
postmoderna.
Le categorie fondamentali in una qualsiasi discussione su Utopia e soggettivit mi sembrano
quelle della pedagogia e della transizione; detto altrimenti:  il problema della formazione delle
soggettivit, della loro morte e del loro succedersi, delle generazioni e del rapporto delle successive
classi di soggetti con le istituzioni dellUtopia fondate dai loro predecessori. Affrontare il problema in
questa prospettiva significa anche capire che nel socialismo entrambi i poli sono sussunti sotto il
concetto di rivoluzione culturale: cio della pedagogia collettiva dei soggetti da formare o riformare per
vivere e agire nel nuovo modo di produzione, secondo un processo che dovrebbe garantire la
riproduzione sociale nel nuovo mondo per un certo numero di generazioni, se non allinfinito.
E' probabilmente questo il settore in cui possiamo comprendere nella maniera pi adeguata
linteresse moderno dellUtopia per la libert, che sostituisce la pi vecchia attenzione alla felicit.
Sembra plausibile interpretare la domanda di libert allinterno della tradizione utopica, peraltro
comodamente trasferibile in campo politico e disponibile per ogni sorta di sfruttamento ideologico,
come unirritazione e uninsofferenza nei confronti della pedagogia, del re-filosofo, dello stato con i
suoi apparati ideologici, di Skinner, di Moro, delle teorie pedagogiche in generale, oltre che come una
resistenza nei confronti delle generazioni pi vecchie. Di fronte a ci sembra improbabile che le prime
esperienze moderne dello stato possano essere state abbastanza dirette o immediate da avere
uninfluenza formativa su valori tanto intimamente legati allesistenza e alle sue passioni quanto quelli
che risuonano entro parole e concetti come quello di libert: leccezione sarebbe senza dubbio quella
della vita sotto loccupazione straniera o dei propri militari (o poliziotti). Questo non significa
abbandonare la priorit di un inconscio politico rispetto a quella dellinconscio freudiano: una volta
Sartre ha osservato con acume che entrambi riconoscono la famiglia come prima struttura attraverso la
quale apprendiamo la logica delle classi e della societ assieme alle strutture del desiderio.42 Sia la
famiglia che il mondo ufficiale dello stato e della societ sono sussunti entro il modo di produzione.
Come sempre, qui il determinismo, e la causalit, sono pi che altro questione di un condizionamento
pi o meno ampio, cio della disponibilit o meno, in una certa fase storica, di certe strutture e di certi
loro contenuti.
Sembra essere spuntata in tempi recenti una notevole quantit di modelli di sistema complesso e
decentrato, le cui versioni pi antiche, come la monadologia di Leibniz, sembrano solo goffe fantasie o
anticipazioni pretecnologiche.  ovvio che levoluzione dei sistemi cibernetici ha ampliato lorizzonte
di quanto pu essere immaginato, cio schematizzato, eppure questo non equivale a dire che  stata la
nuova tecnologia a permettere in ultima istanza la nascita di simili schematizzazioni e le loro
applicazioni in unampia gamma di altri settori. Questa applicazione esiste in tanti casi soltanto nella
fantasia, e pertanto ho cercato di dimostrare in un altro luogo che buona parte della cosiddetta filosofia
cognitiva (il tentativo di spiegare la coscienza sulla base dellipotesi del funzionamento decentrato
del cervello) funge in realt da allegoria politica e offre modelli pseudoscientifici di quelli che in realt
sono sistemi politici. Queste speculazioni scientifiche e filosofiche sono anche, fatto salvo ogni altro
valore possano avere e per quanto esse siano falsificabili o testabili in laboratorio, costrutti ideologici
progettati per fondare un particolare sistema politico nella natura biologica.43
Questo ci porta a quella che  forse la pi fondamentale disputa utopica sulla soggettivit, vale a
dire se lUtopia di volta in volta in questione proponga il tipo di trasformazione radicale della
soggettivit presupposto da molte rivoluzioni, se significhi, in altri termini, un cambiamento della
natura umana e lavvento di esseri totalmente nuovi, oppure se limpulso utopico non sia gi radicato
nella natura umana, e se quindi la sua stessa persistenza non vada spiegata con i bisogni e i desideri
profondi che il presente ha soltanto represso e distorto. Come abbiamo suggerito in alcuni dei capitoli
precedenti, si tratta di una tensione che non  soltanto ineludibile: la sua risoluzione in un senso o
nellaltro sarebbe esiziale per lesistenza dellUtopia stessa. In altre parole, se si arrivasse allassoluta
differenza ci troveremmo in un mondo fantascientifico simile a quelli di Stapledon, in cui gli esseri
umani non riescono quasi pi a riconoscere se stessi (motivo per cui diventerebbe necessario esprimere
quel mondo allegoricamente, come abbiamo cercato di fare nel capitolo 9, qualora volessimo
ricondurlo a una qualsiasi funzione antropomorfica e utopica plausibile). Daltro canto, se lUtopia si
trascina in acque troppo vicine alla realt quotidiana e se il suo soggetto comincia ad assomigliare
troppo ai nostri vicini e ai nostri concittadini politicamente mal guidati, allora poco per volta ricadiamo
in una dozzinale politica riformista o socialdemocratica che in un certo senso potrebbe anche essere
definita utopista, ma che ha certamente rinunciato alla pretesa di una trasformazione radicale del
sistema.
Quanto allacquisizione di una radicale spersonalizzazione nellUtopia, labrogazione della
propriet privata dellio e la nascita di nuove pratiche collettive e decentrate nelle relazioni sociali e
individuali corrisponderebbero solo in minima parte a una vera e propria abolizione della soggettivit
mentre in larga misura si limiterebbero a proporre una nuova versione, in cui lindividualismo borghese
(un altro nome del vecchio soggetto centrato umanista attaccato dalla teoria contemporanea)
risulterebbe sostituito dalle posizioni multiple del soggetto della postmodernit e dal tardo
capitalismo. Ancora una volta il concetto di replica del sistema diventa la forma finale della teoria del
complotto, e il concetto di trasformazione utopica diventa una risorsa addizionale nellarsenale delle
trovate e delle lusinghe del tardo capitalismo.
Comunque  venuto il momento di concludere questo interminabile inventario e osservare che,
sebbene tutte queste opposizioni sembrino obbligarci a una scelta fondamentale e a una decisione
altrettanto fondamentale sulla natura dellUtopia (linterpretazione o la costruzione delle utopie
resterebbe daltra parte lettera morta se il testo non ci sfidasse in questa maniera quasi viscerale),
sarebbe poco assennato rispondere alla sfida nei suoi stessi termini, e ancor pi avventato tentare di
risolverla con qualche compromesso, combinazione o sintesi. Spiegheremo nel prossimo capitolo come
affrontare questo nuovo problema.
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NOTE:
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1 Il saggio di Kant del 1763  intitolato Tentativo di introdurre il concetto di grandezze
negative in filosofia. Le tesi di Lucio Colletti (essenzialmente, delle critiche al concetto hegeliano di
negativit) compaiono in From Rousseau to Lenin, New York 1972; lopera pi classica di Deleuze 
ovviamente Diffrence et rptition, Paris 1968 (trad. it. Differenza e ripetizione, Bologna 1971); e vedi
anche Ernesto Laclau e Chantal Mouffe, Hegemony and. Socialist Strategy, London 1985, capitolo 3.
2 Vedi Richard Rorty, Philosophy and the Mirror of Nature, Princeton 1979 (trad. it. La
filosofa e lo specchio della natura, Milano 1986), in cui si dimostra che il concetto stesso di "storia
della filosofia  una costruzione (cio  un "costrutto e non una continuit naturale).
3 Leffetto sismico della reinvenzione virtuale dellUtopia in Bellamy non pu essere
sottovalutato. Essa ha dato la scossa a una serie di culture in maniera paragonabile soltanto allimpatto
di Cernisevskij sullarea pi limitata della Russia (ci furono almeno sei diverse traduzioni cinesi, tanto
per fare un esempio). Le reazioni concrete superano di gran lunga la risposta anarco-socialista di
Morris. Potremmo anche affermare che Guardando indietro abbia generato la prima vera distopia
totalitaria, Caesars Column di Ignatius Donnelly (1890), che precedette di diciassette anni Il tallone
d'acciaio di Jack London. Il fermento che innesc nelle Utopie femministe  documentato da Dolores
Hayden, The Grand Domestic Revolution, Cambridge (Mass.) 1981. Certo, potremmo dare il merito
allepoca pi che ai visionari utopisti che ha prodotto, perch dietro il progressismo borghese di quel
periodo, il cui monumento fu il movimento pragmatista in filosofia, giacciono le forze immense del
populismo: vedi Lawrence Goodwin, Democratic Promise: The Populist Moment in America, New
York 1976.
4 Il capitale, volume III, pp. 958-959: Il regno della libert comincia realmente soltanto dove
finisce il lavoro determinato dalla necessit e dalle convenienze esterne. Esso si trova per sua stessa
natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve battersi con la
natura per soddisfare le sue necessit, per sopravvivere e riprodursi, cos pure luomo civilizzato, il
quale deve farlo in tutte le forme sociali e sotto tutti i possibili modi di produzione. Questo regno della
necessit naturale si espande con il suo sviluppo, perch si allargano anche le sue necessit, ma al
tempo stesso si espandono le forze produttive atte a soddisfarle. In questa sfera la libert pu consistere
soltanto in questo, che l'uomo socializzato, i produttori associati, governano il metabolismo umano con
la natura in maniera razionale, portandola sotto il controllo collettivo invece di esserne dominati come
se fosse una potenza cieca, e ci riescono con il minimo consumo di energie e nelle condizioni pi degne
e adatte alla loro natura umana. Per esso resta sempre un regno della necessit. Il vero regno della
libert, lo sviluppo dei poteri umani come fine in s, inizia oltre i suoi confini anche se pu fiorire solo
avendo alla base questo regno della necessit. La riduzione della giornata lavorativa  il prerequisito di
base.
5 Goodwin e Taylor, The politics of utopia, cit., p. 59.
6 Ivi, pp. 129-137.
7 Herbert Marcuse, Eros and Civilization, cit. e Rudolf Bahro, The Alternative, London 1978
(1977, titolo originale Die Alternative).
8 Citato da J.C. Davis, Utopia and. the Ideal Society, Cambridge 1981, p. 21.
9 Potrei anche citare il mio scritto inedito sugli aspetti utopici dei film sulla grande rapina o sui
reati in grande stile.
10 Paul Lafargue, Le Droit  la paresse, Paris 1883 (trad. it. Il diritto allozio, Milano 1978).
Lafargue polemizza contro labuso della retorica della "dignit del lavoro e della sua funzione
nobilitante da parte dei capitalisti e dei loro ideologi.
11 Ci si sta riferendo a The Jobless Future di Stanley Aronowitz e William Di-Fazio, Minnesota
1994. Laltro fondamentale dibattito contemporaneo sul lavoro, alienato, non alienato e utopico, potete
trovarlo in Andr Gorz, Critique of the Economic Reason, London 1989 (titolo originale
Metamorphoses du travail, trad. it. Metamorfosi del lavoro, Torino 1952); ma vedi anche Bahro, citato
alla nota 7, e Moishe Postone, Time, Labor, and Social Domination, Cambridge 1996.
12 Elaborato per la prima volta nei manoscritti del 1844 d Marx. E infatti vedi Marx stesso sul
regno della libert, supra, nota 4.
13 Marshall Sahlins, The First Affluent Society", in Stone Age Economic, cit., p. 14. Il saggio 
in sintonia con Baudrillard e Pierre Clastres; vedi anche la nota 4 nel capitolo 12.
14 Vedi per una formulazione paradigmatica Jean Baudrillard, The Mirror of Production, Paris
1973 (titolo originale Le Miroir de la production, trad. it. Lo specchio della produzione, Milano 1979).
15 La dichiarazione di Sheila Kirkpatrick secondo la quale esisteva qualcosa come una vita
quotidiana sotto lo stalinismo ha suscitato lindignazione dei veterani della Guerra fredda, eppure,
lasciando da parte il monumentale Ein weites Feld di Gnter Grass, sarebbe meglio lasciare la parola
agli stessi esteuropei: vedi Slavoj iek, When the Party Commits Suicide, New Left Review, n. 238,
novembre-dicembre 1999; e per altre espressioni di quella che  stata battezzata Ostalgie, vedi Charity
Scribner, From the Collective to the Collection, "New Left Review, n. 237, settembre-ottobre 1999.
16 Slavoj iek, The Theft of Enjoyment", in Tarrying with the Negative, Durham (N.C.) 2003,
pp. 201-205.
17 Friedrich Schiller, Letters to the Aesthetic Education of Mankind, Cambridge 1967 (1795,
titolo originale Briefe ber die sthetische Erziehung des Menschen, trad. it. Lettere sulleducazione
estetica degli uomini in Saggi estetici, Torino 1959), e anche il notevole saggio di Gyrgy Lukcs sul
ruolo di Schiller nella tradizione marxista, in Beitrge zur Geschichte der Aesthetik, Berlino 1954 (trad,
it. Contributi alla storia dellestetica, Milano 1957).
18 Herbert Marcuse, Eros and Civilization, cit., p. 84.
19 William Morris, News from Nowhere and Other Writings, London 1993 (trad. it. Notizie da
nessun luogo, Milano 1984), p. 186.
20 Ursula K. Le Guin, Always Coming Home, New York 1985 (trad. it. Sempre la valle, Milano
1986), p. 48.
21 Secondo me, la rivista Wired  la patria di queste fantasie utopiche su Internet.
22 Anche se lera informatica  un nuovo mondo" le cui valenze utopiche o distopiche devono
ancora essere valutate, la propaganda utopista a favore della cibernetica (o della globalizzazione) ha
sfruttato quella che  essenzialmente la sua dimensione culturale o comunicazionale. Libri come The
World Is Flat di Thomas L. Friedman (New York 2005, trad. it. Il mondo  piatto) rendono chiaro che
(implicitamente o esplicitamente) c' unintera infrastruttura daffari la cui infrastruttura comunicativa
richiederebbe una rappresentazione assai diversa da quella offerta dalla solita retorica della democrazia
informazionale e comunicativa (che  anche stato il tema ideologico di base della filosofia
contemporanea, dallo strutturalismo ad Habermas). Infatti gli utopisti letterari non sono riusciti a
rimanere al passo con gli uomini daffari nel processo immaginativo e costruttivo, perseguendo varie
forme di Fancy globalizzata e ignorando uno sviluppo infrastrutturale globale in cui, da questa diversa
prospettiva, i Walmart decantati da Friedman diventano con notevole anticipo il prototipo di una nuova
forma di socialismo per la quale laccusa di centralizzazione si dimostra ormai irrilevante e mal
formulata dal punto di vista storico. In ogni caso si tratta sicuramente di una riorganizzazione
rivoluzionaria della produzione capitalista, e il nome adatto per questo nuovo stadio sarebbe
waltonismo o "walmartificazione, pi che postfordismo o "capitalismo flessibile, termini vacui e
puramente privativi o reattivi.
23 Il termine distopia  stato usato tradizionalmente (come in questa sede) per indicare le
rappresentazioni del futuro definite perfettamente da Martin Amis nel 1960 nuove mappe
dellinferno, predizioni vagamente lette come anti-Utopie. Le ricerche di Tom Moylan (vedi capitolo
12, nota 31) ci costringono a ripensare questo stereotipo, come vedremo tra poco.
24 T.W. Adorno e Max Horkheimer, Dialectic of Enlightenment, Palo Alto 2002 (titolo originale
Dialektik der Aufklrung, trad. it. Dialettica dellilluminismo, Torino 1966), pp. 95, 104.
25 William Morris, News, cit., pp. 140 e ss.
26 Ursula K. Le Guin, The Dispossessed, New York 1974 (trad. it. I reietti dell'altro pianeta -
Quelli di Anarres, Milano 1994), p. 82.
27 Ivi, p. 18.
28 Ivi, p. 211.
29 Ivi, pp. 98-99.
30 Ivi, p. 216.
31 Vedi Tommaso Moro, Works, volume iv, pp. 146-147: "Vedete come ormai in nessun luogo
c' libert di non lavorare o pretesto a non far nulla, non fiaschetterie, non birrerie, non bordelli, non
inviti a corruttela, non case di appuntamento e di mal affare: il vivere sotto gli occhi di tutti rende
necessario o il consueto lavoro o un riposo onesto.
32 Ursula K. Le Guin, The Dispossessed, cit., p. 347.  giusto aggiungere che Le Guin utilizza la
medesima figura nel suo attacco decisamente anti-utopista al socialismo intitolato The Ones Who
Walk Away from Omelas, The Winds Twelve Comers, New York 1975 (trad. it. I dodici punti
cardinali, Milano 1979); vedi inoltre il numero speciale di "Utopian Studies su questo testo: volume n,
nn. 1 e 2 (1991).
33 Samuel Delany, Trouble in Triton, Middletown (Conn.), 1996 (trad. it. Triton: unambigua
eterotopia, Milano 1995), p. 8. Il titolo  stato cambiato rispetto alloriginale Triton del 1976.
34 Vedi lanalisi di Carl Schmitt sulla "linea dellamicizia in Nomos der Erde, Berlino 1950
(trad. it. Il nomos della terra, Milano 1991), pp. 60-69: un confine oltre il quale "succede di tutto" fra
stati ufficialmente in pace tra di loro.
35 Carl Schmitt, Political Theology, Chicago 1996 (titolo originale Politische Theologie, trad. it.
Teologia politica, Milano 1970).
36 Antonio Negri, Insurgencies, cit., p. 324.
37 Raymond Williams, Politics and Letters, London 1979, p. 433.
38 I vari concetti attuali del post-umano scaturiscono forse dal Manifesto borg di Donna
Haraway (vedi capitolo 8, nota 16).
39 Tommaso Moro, Works, cit., volume rv, p. 117.
40 Famosa definizione di Samuel Huntington, elaborata in M. Crozier, Huntington e J.
Watanuke, The Crisis of Democracy, New York 1975.
41 Tommaso Moro, Works, cit., volume rv, p. 125.
42 Jean-Paul Sartre, Search of a Method, New York 1963 (titolo originale Critique de la Raison
dialectique, trad. it. Critica della ragione dialettica, Milano 1963), pp. 61, 100-101.
43 Qui devo fare riferimento a unanalisi inedita sullallegoria svolta in Consciousness
Explained che comparir nel secondo volume di The Poetics of the So dal Forms.
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Capitolo 11. Sintesi, ironia, neutralizzazione e il momento della verit.
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Perch mai non dovremmo ammettere che ciascuna delle opzioni offerte dalle nostre coppie di
opposti ha il suo momento della verit (domanda che porta subito alla grande questione relativista in
filosofia, allassorta contemplazione di Assoluti belligeranti e incompatibili o della molteplicit degli
eventi-verit).1 Si tratta di una perplessit risolta soltanto in apparenza dallo storicismo con le sue
molte verit che si avvicendano accompagnando la successione di modi di produzione radicalmente
diversi. Non sarebbe daltra parte ancora pi sconcertante una domanda capovolta, che chiedesse conto
del contenuto di verit del non-ancora, e dellefficacia dei vari futuri utopici ideati in passato?
 un problema evidenziato al meglio da un concetto esauriente di ideologia, in cui linevitabilit
dellideologia stessa  causata dal nostro ineludibile essere in situazione2: essere in situazione nella
classe, nella razza e nel gender, nella nazionalit, nella storia, in breve in tutti i tipi di determinazione, a
cui nessun individuo biologico pu sfuggire e che soltanto qualche attardato idealismo oppure una
filosofia illuminista incorreggibilmente razionalista e universalista sperava di poter trascendere.
Possiamo tuttavia affrontare il discorso anche a un livello pi elementare, in termini di
rappresentazione: se non c nulla nella mente che non sia stato trasmesso dai sensi, secondo il vecchio
dettame empirista, siamo anche in genere portati a pensare che non ci sia nulla nelle nostre possibili
rappresentazioni che non sia gi stato presente in qualche modo nella nostra esperienza storica.
Questultima d forma per forza di cose a tutti i frutti della nostra immaginazione, fornisce il contenuto
espressivo e figurativo dei pensieri pi astratti, dei desideri o delle premonizioni pi disincarnati. Anzi,
questo contenuto  esso stesso gi ideologico nel senso delineato sopra,  sempre collocato e ricavato
dalla concretezza di un contesto, persino nei casi in cui (soprattutto nei casi in cui) tentiamo di
raffigurarci qualcosa di assolutamente indipendente da noi, una forma di alterit il pi possibile aliena
rispetto al nostro background.
Qui la vecchia dialettica tra identit e differenza torna inevitabilmente con rinnovata forza, e
nulla  tanto ideologico e legato allio quanto il mio disperato tentativo di sfuggire alla mia situazione
con il pensiero immaginando ci che  pi remoto da me, pi alieno: la povert di queste immagini  il
segnale rivelatore della mia limitata esperienza e della mia incapacit di immaginare alcunch fuori da
me stesso. Ahim, lintellettuale che lutopista deve anche essere, sempre incatenato alle determinanti
della razza e della classe, della lingua e dellinfanzia, del gender e del sapere delimitato,  anche
gravato dallimpegno costitutivo allastrazione e alluniversale, vale a dire alla cancellazione
sistematica e opinionistica di tutte le determinanti concrete di un'ideologia propriamente utopica.
Questa cancellazione  tuttavia una repressione pi che unelaborazione.3 Come potrebbe essere
altrimenti quando  in gioco lUtopia in senso generale, e in senso particolare la sua volont di
immaginare la differenza pi radicale proiettandoci nel Novum di un inedito modo di produzione?
E' questo il motivo per cui tutte le nostre immagini dellUtopia, tutte le immagini possibili
dellUtopia, saranno sempre ideologiche e affette da una distorsione che nasce dalla necessaria
assunzione di un punto di vista che non pu essere corretto e neppure spiegato.  quanto dimostriamo
di fatto ogni volta che osserviamo che questo o quellutopista non poteva essere consapevole dei
successivi sviluppi sociali (come Aristotele con i limiti dello schiavismo),4 o che un dato problema era
estraneo alla sua esperienza. Tutte queste correzioni di rotta, simili a quelle di chi naviga alla cieca
tramite una bussola o un sestante, presuppongono che ci sia in fin dei conti, da qualche parte,
unimmagine corretta dellUtopia, che potremo raggiungere se terremo conto della parzialit
dellautore o se riusciremo a costruire una triangolazione che deduca da una serie di utopie diverse la
posizione della vera Utopia corretta. Ma non c unUtopia del genere, e tutte quelle di cui disponiamo
scontano senza possibilit di redenzione questo loro condizionamento di classe. Moro  contrassegnato
non soltanto dalla sua condizione di avvocato e londinese, di umanista vicino alla corte di Enrico VIII,
ma anche dalle ambiguit della transizione internazionale tra lordine medievale e la nascente
monarchia assoluta. La sua stessa possibilit di immaginare lUtopia  totalmente determinata da queste
apparenti limitazioni.
Allo stesso modo, Campanella  segnato dalla cultura ecclesiale, Fourier da tutta una serie di
fantasie piccoloborghesi e dal concetto di societ e di natura umana da commesso viaggiatore che non
possiamo pretendere che si scrolli di dosso, Bellamy  un classico borghesuccio americano di paese
nellepoca delle invenzioni, un Thomas Edison o un Ford della futura Utopia industriale (proprio come
Fourier desiderava essere il Newton dellUtopia, con tutta lingenuit dellautodidatta), e cos via,
senza dimenticare di aggiungere al profilo razza e genere sessuale.
Eppure questo dilagante storicismo, una volta che siamo consapevoli delle sue dinamiche,
dimostra la sua definitiva sterilit privandoci di qualsiasi possibilit di una nostra costruzione utopica.
Ora sappiamo che essa rifletter inevitabilmente poco pi della nostra posizione di classe. Insomma,
quale che sia la persistenza della forma utopica, il suo contenuto sembra irredimibilmente
compromesso, e siamo indotti a domandarci se sia possibile un Utopismo che non si riveli una mera
proiezione della nostra situazione. Ci significa che non pu esserci nemmeno una formulazione
minima delle domande utopiche in grado di conservare in qualche maniera ununiversalit efficace?
Non possiamo immaginare unUtopia a grado zero, unUtopia in cui il contenuto  stato ridotto alla sua
innegabile validit per tutte le societ?
 sempre stata una grande dote di Adorno quella di saper rendere utilmente pi complessi i
problemi semplici mentre semplificava quelli complicati, squarciando le antinomie e usando in maniera
produttiva lidealismo e il materialismo uno contro laltro nel movimento di un pensiero liberato in
questo modo dalla paralisi. Non  affatto sorprendente che dobbiamo proprio a questo pensatore una
proposta minimalista mirata a chiarire le nostre opzioni nellattuale situazione.
Colui che chiede qual  il fine di una societ emancipata riceve risposte tipo lesaudimento delle
possibilit umane o la ricchezza della vita. Proprio come  illegittima la domanda inevitabile,
altrettanto inevitabile  la repellente sicurezza della risposta che fa venire in mente lideale
socialdemocratico della personalit esposto dai barbuti naturalisti degli anni novanta dellOttocento,
che volevano vivere una buona vita. La sensazione genuina la si pu trovare solo nella risposta pi
cruda: che nessuno patir pi la fame. Ogni altra risposta sostituisce a una condizione che doveva
essere definita soltanto dai bisogni umani le consuetudini di un sistema organizzato attorno alla
produzione come fine.5
Possiamo capire adeguatamente limmediato assenso a questa proposta solo se teniamo presente
il bersaglio della critica. Non  pi molto chiaro quali utopisti della Seconda internazionale avesse in
mente Adorno, speriamo non includesse anche la maiuscola figura di Morris! Comunque sembra
abbastanza evidente che la bordata  diretta contro le fantasie utopiche organizzate attorno al piacere o
al godimento. Adorno era un filosofo (e unesteta) il cui interesse organizzativo precipuo era la
sofferenza, il dolore insanabile, perci non era molto tollerante nei confronti delledonismo,6 e infatti
questo passo dimostra che per lui il tentativo di sostituire alle sofferenze il piacere devessere
denunciato in quanto frivolo e offensivo per le vittime.
Possiamo anche essere tentati di concludere che Adorno non riconoscesse una grande utilit alle
attivit della fantasia utopica, la cui passione per i dettagli poteva solo essere un lusso esecrabile dal
punto di vista della fame di massa. (Perci Adorno riproduce uno dei paradossi da cui siamo partiti,
cio lapparente incompatibilit nellutopista classico tra lindignazione sociale o la rabbia profetica e il
piacere artigianale dellhobby utopista.) Potremmo anche chiederci se questa particolare denuncia non
implichi un rifiuto della narrazione, soprattutto quando questa promette di riorganizzare limpulso
utopico come campo e di fondare lUtopia come genere. Dal punto di vista della narrazione, infatti,
lamore di Adorno per il tour de force formale di Beckett, Finale di partita, ci porta il pi vicino
possibile alla non-narrazione pur rimanendo ancora entro il territorio dellestetica (per Adorno una
necessit assoluta). Certo, lUtopia  una forma mista, ma le sue cosiddette porzioni non narrative, le
prolisse escursioni nel nuovo paesaggio utopico in compagnia dei vassoi di Skinner, sono ancora forme
di contenuto e modalit figurative (diversamente dalle cancellazioni con cui Beckett neutralizza
abilmente il contenuto di ogni possibile situazione ed evento, di ogni atto possibile). La stessa estetica
potrebbe essere sicuramente considerata unenclave utopica nel mondo di Adorno, ma unenclave
particolarmente transitoria ed effimera, una via di fuga che pu durare solo un attimo prima di essere
riassorbita nellincubo e nel dolore contro cui si  levata la sua effimera protesta, e di cui  stata una
brevissima espressione dissonante.
Comunque lavversione alledonismo non esclude in Adorno la valorizzazione della felicit,
anche se di una felicit che si rivela soltanto un momento fulmineo ed effimero.
Rien faire comme une bte, stare a galla sullacqua a guardare tranquillo il cielo, essere,
nient'altro, senza altra specifica o appagamento, ecco cosa potrebbe sostituire processo, attivit,
soddisfazione e quindi mantenere la promessa della dialettica di rifluire alla fine alle sue origini.7
Eppure anche qui una simile possibilit  evocata di contro alla cieca furia attivista della
societ, e come tutti i filosofi furbi Adorno evita una teoria che darebbe un contenuto alla felicit o le
presterebbe una tematizzazione (come se la felicit fosse qualcosa che resiste assolutamente alla
simbolizzazione quanto il Reale di Lacan). Detto altrimenti, la felicit non pu diventare un fine in s
senza essere risucchiata in quel sistema weberiano di mezzi e fini da cui doveva offrire una forma di
fuga. Quindi la felicit  la medesima cosa del rifiuto del contenuto, unintransigenza che non pu
essere macchiata dalla nostalgia per i sistemi arcaici come il dono, n dalle visioni futuribili concepite
dai socialisti barbuti. Le rivendicazioni del bisogno devono restare assolute e apodittiche, e il risultante
senso di colpa reincorporer quello dellOlocausto e intimidir gli utopisti di destra e di sinistra: come
amava dire Adorno, restando aggrappato alla negazione determinata.8
Tuttavia le posizioni di Adorno sullUtopismo vanno ancora oltre, dato che implicano una presa
di posizione fondamentale su quell'incubo che  la storia umana, qui dipinta come unattivit incessante
e frenetica di cui il capitalismo  soltanto lultimo stadio, il pi parossistico. La storia naturale
intercetta e ha il sopravvento sulla variante puramente umana, e questa vicenda millenaria di lotte
interminabili e reciproca aggressivit, di inevitabile miseria e arbitrari trionfi, e viene giudicata come
unavventura basata sullistinto apparentemente biologico e darwiniano dellautoconservazione.9
Il sottotesto filosofico di questa stupefacente ipotesi risiede nellassunto che l'"istinto di
conservazione" non sia affatto un istinto ma piuttosto una specie di ideologia o come minimo un
meccanismo ideologico. Tutte le societ umane, forzatamente strutturate attorno alla penuria e al
potere, sono state costrette a programmare i propri sudditi in maniera tale da plasmare uno sforzo
apparentemente primordiale volto a far s che ciascuno conservi il proprio io a ogni costo; il che
significa, al costo degli altri io. Questo "io, che poi ognuno tesaurizza e protegge gelosamente contro
le incursioni da fuori,  una forma di propriet, in un certo senso la primissima attorno alla quale sono
organizzate tutte le nostre battaglie private e sociali. Pertanto le riflessioni di Adorno rinnovano in
maniera inattesa i loro legami con le tradizioni utopiche pi antiche e pi radicate: quelle
dell'abolizione della propriet privata. Ci che ora si tratta di abolire  la propriet privata dellio, con
linatteso risultato che la morte stessa, la pi privata di tutte le esperienze, di cui Heidegger afferma che
essa  "je mein eigener, che solo io posso farne esperienza, perde il suo aspetto minaccioso visto che
non  pi in grado di privarsi della cosa pi preziosa.
Ma questa rinuncia alla forma estrema di propriet privata non ci lascia in una condizione che
non riconosciamo pi come umana?  una conseguenza che Adorno era disponibile a contemplare,
come testimonia il suo ideale etico solo in parte ironico: "vivere come placidi bestioni.10 LUtopia,
allora, la caduta dellistinto di conservazione, nascerebbe come uno stato in cui, come per gli animali,
diventa concepibile una vita nel puro presente, una vita spogliata di tutte le paure della sopravvivenza e
priva delle angosce riguardo al futuro, di tutta quell'infinita battaglia tattica e strategica, della cura
che struttura la storia o preistoria umana, e nella cui assenza una natura umana
irriconoscibile prenderebbe il posto di questa.  un pensiero terrificante nella misura in cui postula
lalterit radicale ed estrema e incoraggia visioni di un lontano futuro in cui avremo perso quasi tutto
ci che ci rende identificabili a noi stessi come umani: la visione di una popolazione di esseri senzienti
che brucano nelleterno presente di un giardino, privi di aggressivit o bisogni. In un futuro del genere
saremo diventati davvero alieni nel senso fantascientifico del termine, una prospettiva calcolata, come
abbiamo gi visto, per attizzare i pi classici terrori dellUtopia.
La richiesta utopica minima di Adorno, perci, lungi dallessere puramente formale e priva di
contenuto ideologico, veicola i temi e gli addentellati pi complessamente storici. Da un lato il senso di
colpa irredimibile della condizione umana toma in continuazione alla supremazia della sofferenza, e
grida con Dostoevskij e Sartre che lUtopia e larte sono prive di valore di fronte al dolore di un solo
bambino, mentre dallaltro lato ricompare in questo pensatore iperintellettuale, cos impermeabile alla
nostalgia, il vecchio desiderio di serenit tipico degli animali o dei deboli di mente, da Wordsworth,
Flaubert e Whitman fino ai tempi moderni. Ange ou bte?  probabile che l'alterit utopica trovi la sua
utilit sul versante dellimmaginazione del post-umano e persino dellangelico.
Dobbiamo pertanto concludere che la ricerca di una domanda minima utopica, di un grado zero
della realizzazione utopica universalmente riconosciuto, persino di una richiesta cos apparentemente
ovvia come nessuno patir mai pi la fame, non pu sfuggire al campo di forza dellideologia e della
condizione di classe. Di fronte alla molteplicit degli interessi utopici che abbiamo visto in violenta
contrapposizione reciproca, la posizione di ripiego diventa allora necessariamente quella pluralista, in
cui prendiamo atto dellautenticit dellimpulso utopico investito in ciascuna opzione, per quanto possa
essere distorto, mentre al tempo stesso cerchiamo di identificare il suo momento della verit e di
isolare e accaparrarci la sua specifica energia utopistica.
Questa apparente capitolazione di fronte al buon senso e al pluralismo liberale o umanista esige
tuttavia un metodo pi complesso del solito affastellamento dialettico di pi soluzioni. Decisivo  il
modo in cui sono concepiti la verit e il suo "momento. Una visione sostanziale di questultimo genera
inevitabilmente una specie di sensazione di progresso, un movimento coronato da una nascente
riflessivit, un arrivo allautocoscienza del processo utopico. Un simile metodo di valutazione ha tutta
laria di una brutta caricatura dellhegelismo e offre i soliti bersagli alla critica antistoricista. Tuttavia
lerrore sarebbe pensare che il non errore, la verit, anche quella verit minima che dovrebbe
sopravvivere nei cosiddetti momenti della verit, sia un fenomeno positivo. Non useremo
adeguatamente questo concetto fino a quando non avremo afferrato la sua negativit critica. Si tratta in
altri termini di uno strumento concettuale destinato non a produrre una rappresentazione completa ma
piuttosto a screditare e demistificare le pretese di rappresentazione completa del suo opposto. Il
"momento della verit non  quindi una cosa concreta, non  una pepita concettuale che possiamo
estrarre e mettere da parte prevedendo di usarla come mattone di un sistema futuro. La sua funzione
non  in lei ma nella sua capacit di negare radicalmente la propria alternativa.
Quindi il momento della verit nella visione bucolica di Le Guin, nella sua perorazione della
campagna e del villaggio, non ha nulla a che vedere con l'attrattiva di queste illusioni ideologiche se
non nella misura in cui questa attrattiva pu regalare un potere critico al suo momento della verit e
renderlo pi efficace. La funzione radicale della visione di Le Guin consiste quindi nella
demistificazione e nella negazione della visione altrettanto ideologica di Delany della citt utopica. E,
come prevedibile,  vero anche linverso ed  quindi nella fantasia urbana di Delany che troviamo i
mezzi per contestare la campagna idilliaca di Le Guin (che ovviamente comprende anche la tecnologia
guerriera che la interrompe brutalmente). La zona senza licenza rifiuta tutto quanto vi  di
compiacente e specioso, celebratorio e illusorio nelle ideologie della natura, mentre la serenit del
villaggio proietta sulla febbrile agitazione urbana il silenzio di un giorno del giudizio altrettanto definitivo.
Posso chiarire meglio le conseguenze di questo metodo raffrontandolo con una posizione critica
a cui sembra apparentato. Mi sto riferendo allinteressante The Boundaries of Genre di Gary Saul
Morson, del 1981,11 che fonde unanalisi del Diario di uno scrittore di Dostoevskij, un testo menippeo
se mai ce n stato uno, tanto pi se lo si considera, come fa Morson, come una singola opera organica,
con una teoria delle utopie e in particolare del genere utopistico. La tesi dellautore  che Dostoevskij
non fosse affatto un reazionario come abbiamo sempre pensato (in realt, dato che era evidentemente
un reazionario, sarebbe forse meglio sostituire a questo termine la definizione anti-utopista); lo
dimostrerebbe lesistenza, accanto a testi chiaramente anti-utopici come le Memorie dal sottosuolo,
dellepisodio del "Grande inquisitore nei Fratelli Karamazov e de I demoni, di brani pi visionari ("Il
sogno di un uomo ridicolo) o, per essere pi esatti, della coesistenza allinterno del Diario di uno
scrittore di testi e aspetti utopici e anti-utopici luno accanto allaltro. Tuttavia questa potrebbe
costituire semplicemente la prova di una basilare ambivalenza politica in Dostoevskij, forse spiegabile
facendo ricorso alla cronologia o al mutevole e imprevedibile contesto politico.
La tesi di Morson  invece assai pi interessante dato che, come suggerisce il titolo, in questo
saggio lautore vuole fare appello a unintera dialettica del genere: non soltanto ancorare il genere
utopico a un concetto di parodia derivato dal formalismo russo, ma anche sostenere che il sistema
parodistico ricaverebbe da se stesso variazioni sul proprio genere. Quindi un genere identificato come
anti-Utopia si riveler una parodia (nel senso complesso e caratteristico del termine che propone
Morson) delloriginale filone utopico, e finger di prenderlo sul serio  la Swift o persino  la Orwell,
solo per dimostrare meglio quanto lUtopia finisca per essere implausibile, per non dire indesiderabile.
Quindi, in due passaggi complessi e fondamentali, l'autore passa a dimostrare che parecchi esempi
tradizionali di queste due categorie di genere sono in realt inseribili, a unanalisi pi accurata, anche
nellaltra categoria. E cos scopriamo che una classica anti-Utopia, Noi di Zamyatin,  un esempio del
filone utopico12 mentre, in un ultimo giro di valzer dialettico, il testo seminale del genere utopico,
lopera eponima di Tommaso Moro, mostra di contenere accanto agli ingredienti utopici tutte le qualit
necessarie di unanti-Utopia, di una parodia o di una satira.  questa una tesi che risolve un certo
numero di problemi relativi alla storia della ricezione del libricino di Moro, e anche, almeno in forma
implicita, un ampliamento del dialogismo di Bachtin in modo da includere dissenso e disaccordo non
soltanto tra i dialoganti ufficiali (Moro e Itlodeo) ma entro la struttura del testo stesso.
Lanalisi di Morson non si limita a questo ma procede postulando una terza forma, la
metaparodia o meta-Utopia, che comprende sia lUtopia che la sua rivale, e che in seguito spiegher
anche tutto quanto risulterebbe altrimenti enigmatico, incoerente o contraddittorio nel Diario di uno
scrittore.  una soluzione soddisfacente? Non siamo piuttosto tentati di sospettare uninutile
moltiplicazione di entit immaginarie, in questo caso i generi, in una discussione che confessa
volentieri che se non ammettiamo consapevolmente lesistenza di uninedita terza forma il testo di
Dostoevskij potrebbe benissimo sembrare un disastro caotico?
Non voglio snobbare la qualit dialettica di questa tesi, e nemmeno ignorare lo spazio che apre
alle opposizioni e negazioni. Voglio soltanto introdurre un altro insieme di coordinate, quelle di
modernismo e postmodernismo, e osservare che, almeno com formulata da Morson, la sua tesi 
ancora offerta in gran parte entro una cornice letteraria modernista che evoca i temi complessi
implicati nellinterpretazione letteraria13 e che si basa su unintera retorica della riflessivit letteraria:
I suoi margini giocano sulla loro stessa marginalit, le comici... diventano parte di unopera
letteraria che include consapevolmente quanto altrimenti non sarebbe considerato parte dellopera vera
e propria.14 Il Don Chisciotte resta un riferimento cruciale quando la meta-Utopia si avvicina a un
valore modernista, come quello dellautocoscienza o della riflessivit. In questo caso allora la teoria in
questione pu essere subito identificata da, e riportata a, uno dei supremi valori e concetti letterari
dellepoca, cio lironia. Perch  con lironia che siamo in grado di avere la botte piena e la moglie
ubriaca e negare quanto affermiamo mentre affermiamo quanto neghiamo. Infatti lironia  la sintesi di
opposti stabilita nel periodo modernista, e in quanto supremo valore modernista (da Thomas Mann a
Paul de Man)15  sia distinta da tutte le specifiche ironie singole del testo sia attestata da ciascuna di
esse (Morson ne cita due, l"ironia delle origini o prospettivismo,16 e luso dellironia in maniera
puramente anti-utopica).17
 a questo punto che sono finalmente in grado di chiarire la cocciuta negativit che ha sempre
lasciato perplessi i lettori di Utopiques di Louis Marin, e anche di spiegarmi meglio a quegli utopisti
convinti che alcune formulazioni proposte nei miei saggi precedenti18 fossero autolesioniste e
deprimenti, se non del tutto disfattiste (Utopia come forzata mancanza dimmaginazione). A questo
chiarimento arriveremo per soltanto al prezzo di unaccanita ostilit nei confronti dellironia (in
spirito assai postmoderno) e di un ripudio di principio del valore modernista della riflessivit. Soltanto
questa precisazione negativa ci permetter di rivendicare una posizione distinta da quella di Morson ma
a essa collegata. Per fare ci sar opportuno tornare a Marin e al suo utilizzo dello schema semiotico di
Greimas che, come ricorderete, distingue la contraddizione dal suo contrario logico.
Fin quando pu essere postulata logicamente una contraddizione anche di questultimo,
otteniamo un diagramma con quattro posizioni base. Sarebbe davvero unironia identificare il
cosiddetto termine complesso come una forma di Ironia (quando per tante persone "ironia significa
non prendere una posizione decisa, nell'essere n pro n contro, insomma), per usare la nostra
caratterizzazione del suo opposto, il termine neutrale.
In realt il termine complesso tenta di tenere il piede in due staffe e di definirsi sfruttando tutto
quanto pu essere in teoria positivo nei due poli dellopposizione. Se questa combinazione  utopistica,
come hanno proposto in tanti, allora  un Utopismo negativo, fondato sulle illusioni della
rappresentazione e del contenuto affermativo, e lironia modernista condivide queste illusioni in una
maniera specificamente estetica ed estetizzante, valorizzando larte come spazio in cui gli incompatibili
possono raggiungere un tipo positivo di pienezza. In questo modo la classica caricatura che si fa di
Hegel e della filosofia dialettica postula lunificazione dei due termini principali come "sintesi (in
Greimas il termine "complesso). Non solo questo  il tipo di risoluzione spuria che abbiamo criticato
poco fa nel nostro inventario delle opposizioni utopiche, ma  anche lo spazio del valore modernista
dellironia, che promette, se non di riconciliare lopposizione fondamentale in questione (Arte e Vita,
Pubblico e Privato, Citt e Campagna, Corpo e Mente), almeno di permetterci di pensare e praticare le
due cose al tempo stesso. Quindi lironia  anche una maniera di unire gli opposti, e grazie a lei
possiamo nello stesso istante credere nellimportanza della politica e abbracciare tutto quanto
perderemmo qualora indulgessimo nella pratica politica. Thomas Mann , come noto e per sua stessa
ammissione,19 uno specialista di queste interminabili ironie (anzi, ci sguazza) che da un altro punto di
vista sono anche il medium stesso della riflessivit e dellautocoscienza modernista dato che
permettono di essere in due posti al tempo stesso, entro lazione o limpegno e fuori in maniera pi
disincarnata, nello spazio alquanto diverso della consapevolezza riflessiva di esso e di noi stessi.
Comunque credo che sia anzitutto la disposizione delineata dal concetto morsoniano di
metagenere e di meta-Utopia a permetterci di essere al tempo stesso utopisti e anti-utopisti e di librarci
per un istante nello spazio sospeso in cui siamo entrambe le cose e nessuna delle due, in cui il dado non
 ancora tratto (e non lo sar mai). Come ho sostenuto altrove, lironia  lespressione quintessenziale
del tardo modernismo e dellideologia del moderno come  stata sviluppata durante la Guerra fredda (le
cui tracce e problemi reca a mo' di stimmate).
Sotto unaltra prospettiva, pi attenta al problema metodologico, possiamo dire che lironia
crede ancora nel contenuto, e che la sua quadratura del cerchio non sfugge allimpasse in cui ci ha
lasciato il tentativo di valutare le varie forme di contenuto utopico. Il problema che dobbiamo
affrontare adesso  come tornare al formalismo (al formalismo assoluto) dei nostri precedenti capitoli, e
come inventare un formalismo del genere non tramite una sintesi spuria o una sovrapposizione ironica
dei nostri opposti ma piuttosto attraversando tutti quei contenuti contraddittori fino a sbucare dallaltra
parte.  appunto la possibilit che sembra prometterci il quadrato semiotico.
Infatti adesso il nostro schema ci permette di identificare, seguendo la guida di Marin, unaltra
posizione possibile, cio quella sintesi di due negazioni che Greimas chiamava termine neutrale.
Non entrambe al tempo stesso ma n luna n laltra, senza che si dia una terza possibilit. Questa
posizione neutrale non tenta di mantenere uniti nella mente due aspetti sostanziali, due positivit, ma di
mantenerne due negativi o privativi accanto alle loro rispettive negazioni. Non  affatto un esercizio
meno faticoso, e il suo rapporto con il cinismo postmoderno andr indagato e confrontato con
quellestetismo modernista altrettanto ideologico che nasce dallironia e dalla riflessivit. Ma questo
esercizio chiarir per lo meno lapproccio alle opposizioni utopiche qui proposte. Esse non devono n
essere fuse in una qualche sintesi organica umanista n cancellate e abbandonate del tutto, bens
conservate e affilate, rese pi virulente. La loro incompatibilit e addirittura incommensurabilit sar
uno scandalo per la mente, ma uno scandalo che rester vivo e vegeto e che non potr essere eliminato
con il pensiero, risolvendolo o eliminandolo.  la pietra dinciampo della Bibbia che d il suo sapore e
la sua amara freschezza allUtopia, se ancora  possibile pensarla.
Unaltra maniera per arrivare a questo risultato ha a che vedere con quella che Paul de Man
amava chiamare la tematizzazione, una cugina concettuale della reificazione e una maniera per
designare linguisticamente le tentazioni della positivit in un mondo dialettico in cui (usando la famosa
definizione di Saussure) non ci sono termini positivi ma soltanto differenze.20 Detto altrimenti,
tematizzare significa assegnare una figurazione stabile o unespressione simbolica a un sistema in
movimento; il che induce un dogmatismo del significante per il quale i significati sono fissi e stabili, e
si vedono assegnati contenuti definitivi. A questo punto la prospettiva linguistica o decostruttiva si
unisce a quella della critica ideologica sopra delineata. In parole povere, qualsiasi termine positivo o
sostantivo in cui si sar tematizzata lUtopia rifletter lideologia di classe del suo inventore (e del suo
pubblico).
Il diagramma seguente suggerisce allora lo spirito con cui possiamo disporre in maniera
produttiva la contraddizione, per esempio, tra lUtopia della citt e quella della campagna.
Quanto detto sinora sembra lasciarci in una situazione assai poco promettente, in cui non
possiamo accettare alcuna visione sostanziale o positiva dellUtopia, e devono essere contestate tutte le
specificazioni concrete dell'Utopia in un processo che ricorda ci che la dialettica negativa di Adorno
proponeva di fare per la filosofia e per le sue proposizioni (e che fa anche la decostruzione derridiana in
maniera talmente decisa che, a differenza di Adorno, rifiuta persino qualsiasi concetto positivo o
sostanziale del proprio metodo negativo, anzi, del metodo in quanto tale).21 Nel capitolo finale vedremo
se  ancora possibile ottenere alcunch di utopico in circostanze e con limitazioni del genere.
Dobbiamo prima affrontare, tuttavia, un tipo molto diverso di negazione, che tenta di cancellare del tutto e in quanto tale la forma utopica.
...
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...
NOTE:
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1 Un concetto centrale nella filosofia di Alain Badiou.
2 Vedi David Simpson, Situatedness, Durham (N.C.) 2003.
3 Questa critica degli intellettuali e del loro idealismo professionale mi sem bra sia stata la forza
propulsiva nelle ricerche di Pierre Bourdieu. Il ruolo dellantintellettualismo nellanti-Utopia non
dovrebbe essere sottovalutato.
4 Vedi Marx su Aristotele nel Capitale, volume I, pp. 151-152.
5 T. W. Adorno, Minima Moralia, London 1974 (1951, trad. it. Minima Moralia, Torino 1991),
pp. 155-156.
6 Come osserva giustamente Rose Subotnik, non cita mai Haydn (Developing Variations,
Minneapolis 1991, p. 50).
7 T. W. Adorno, Mnima Moralia, cit., p. 156.
8 T. W. Adomo, Philosophie der neuere Musik, cit., p. 33.
9 T. W. Adomo e Max Horkheimer, Dialectic of Enlightenment, cit., pp. 22-23.
10 T. W. Adorno, Negative Dialectics, New York 1973 (1966), p. 299 (trad. it. Dialettica
negativa, Torino 1971).
11 Gary Saul Morson, The Boundaries of Genre, Austin (Texas) 1981.
12 Vedi capitolo 2, nota 21.
13 Gary Saul Morson, Boundaries of Genre, cit., p. 174.
14 Ivi, p. 167.
15 La definizione di Paul de Man sulla "ironia delle ironie di Schlegel (Blindness and Insight,
Minneapolis 1997 [trad. it. Cecit e visione, Napoli 1971], pp. 221-222: Mit der Ironie ist durchaus
nicht zu scherzen ecc)  un momento determinante. Vedi anche la mia analisi di de Man in A Singular
Modernity, pp. 106-118; vedi anche Postmodernism, pp. 258-259.
16 Gary Saul Morson, Boundaries of Genre, cit., p. 77.
17 Ivi, p. 155.
18 Vedi il mio Progress versus Utopia, or Can We Imagine the Future?, in Archaeologies of the
Future, part II (Archeologie del futuro: Fantascienze, di prossima pubblicazione in questa collana):
dato che questo saggio  stato molto citato e nonostante gli aggiornamenti che il lettore noter
nellattuale volume ripropongo senza cambiamenti loriginale.
19 Vedi Thomas Mann, Betrachtungen eines Unpolitischen, 1918 (trad, it., Considerazioni di un
impolitico, cit.), e in tutto il resto della sua opera.
20 Vedi il mio The Prison-House of Language, Bari 1967 p. 15.
21 Sto facendo riferimento alla decostruzione classica" pi che allattuale decostruzione positiva.
...
.
...
Capitolo 12. Viaggio nella paura.
...
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...
12.1.
...
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...
I lettori hanno tutto il diritto di domandarsi che cosa troveranno mai da leggere a Utopia, il
timore implicito essendo la scarsa fiducia che una societ priva di conflitti possa produrre storie
eccitanti. Anche alcuni utopisti sinterrogano su questo aspetto. Il narratore di Bellamy legge il
"capolavoro del massimo scrittore del futuro e osserva quanto segue:
Nessun ammiratore del grande romanziere del ventesimo secolo si offender se dico che a una
prima lettura ci che mi ha pi impressionato non era tanto quello che trovavo nel libro quanto quello
che ne era rimasto fuori. I narratori dei miei tempi avrebbero giudicato la produzione di mattoni senza
paglia un ben lieve compito rispetto alla costruzione di un romanzo da cui devono essere esclusi tutti
gli effetti ricavabili dal contrasto tra ricchezza e povert, educazione e ignoranza, rozzezza e
raffinatezza, alto e basso, e tutti i temi scaturiti dallorgoglio e dallambizione, dal desiderio di essere
pi ricco o dal terrore di diventare pi povero, assieme alle sordide angosce di ogni genere per s e per
gli altri; un romanzo in cui dovrebbe esserci la passione amorosa, per immune dalle barriere artificiali
create dalle differenze di stato o reddito, che non rispondono ad altra legge che a quella del cuore.1
Eppure evidentemente il romanzo immaginario riesce a veicolare unimpressione generica
dellordinamento sociale del ventesimo secolo, unimpresa in apparenza meno ardua in assenza dei
mali sopraelencati, dei quali sembra essere sopravvissuta soltanto la battaglia tra i sessi (come
testimonia il suo titolo, Penthesilea). Skinner sceglie una strada diversa, e il suo demiurgo utopico
sostiene: Non produrremo mai un mondo tanto soddisfacente da non avere posto per larte,2 una
notazione che sembra sottolineare il classico sodalizio tra infelicit e creazione artistica.
Per la sua tesi  di natura pi sociologica e lo porta a sostenere, mentre ricorda il supporto
finanziario e il tempo libero che offre Walden:
Perch la nostra civilt [gli Stati Uniti del dopoguerra] non dovrebbe produrre arte con la stessa
abbondanza con cui produce scienza e tecnologia? Naturalmente perch mancano le condizioni giuste.
 a questo punto che subentra Walden Due... Vi serve la cultura. Vi serve una vera occasione per i
giovani artisti... Una grande cultura produttiva deve stimolare un gran numero di giovani ed
esordienti... Non aspettatevi unEt delloro.,.3
E ci mostra una collezione di quadri promettenti, che non  ben chiaro se siano figurativi o
modernisti (in parole povere, non si sa se questa particolare Utopia abbia gi affrontato la crisi della
rappresentazione). Ma  ovvio che le arti visive, l'architettura e la musica, e forse la poesia lirica,
devota per sua natura alleterno umano, offriranno possibilit meno problematiche del romanzo (o
anche della narrazione cinematografica, su cui poche Utopie contemporanee si soffermano).
In tante di queste Utopie sembriamo avvicinarci a quella condizione notoriamente profetizzata
da Hegel come "la fine dellarte, una formula con cui il filosofo intendeva la sostituzione dellarte,
intesa come modo per avvicinarsi allAssoluto, con la filosofia. Tuttavia Hegel non sembra avere
previsto la fine di tutta la produzione artistica ma soltanto di quel genere di opere che oggi tenderemmo
ad associare al modernismo, cio di quelle animate da aspirazioni filosofiche.4 La produzione artistica
essenzialmente decorativa sopravviver nellUtopia filosofica di Hegel (il quale cita chiaramente la
pittura olandese di genere) e questo sembra valere anche per lUtopia di Skinner, in cui il gusto
personale e lideologia estetica dello scrittore utopico rientrano in gioco e, come avveniva con Moro e
con la sua nota preferenza per larchitettura romanica, determinano qualche dettaglio marginale.
Soltanto in Morris troviamo una revisione vigorosa di questi atteggiamenti perch nel pieno del
revival gotico di Ruskin (per arrivare a quella che chiamiamo arte moderna dovremo attendere ancora
qualche decennio) il rifiuto dellarte dei suoi contemporanei cambia del tutto il quadro.
 vero che nel diciannovesimo secolo, quando cera cos poca arte e cos tante chiacchiere
attorno a essa, si teorizzava che larte e la letteratura dimmaginazione dovessero trattare la vita
contemporanea. Non lhanno mai fatto, anche se ne avevano la pretesa; lautore aveva sempre cura... di
mascherare o esagerare o idealizzare o di farlo strano" [sic!] in una maniera o nellaltra, di modo che
nonostante tutta la verisimiglianza avrebbe potuto benissimo trattare i tempi dei Faraoni.5
Laccusa  duplice, e sostiene che lideologia di classe scende in campo per impedire qualsiasi
rappresentazione accurata delle miserie della societ contemporanea mentre suggerisce che ci sia sin
dallinizio qualcosa di sbagliato in unestetica che desidera fornire una mimesi della vita
contemporanea. Questo attacco  indirizzato contro il romanzo come forma (a parte i testi utopisti, il
corpus letterario di Morris consisteva essenzialmente di poemi amorosi) e sposta in pratica il baricentro
estetico dalla letteratura allarchitettura (e al design), nel pieno spirito del suo maestro Ruskin. Eppure
nel caso di Morris sarebbe paradossale evocare la fine dellarte visto che il suo fondamentale
programma utopistico (e pratico-politico) consiste nella trasformazione del lavoro alienato in una
ricerca della bellezza.
La perdita di questo sprone competitivo alla fatica non aveva fatto alcunch per interferire con
la produzione necessaria della comunit, ma come cera riuscito, se aveva reso gli uomini meno
brillanti dando loro troppo tempo per pensare o per gli oziosi rimuginamenti? ... Il rimedio era... la
produzione di quanto allora veniva chiamato arte, ma che adesso tra noi non ha nome perch 
diventata una parte necessaria del lavoro di ogni produttore.6
Quindi possiamo sostenere che larte scompare da questa Utopia soltanto nel senso in cui, come
con Marcuse e con gli utopisti degli anni sessanta del Novecento,  realizzata e generalizzata in tutta la
societ nelle forme della estetizzazione della vita quotidiana (in Morris il termine arte indica
caratteristicamente il lavoro non alienato).
In questo passaggio sentiamo le prime fitte di una paura gi implicita nel concetto di arte cos
come appariva negli altri testi utopici affrontati in precedenza, una paura che diventer un vento di
tempesta negli anti-utopisti:  banalmente il terrore della noia. Le titubanze di Bellamy riguardo al
romanzo del futuro, che sembra trovare posto soltanto per le ambasce d'amore (va ricordato che un
amore tragico  anche il fait divers inserito al centro di Notizie da nessun luogo), fanno pensare, come
le energiche rassicurazioni di Skinner, che un ordine sociale incapace di produrre storie interessanti ed
eccitanti non sar necessariamente o poco interessante o tedioso. (Quanto al contributo di Callenbach,
che potrebbe essere descritto come una specie di estetica da Silicon Valley votata allinvenzione e
allimprenditoria, Morris cimpone in anticipo una doccia scozzese osservando seccamente riguardo
alla propria "epoca del riposo che "non  unet delle invenzioni.)7
Quindi l'arte diventa un sintomo cruciale, se non della qualit della vita quotidiana a Utopia,
almeno di ci che la gente teme che essa possa diventare, e la rappresentazione artistica dellEvento, si
tratti di un qualsiasi fatto importante, di una lotta o di un conflitto, o addirittura della storia, diventa il
laboratorio sperimentale in cui ci  dato scoprire quali soddisfazioni lUtopia stessa prometta ai soggetti
moderni. Pertanto lopera darte dentro lopera darte, la mise en abyme di Gide (il buco vuoto di
Bloch, quello dellopera d'arte dentro il romanzo d'artista) diventa la miniatura in cui le pi eclatanti
assenze dellUtopia vengono riprodotte con minuzia e nitore, e quanto poteva nasconderle a un livello
esteriore, sul piano del dibattito politico e sociale o della produzione economica, risulta disattivato nel
regno della pura estetica. In un mondo in cui anche la produzione  diventata puramente estetica, in cui
il politico s' inaridito e la Storia  giunta a una fine diversa da quella predetta con sentimenti
contrastanti da Alexandre Kojve, in un mondo del genere soltanto la fine dellarte pu salvare dalla
rivelazione disillusa di tutto quello che potremmo perdere.
Qui sembrano latitare molti aspetti della vita quotidiana, e il ritorno al villaggio con tutto il suo
calore, nel momento in cui tralascia le seduzioni e le dissonanze della modernit che il modernismo ci
ha insegnato ad apprezzare e a leggere con piacere, svela le loro affinit profonde e inestricabili con il
capitalismo (che adesso, come in Bellamy,  svanito come un sogno). Quanto resta si dibatte allora in
una strana forma di indeterminazione dialettica: per esempio, questo nuovo mondo materialista del
corpo e dellozio deve essere visto come un luogo asessuato, come lo Zardoz di Boorman (1974) o nel
Torniamo a Matusalemme di Shaw (1921), o al contrario, come nella visione da incubo di Aldiss nella
trilogia Helliconia (1982-85), come un luogo di eccessi sfrenati, unorgia perpetua moltiplicata
dallonnipresenza dei media, in cui troviamo raffigurato tutto il post-umano che possiamo immaginare
di trovare in un reame che vive oltre la necessit? Qui la fine dellarte indica non la sua totale carenza
di un contenuto adeguato quanto la valenza superflua delloggetto o opera darte individuale in un
mondo totalmente esteticizzato. UnUtopia del genere non completa semplicemente quel processo di
riduzione al presente e di abolizione del passato e del futuro che  stata diagnosticata nella nostra
attuale postmodernit?8 Eppure lUtopia delleccesso  pensata, almeno quanto l'Utopia della
privazione, per suscitare le angosce del pi postmoderno dei lettori utopici, per tradire le paure pi
profonde risvegliate e innescate da questa forma.
Il conflitto  arrivato a identificarsi tanto strettamente con la competizione e con le ansie della
sopravvivenza sotto il capitalismo (in tutti i suoi stadi) che la loro assenza porta una quiete troppo
improvvisa e brusca perch sia possibile analizzare la perdita. I giochi di guerra di Callenbach sono
senza dubbio anche un modo per fornire un surrogato periodico alla nostra libert da quei conflitti che
entusiasmano le personalit ambiziose e attive (il lavoro  gi stato reso piacevole con lestetizzazione
della produzione). Un mondo fatto di sole relazioni puramente impersonali, senza le cosiddette
responsabilit del ruolo e bisogno di guadagnare il "pane pu sembrare regressivo agli adulti
capitalisti di oggi. Abbiamo gi visto lanalisi di Kim Stanley Robinson sullenclave utopica del
collettivo scientifico. Eccovi ora unutile descrizione degli aspetti utopici dellex socialismo reale.
Tuttavia, almeno per lintellighenzia, la vita nell'URSS fin de sicle aveva le sue ricompense.
Nessuno aveva tanti soldi, per nessuno doveva lavorare. Lesito era unintera societ che si
comportava come se non fosse mai uscita dalluniversit: amicizie intense, emotive, impegnative; un
numero infinito di ore passate a bere t o vodka e a discutere del significato della vita; linesausta
pratica di esoterici interessi spirituali o creativi. Se a volte i russi di ceto medio sembrano scioccamente
nostalgici dellUnione Sovietica una spiegazione pu essere data dal fatto che il crollo del comunismo
li ha costretti a crescere di colpo, orrendamente.9
Anche linfantilismo  un aspetto caratteristico dellUtopia, attraente quanto allarmante, e
questa ambivalenza si riallaccia alle visioni dei rapporti interpersonali che vanno dalla
sovrappopolazione e dallo sprawl, risvegliando le solite paure del non-Occidente o della "cultura della
congestione di Koolhaas, alle affettate immagini di unlite proustiana e di una socievolezza a uno
stato virtualmente puro, non contaminata dalle angosce materiali o dai rigori fsici (non prive di
rapporto con gli idilli della nostalgia coloniale, i quali ci ricordano che lUtopia originale era in realt
una colonia). Sono tutti stati in cui la Natura (e il Dio della Natura) sono ormai alle spalle, stati in cui ci
ritroviamo soli con noi stessi e con i nostri timori puramente esistenziali, in cui tornano, aggravate, le
meditazioni angosciose sullEvento e sulla sua natura e le sue potenzialit.
In nessun altro caso questo  pi evidente che nel rapporto utopico con la Storia. Anche se per
molti di noi lUtopia  linveramento politico della Storia, tendiamo comunque a trascurare una fine
della storia interna agli stessi testi utopici e collegata alla crisi della produzione estetica all'interno
dellUtopia. Per esempio, per quanti scambiano il programma gotico di Ruskin per un revival di
qualche genere, la schietta antipatia di Morris per la storia dovrebbe essere una brutta sorpresa.
Quanto ai tuoi libri [spiega Clara al visitatore], essi erano adatti a tempi in cui le persone
intelligenti avevano poco altro da cui trarre piacere, in cui dovevano arricchire le sordide miserie delle
loro vite immaginando le vite di altre persone. Per dico chiaro e tondo che nonostante tutta la loro
abilit e vigoria, e qualit narrativa, in essi ce qualcosa di osceno. Alcuni qua e l mostrano sentimenti
per coloro che i libri di storia definiscono i poveri, della cui vita miserabile oggi abbiamo solo una
vaga idea. Per di l a poco rinunciano, e verso la fine della vicenda dobbiamo accontentarci di vedere
leroe e l'eroina che vivono felici e contenti in unisola beata, ben lontana dai problemi degli altri...10
A proposito della storia come campo di studi, la guida utopica osserva con franchezza: "A
qualcuno non interessa, anzi, credo che interessi proprio a pochi. Ho sentito il bisnonno dire che la
gente sinteressa di storia soprattutto in tempo di disordini e conflitti e confusione.11 Frazier di Skinner
 ancora pi duro. "Noi non insegniamo la storia... Non ne teniamo alloscuro i nostri giovani pi di
quanto li teniamo alloscuro della mitologia o di altri argomenti. Possono leggere tutta la storia che
vogliono, per non la riteniamo essenziale nella loro educazione."12 Bellamy  molto pi circospetto in
tema distruzione, ma in fondo  il suo viaggiatore del tempo la grande lezione di storia, mentre gli
Utopici vivono gi nella beata ignoranza del passato, come ci conferma il loro predicatore. "Quasi
dimentichiamo, salvo quando qualche occasione come questa che gli uomini non hanno vissuto sempre
cos.  difficile per la nostra immaginazione concepire lordinamento sociale dei nostri immediati
antenati.13 A questo quadro della fine della storia come necessit pedagogica resta solo da
aggiungere la posizione degli Utopici di Morris riguardo al futuro. Intanto, amico mio, devi sapere che
siamo troppo felici, sia come individui che come collettivit, per angosciarci per quanto verr.14 E con
questo la nostra immagine di Utopia come enclave fuori dal tempo storico  completa. Persino la cassa
di classici greci di Itlodeo non fa che confermare linteresse degli Utopiani originali per il qui e ora.
Tutto ci  decisamente nello spirito del tentativo di indurre la gente [su Marte] a trovare la maniera di
dimenticare la storia15 di John Boone (come vedremo pi avanti, gli Utopiani di Mattapoisett di Marge
Piercy hanno un rapporto alquanto diverso con il passato, e con il nostro presente storico, ma in fin dei
conti sono viaggiatori del tempo nella direzione inversa).
Se la Storia  questione di succedersi di generazioni, non abbiamo ancora identificato dove
sintersecano utopico e generazionale (vedi sotto) anche se  abbastanza chiaro che la narrazione non
pu realmente trattare nemmeno le generazioni o il tempo generazionale. Quanto allEvento, esso viene
s registrato, ma come inizio mitico del tempo utopico, il momento della fondazione o inaugurazione, il
momento della transizione rivoluzionaria. Tutto il tempo diacronico  compresso in questo singolo
istante apocalittico che la narrazione riferisce sotto forma di ricordi degli anziani. I romanzi hanno
infatti inventato svariate strategie per suggerire la dure o il trascorrere del tempo (attraverso il sistema
di tempi dei verbi ma anche con la durata del libro), per, a parte qualche flashback occasionale, i
personaggi di romanzo non possono essere apparati di rilevamento particolarmente efficienti per i lenti
cambiamenti del tempo storico. A questo riguardo sono particolarmente istruttivi i marziani di Kim
Stanley, Robinson che si trova a dover inventare una cura per la longevit in modo da regalar loro
unesperienza della storia inconcepibile nei nostri attuali limiti biologici (come abbiamo ricordato, fa
anche ricorso alla reincarnazione per quella ancor pi lunga storia alternativa che  la trama di Years of
Rice and Salt).
Tutto ci suggerisce un rapporto intimo, entro la cornice utopica, tra lanonimato delle
generazioni e la spersonalizzazione o perfino la morte, nonch tra questa fondamentale angoscia e
lapparente assenza di eventi o azioni a Utopia, una situazione che sembra in grado di essere rilevata
storicamente (come in Robinson) soltanto da personaggi che oltrepassano in un modo o nellaltro larco
normale della vita. Peraltro, lassenza di questi grandi eventi storici pu essere a sua volta,
formalmente, poco pi di un riflesso dellassenza degli incidenti minori della vita di tutti i giorni,
assieme allassenza di azione che sembra caratterizzare la maggior parte delle Utopie tradizionali,
azione ridotta a poco pi di qualche storiella damore pro forma nel corso del giro turistico d Utopia.
Tali assenze, che possono essere giustificate dalla specificit della forma utopica, ci porteranno daltra
parte nei pressi di quel rischio di noia che  in realt uno dei timori pi profondi alla base
dellanti-Utopismo politico, il rischio, cio, che la marxiana fine della preistoria inauguri un mondo
in cui vi sar poco pi che nascita, copula e morte.
Sembra quindi sussistere una contraddizione fondamentale tra la quiete senza tempo delle
Utopie realizzate e lenormit dei mali e dei problemi sociali che regala la sua urgenza e passionalit
alla soluzione utopica. Sembrano essere stati esclusi in anticipo dalla cornice utopica almeno due tipi di
eventi storici: le convulsioni delle varie distopie in serbo per il nostro mondo, e la trasformazione
sistemica, la rivoluzione che inaugura lUtopia.  come se la fine utopica della storia avesse cancellato
perfino le categorie degli eventi a cui appartengono queste esperienze collettive, lasciando soltanto
quella vita quotidiana alla quale gi Barthes sosteneva che si riducesse necessariamente la forma
utopica.16
 stata forse la relativa assenza dei problemi di vita o di morte nellAmerica postbellica a
regalare a Walden Due la sua schiettezza e la sua profondit riguardo a queste obiezioni non tanto
banali. La questione cruciale  presentata con acume da uno dei critici pi arguti di Frazier.
Quel che vi manca, rispetto al mondo,  lopportunit di fare progetti a lungo termine. Lo
scienziato ce lha. Un esperimento che risponde a un problema isolato non  minimamente interessante.
Persino lartista ce lha. Se  un bravo pittore o compositore non  interessato al singolo dipinto sul
cavalletto o al brano sul leggio. Vuole avere limpressione che tutti i suoi quadri o composizioni stiano
dicendo qualcosa, che facciano tutti parte di un movimento pi ampio. La semplice felicit di
concedersi una corsa o dipingere un quadro o tessere un tappeto non basta. Il bravuomo deve lavorare
su una teoria o su un nuovo stile o su un avanzamento della tecnica.17
 un'obiezione straordinaria, che non solleva soltanto domande ma svela contraddizioni e
paradossi. Callenbach simpegner non poco per ricordare la permanenza e il potere formativo
dell'invenzione nella sua Utopia, qualcosa che il vassoio di Skinner ci suggerisce e che sar affrontato
anche nei vari Walden tre, quattro o cinque. Ma a questo punto si pu avere la sensazione che simili
invenzioni utopiche scivolino sul versante della vita quotidiana e cessino di portare con s tutta la forza
e il peso dell'atto esistenziale, della decisione importante, dellansia della scelta eroica e della genuina
prassi storica.
E' appunto il senso del Novum a essere stato modificato, anche se la discussione suggerisce che
le Utopie in questione emergeranno ancora da un campo di forza modernista in cui  predominante
proprio il tema del Nuovo, e quindi la sua apparente assenza nellUtopia sarebbe fonte di lutto, sarebbe
sentita come una carenza. Era cos nelle Utopie classiche? In fondo il testo di Moro teorizzava in
maniera cruciale la grande transizione dal feudale al moderno-capitalista, e lo spirito di Rabelais, tanto
per fare un esempio (i primi libri sono pi o meno contemporanei alla morte di Moro),  quello
delleuforia per lera nuova, les grands ges sont rvolus, anche se questo grido  formulato in
termini di riscoperta del passato piuttosto che del futuro (come succeder invece nella versione
brechtiana, si pensi alle processioni nel Galileo).
Metterla in questo modo significa anche ricordare lespansione delle grandi Utopie sovietiche
nello spazio (Andromeda di Efremov, del 1958) e il loro trasferimento degli impulsi imperialisti del
capitalismo verso il progresso scientifico da una parte e lesplorazione delle galassie dallaltra. In
questo contesto un simile fenomeno pu anche essere considerato come una proiezione nel cosmo della
scommessa dellestetica stalinista del realismo socialista, cio la speranza che una narrazione della
produzione collettiva fosse non soltanto possibile ma anche esteticamente eccitante e soddisfacente.
Intanto dobbiamo anche rilevare la risposta di Skinner allobiezione prima citata, che simpernia sulla
criticit del frangente storico dellespansione imperialista dellUtopia, sullallargamento sistematico
degli esperimenti Walden nel paese e presumibilmente in tutto il pianeta.
Queste ipotesi ambiziose non fanno altro che trasferirci nel periodo precedente lUtopia, in cui 
la fondazione a costituire lEvento supremo, se non lultimo. In realt questo singolo Evento assiale,
che sembra cancellare dora in poi i fatti veri e propri nella serenit della vita quotidiana utopica, 
anche la fonte di unambivalenza assai diversa e di unassai diversa paura antiutopica, quella che
suscita lo stesso fondatore di Utopia, quellessere enigmatico di cui Rousseau diceva che doveva essere
al tempo stesso pi e meno che umano. Con ci torniamo alla domanda sullarte nellUtopia da cui ha
preso le mosse il presente capitolo, nella misura in cui il fondatore di Utopia diventa il supremo artista
che rende superflue tutte le altre arti e il cui capolavoro  appunto il sistema utopico. Trovo notevole
linterpretazione che ci ha offerto Boris Groys quando ha identificato lo stalinismo con il modernismo
artistico e ha interpretato lo stesso Stalin come suprema incarnazione dellartista modernista, il
veggente il cui rapporto con lAssoluto  tassativo e dittatoriale: il Maestro, il sujet suppos savoir, il
Grande Altro in persona (va ricordato che la vera ambizione di Malevic era che il suprematismo
riuscisse addirittura a soppiantare il partito stesso).18 Il terrore anti-utopico del potere statale e della
dittatura  radicato, un fenomeno a cui torneremo tra poco. A questo punto pu forse essere sufficiente
segnalare un certo filisteismo nella paura dellUtopia, nellodio per larte moderna e per i suoi artisti
visionari, nonch nellodio per gli intellettuali in generale, con cui viene identificato il Partito (in
maniera abbastanza corretta, almeno nei primi anni). Per un populismo antiintellettuale e consapevole
della posizione di classe  chiaro che lUtopia come opera darte  uninvenzione degli intellettuali per
usare le masse come materiale grezzo, e i suoi nobili ideali politici e sociali maschererebbero soltanto il
disprezzo per le persone comuni e per le loro vite, che devono essere trasfigurate dal progetto utopico.
Va detto che laccusa di noia tante volte indirizzata contro le Utopie riguarda sia la forma che il
contenuto: la prima sulla base del fatto che per definizione in questi libri non pu succedere nulla oltre
la visita guidata, il secondo per la nostra riluttanza esistenziale ad abbracciare e immaginare una vita
del genere. Su questa reazione convergono tre tendenze che le danno la sua forza innegabile. La prima
 la vecchia convinzione estetica che la felicit non sia il contenuto adeguato per una qualsiasi opera
d'arte interessante, e qui lovvia linea dindagine da seguire  per prima cosa quella che riguarda la
definizione stessa di felicit (o la decostruzione del suo stereotipo). A questo riguardo non
procederemo oltre.19
La seconda linea dindagine riguarda precisamente il mondo ridotto a vita di tutti i giorni, il
mondo del villaggio in cui esiste solo il quotidiano, senza grandi progetti o addirittura senza rapporti
particolarmente concreti con il futuro e con lazione, un mondo in cui possiamo immaginare senza
sforzo che i tempera-menti pi ambiziosi e vigorosi languiscano e si spazientiscano. Coloro che sono
pi propensi al rischio, gli imprenditori e gli uomini d'affari, troveranno infatti difficilmente, in questi
mondi esenti da rischio, le medesime soddisfazioni dell'inventore o del riformatore, anche se Ecotopia
ha gi proposto un esempio di pulsione utopistica capace di investire anche la sfera imprenditoriale,
tanto che non dobbiamo stupirci se troviamo, nel suo pieno sviluppo entro il cyberpunk degli anni
ottanta e novanta, una specie di espressione utopistica del capitale finanziario. Perci sembra che la
forma utopica non sia affatto imprigionata dai suoi limiti, ma che sia anzi capace di mutazioni e di una
reincorporazione riflessiva apparentemente illimitata delle posizioni e degli impulsi anti-utopici che a
prima vista sembrano negarla.
...
.
...
12.2.
...
.
...
Rimane tuttavia un terzo modo di affrontare la noia utopica, e riguarda la costruzione della sua
soggettivit. Credo che il concetto di noia sia fondamentalmente teologico, e che conservi questo
carattere non solo da Agostino fino a Pascal ma anche fino all'attuale esistenzialismo. La derivazione
religiosa pu essere confermata dalla sua definizione privativa, e dal modo in cui la sventura temporale
degli esseri umani  attribuita alla loro condizione di natura creata e secondaria, in confronto alla
pienezza del creatore, e anche ai loro peccati e alla loro corruttela di fronte allangelico o addirittura al
divino. In questo senso attribuire la noia allUtopia  paradossale perch questa nuova condizione
omette ogni concetto di peccato, mentre il suo materialismo preclude in teoria anche il concetto di
creazione (anche se abbiamo visto come venga conservata qualche nozione temporale di un evento
fondativo). Pertanto da qualsiasi punto di vista religioso la stessa idea di Utopia  sacrilega (per quanti
preti e religiosi laici possano esservi inseriti) ed  probabilmente lespressione di una hybris la cui
forma storica e politica  senza dubbio quella della fede nella perfettibilit implicita nei movimenti
rivoluzionari illuministi. Eppure quasi tutti gli utopisti riportano sotto controllo i loro elementi
antisociali grazie a quella spersonalizzazione radicale che abbiamo gi affrontato e che parrebbe
riportarci ai valori pii, se non buddisti, della mancanza di egoismo e della rinuncia psichica,
all'abbandono della propriet privata dellio che interpretiamo come fatto positivo invece che come
ascetismo e repressione.
Probabilmente  proprio questa spersonalizzazione a spiegare nel migliore dei modi lelemento
emozionale dell'anti-Utopismo che stiamo prendendo in esame. Il dilemma di Falk (vedi capitolo 7) 
infatti lespressione pi acuta del terrore esistenziale dellUtopia dato che evoca la possibilit di una
perdita dellio tanto completa che la coscienza superstite pu soltanto sembrarci aliena, neonata nel
senso peggiore del termine, una cosa in cui abbiamo perso perfino quell'infelicit privata, quella noia e
quella miseria esistenziale ("je mein eigenes, come direbbe Heidegger) che costituiva in primo luogo
la: nostra identit. Qui davvero lUtopia sarebbe il luogo della differenza radicale e noi i pi incredibili
tra gli alieni, mentre la vita non alienata potrebbe rivelarsi la pi alienante di tutte.
Dobbiamo seguire per un altro tratto questi paradossi esistenziali, e perci vale la pena di
prendere in esame per un istante le posizioni anti-utopistiche emerse dalla psicoanalisi che, includendo
anche il marxismo come bersaglio, si basavano sullomologia tra soggetto individuale e totalit sociale.
Quindi il principio fondamentale della psicoanalisi lacaniana, cio che il soggetto centrato sia un
miraggio, che la soggettivit sia sempre scissa e divisa, mai unificabile,  rispecchiato a livello del
sociale dal risalto di Laclau-Mouffe sull'"antagonismo" che persiste in tutte le formazioni sociali e
rende illusoria qualsiasi ipotesi di armonia e unificazione, assieme ai programmi rivoluzionari che
offrono immagini allettanti della totalit sociale e delle sue possibili trasformazioni. Il soggetto
decaduto di Lacan arriva a noi (tramite Sartre) dalle vecchie tradizioni religiose appena citate, mentre il
fastidio per i programmi politici totalizzanti  chiaramente una reazione pi moderna contro il
comunismo, se non addirittura contro il giacobinismo. La glossa di iek riguardo entrambe le
posizioni (che non devono essere omologhe tra di loro, a mio parere) interpreta la critica come un
attacco allintero insieme di fondamentalismi che, a cominciare dalla denuncia marxiana del capitale,
propongono di risolvere tutti i problemi della societ affrontando un unico tema reificato (che non
devessere questa o quella versione del tema marxiano).
Per esempio, abbiamo il fondamentalismo femminista (non esiste una liberazione globale senza
lemancipazione delle donne, senza labolizione del sessismo), il fondamentalismo democratico
(democrazia come valore fondamentale della civilt occidentale, mentre tutte le altre lotte, economiche,
femministe, delle minoranze eccetera, sono soltanto ulteriori applicazioni del basilare principio
democratico, ugualitario), il fondamentalismo ecologico (limpasse ecologica come problema
fondamentale dellumanit) e, perch no?, anche il fondamentalismo psicoanalitico come viene
articolato in Eros e civilt di Marcuse (la chiave per la liberazione risiede nel cambiamento della
struttura libidica repressiva)...20
Desidero soltanto far notare che il soggetto individuale (postmarxista o meno)  in realt tutto
questo insieme, ed  parimenti attivato dai problemi della classe, del gender e della razza, o
delluguaglianza, dellecologia e degli istinti. La scoperta pi interessante del cosiddetto
post-marxismo non  lipotesi che lattuale societ sia uno spazio in cui vari gruppi (i nuovi movimenti
sociali) competono tra di loro nello sventolare i diversi vessilli tematici, ma piuttosto che noi siamo
interpellati in maniera molteplice (per usare la formula althusseriana) dalle identit che tutti questi
gruppi presuppongono, e che rispondiamo necessariamente a tutte queste istanze persino quando ci
rifiutiamo di soffocarle: i nostri pregiudizi appassionati sono ammissioni almeno quanto le nostre
invidie e le nostre identificazioni entusiaste.21
Tuttavia non posso fare a meno di pensare che dietro queste critiche assai pertinenti e
tempestive ci sia anche una resistenza pi metafisica e nietzschiana alle promesse riguardo al futuro,
quando i problemi saranno risolti e tutte le preoccupazioni cancellate. Qui lUtopia  esplicitamente
identificata con la trascendenza religiosa e denunciata in uno spirito radicalmente illuminista, che si
scopre includere lo stesso Illuminismo nel proprio bersaglio utopico. Il "pensiero dellAltro che qui 
criticato in realt  poco pi di quel dilemma che abbiamo affrontato per la prima volta nel caso di
Falk, perch in effetti si presuppone che gli utopisti fuorviati e fondamentalisti siano ipnotizzati da
unimmagine del futuro il cui difetto strutturale consiste nellomissione della loro stessa esistenza. Non
stupisce allora che queste immagini armoniose della societ futura siano tanto affascinanti. La loro
attrattiva non risiede tanto nellaver risolto una serie di problemi concreti, quanto nella costruzione di
unillusione ottica da cui lesistenza stessa (le miserie dellio e della temporalit esistenziale, la
condanna alla libert in cui tutti dobbiamo vivere e che assai pi della morte  degna della qualifica
heideggeriana di "je mein eigenes)  stata eliminata con un gioco di prestigio, con una magistrale
prestidigitazione ideologica. Questo specifico anti-utopismo  perci una lezione in tema di
esistenzialismo e uningiunzione a reinserire lio nelle prognosi politiche, se non ad ammettere che il
cambiamento politico non risolve mai i problemi personali. Sar, ma quando la lezione esistenziale 
trasferita al livello politico diventa soltanto unaltra ideologia politica fra tante, e questa particolare
versione di Nietzsche si rivela essere la visione altrettanto aberrante di un presente eterno in cui nulla
cambia mai e linfelicit  sempre con noi.22 Non c allora nulla di strano nel fatto che il desiderio
chiamato Utopia diventi il pi pericoloso nemico politico, il pi degno di critica persistente e vigile
nonostante la sua apparente inconsistenza. Ugualmente tenteremo di salvare qualcosa di questa
intuizione esistenziale quando tratteremo la chiusura formale che sembra essenziale nella costruzione
vera e propria dellUtopia e che sola pu spiegare lillusione ottica denunciata da queste particolari
anti-Utopie.
Per resta ugualmente paradossale affermare che queste inquietudini siano alla radice della
paura sollevata dall'Utopia, dato che per le persone programmate dalla Guerra fredda sar piuttosto una
visione della dittatura alla 1984, arricchita dagli ingredienti filosofici dostoevskiani del Grande
inquisitore, a identificare lUtopia con lo stalinismo e i progetti utopici con la volont di potenza, con il
male o con la corruzione insiti nella natura umana, elementi presumibilmente tuttaltro che noiosi.23
Soltanto Walden Due, un testo scritto prima dellinizio della Guerra fredda, non privo di
simpatie per lesperimento sovietico, tenta di affrontare a testa bassa questa accusa con il suo ritratto di
Frazier, il fondatore megalomane della comunit che vuole dichiaratamente migliorare la creazione di
Dio,24 sogna la propria crocifissione,25 eppure  praticamente sconosciuto e privo dinfluenza tra gli
abitanti della sua Utopia. Nella maggior parte degli altri testi il divario temporale tra vecchio e nuovo e
la radicalit della transizione utopica collocano i grandi fondatori come Licurgo e Solone (tanto
ammirati da Rousseau)26 lontani dallesercizio dittatoriale del potere vecchio stile. E chiaramente,
prima che esistesse una forza di polizia professionale, e persino degli eserciti professionali, lo stato
non poteva essere sentito come forza autonoma (o come soggetto della storia): lo si affrontava negli
incontri apparentemente scollegati con gli esattori delle tasse, con le milizie private dei grandi
proprietari terrieri (o dei baroni feudali), con le truppe dei vari mercenari di passaggio, in parole povere
con una violenza puntiforme, ma non era realmente sistemico al pari di altre limitazioni, per quanto
intermittenti. Comunque sembra abbastanza chiaro che le Utopie precedenti o pi tradizionali sono pi
interessate alla felicit che alla libert, a meno che non si sposti questultima nel contesto delle
specifiche non libert del feudalesimo, senza attribuire a esse in maniera anacronistica le angosce della
dittatura e della burocrazia che ossessionano il mondo borghese. Persino la tradizionale preoccupazione
per la vecchia categoria della tirannia, che presuppone lusurpazione individuale pi di altri difetti
strutturali, sulla bilancia pesa meno degli specifici abusi feudali, come testimonia lintero panorama
sociale di Moro nel primo libro del testo fondatore. Qui lUtopia fornisce chiaramente una liberazione
tanto dallarroganza e dalla corruzione feudale quanto dai disastri delle recinzioni delle terre e dal
disordine del banditismo e dellillegalit (segni dellincombente transizione al capitalismo).
Infatti vale la pena di ricordare che il testo stesso di Moro scaturisce dallorrore causato dalla
repressione e in particolare dal sistema incredibilmente sproporzionato delle punizioni e pene in atto
nell'Inghilterra dei suoi tempi. Il primo libro ricapitola una sfilza di piccoli reati per cui si applica la
punizione capitale, e i furti che dovrebbero comportare questa punizione gravissima ci inducono a
riflettere sul crimine in generale e sul suo rapporto con la propriet privata in maniera tale che le stesse
istituzioni di Utopia (nel secondo libro) possono essere viste come una risposta creativa a questa
repressione e un rimprovero sistematico a un principio di "legge e ordine fine a se stesso. Persino
lidea di libert di Rousseau, i cui toni accesi vengono oggi confusi nella memoria storica con quelli
della Rivoluzione francese, aveva il senso preciso dellindipendenza, del distacco dalle gerarchie
feudali, dal patronato e dalla servit, dalla condizione del tirapiedi o del protg.
 evidente che la nascita del dipendente e delle strutture industriali su ampia scala deve alterare
radicalmente questo significato, se non lo rende datato come ideale. Non ve dubbio che per la maggior
parte le Utopie successive hanno abbracciato le condizioni istituzionali collettive imposte dal
capitalismo industriale e hanno in pratica partecipato alla creazione di nuove ideologie destinate alla
componente salariata della popolazione, in una situazione in cui le ideologie egemoni dei padroni
inculcavano nuove forme di individualismo e individualit imprenditoriali.
Le mine vaganti, lasciando da parte il potere egemone dellindividualismo e il modo in cui
contamina attraverso i media il punto di vista delle classi subalterne, saranno rappresentate dallo stato e
dalle sue forme di potere storicamente originali, a cui lideologia e lUtopia sono state indotte a
rispondere.  abbastanza chiaro che le angosce anti-utopiche sulla libert e sullo strapotere dello stato
sono state in grado di evolvere entro la stessa produzione utopica fino a diventare ipotesi complesse
riguardo alla presenza dello stato nelle future societ utopiche, a partire da Bellamy e Morris. Tuttavia
il genere utopico, che ha sue specifiche capacit di appropriazione,  stato in grado di risucchiare
persino i terrori anti-utopici sotto forma di rivoluzioni contro lUtopia che a loro volta assumono
caratteristiche utopiche, da La Luna  una severa maestra di Heinlein (1966) alla trilogia marziana di
Kim Stanley Robinson. Andrebbe per notato che entrambi questi testi paradigmatici sono
intrinsecamente anticolonialisti (nello spirito della Rivoluzione americana), proprio come andrebbe
precisato che le precedenti visioni della rivolta utopica erano rivolte contro il socialismo di stato27
piuttosto che contro il socialismo vero e proprio.
Allora  chiaro che i timori e le ansie anti-utopici variano a seconda delle forme di potere statale
con cui si confronta questa o quella societ storica: in alcuni momenti (la Rivoluzione francese, il New
Deal) lo stato sembra incarnare spinte progressiste e non  pi considerato un potere alieno ma
piuttosto lespressione delle forze popolari. In altri frangenti lo stato viene invece chiaramente arruolato
al solo scopo di difendere gli interessi di una classe dirigente o di unoligarchia tanto da lasciare la sua
impronta sullesperienza delle persone e sulla vita quotidiana. La burocrazia  soggetta alle medesime
fluttuazioni, e i momenti eroici del servizio pubblico disinteressato, le grandi campagne degli
instituteurs per lalfabetizzazione, lespansione dei piani per il welfare e gli assistenti sociali, per non
parlare dei quadri rivoluzionari e della loro dedizione alla causa, ci ricordano che questo aspetto dello
stato non  sempre necessariamente oggetto di unostilit generalizzata.
Nel prossimo capitolo, lultimo, analizzeremo pi da presso quella che  sicuramente la
principale tensione interna alla sinistra: quella che vede contrapposti il marxismo e il rinato
anarchismo, e che addebita al primo tutte le emozioni che siamo soliti associare al potere statale e alla
centralizzazione. Il rifiuto anarchico dellideologema dello statalismo serve anche come interessante
banco di prova per il nuovo assioma postmoderno secondo il quale nel tardo capitalismo non esiste pi
una distinzione fra destra e sinistra.
Mi sembra infatti importante distinguere fra lanarchismo (e a volte persino lanticomunismo)
dei nuovi movimenti antiglobalizzazione e le ideologie e gli atteggiamenti di un ceto medio il cui
libertarismo pu talvolta radicalizzarsi nel neofascismo dei gruppi paramilitari (essi stessi sicuramente
formazioni utopistiche) senza tuttavia mai varcare il confine dellanticapitalismo. Quale che sia il
problema sollevato dal termine socialismo,  importante ricordare che sia marxismo che anarchismo
sono movimenti socialisti o rivoluzionari di sinistra (gente del Libro, in un certo senso) e che Bakunin
aveva un rapporto intellettuale e filosofico con il Capitale di Marx analogo a quello di Maometto con il
Nuovo e Vecchio Testamento. Infatti lideologia non emerge necessariamente soltanto nei
comportamenti politici e sociali ma piuttosto in quel basilare impegno viscerale che si ribella contro il
capitalismo.
Non voglio per mettere il carro davanti ai buoi e presupporre di aver gi dato risposta alla
questione pi tipicamente postmoderna dellidentificazione tra Utopia e socialismo. Certo,
lassimilazione graduale del socialismo da parte dellUtopia (e viceversa) ha segnato una fase
importante della storia, fase che tuttavia sarebbe sbagliato giudicare definitiva, nel momento in cui ci
troviamo di fronte a un nuovo stadio del capitalismo e a un nuovo genere di produzione cibernetica: in
questo caso il revival anarchico  parso offrire la promessa di una dissociazione tra questi due concetti
visionari, se non addirittura una nuova liberazione della forma utopica stessa. Nella postmodernit
abbiamo per soltanto raggiunto un nuovo stadio nellespansione e nella riorganizzazione del capitale,
ma non, come teorizzavano gli ideologi negli anni cinquanta e sessanta del Novecento, un modo di
produzione totalmente nuovo (la versione pi diffusa di queste analisi  stata quella della "societ
postindustriale di Daniel Bell, che postulava lavvento di una nuova classe dirigente di scienziati e
tecnici e che riecheggiava alla lontana le ipotesi contemporanee sulla nuova classe nellEuropa
dellEst). Paradossalmente, un ritorno allUtopia platonica dei Guardiani, peraltro smentito proprio dal
destino della scienza, negli ultimi anni sempre pi spesso al servizio del capitalismo e del profitto.
Le pulsioni utopistiche della letteratura recente cantano invece entusiaste la jouissance del far
soldi e lesternalizzazione del capitalismo, e quindi si direbbe esprimano il punto di vista dello strato
privilegiato nella polarizzazione di classe negli Stati Uniti odierni o, in modo pi simbolico, la cecit
del centro e l'indifferenza complessiva del superstato alle condizioni del nuovo mondo globalizzato al
di fuori dei suoi confini. Sono comunque propenso a concludere che sar difficile prevedere come
possano essere immaginate nuove Utopie fintanto che esister una dissociazione radicale dellUtopia
stessa dal socialismo nel suo pi ampio valore anticapitalista, cio unestraneit dellUtopia rispetto ai
valori delluguaglianza sociale ed economica, del diritto universale al cibo, allalloggio, ai farmaci,
alleducazione e al lavoro. In altri termini, se vogliamo formulare la proposta in termini rappresentativi
pi che ideologici, non  plausibile alcuna Utopia moderna che non intenda porre a tema, tra le tante
altre questioni, i problemi economici causati dal capitalismo industriale. La prova provata di questa
difficolt  che persino gli odierni fondamentalismi neoconservatori continuano a promettere soluzioni
in tutti questi settori grazie allonda montante della prosperit universale e dello sviluppo, a cui
sostengono di voler aggiungere quellentit sfuggente chiamata libert, oltre a quellentit chiamata
modernit.
 comunque evidente che la Guerra fredda ha complicato immensamente i problemi della
rappresentazione utopica portando in primo piano lambiguit ideologica dello stato moderno e
scombussolando cos la dialettica fra Identit (o uniformit) e Differenza, secondo modalit ancora
operanti nel periodo post-Guerra fredda (ovvero nella postmodernit). Infatti lesistenza dellUnione
Sovietica produceva un nuovo tipo di oggetto ideologico, al tempo stesso positivo e negativo: un
movimento antisistema indirizzato contro lintollerabile oppressione di classe che sembrava
trasformarsi sotto i nostri occhi in una forma di potere statale pi oppressiva delle tiranniche strutture
feudali che era stata chiamata a spazzar via. Insomma, assieme ai problemi storiografici sollevati dallo
stalinismo dobbiamo riconoscere le opportunit straordinarie che questa situazione storicamente unica
ha offerto alle nuove produzioni ideologiche e allinvenzione di ogni sorta di nuovi e complessi
investimenti fantastici: dalle analogie storiche ricavate dal dispotismo orientale e dalle vecchie forme
di tirannia fino alle ipotesi sulla trasformazione della burocrazia in una nuova classe e alle
innumerevoli costellazioni di paranoia e teoria del complotto in cui, come con lantisemitismo, le forme
a malapena intraviste di organizzazione capitalista sono proiettate contro i suoi nemici o vittime.
La migliore narrazione allegorica di questo processo  quella offerta dal concetto bachtiniano di
carnascialesco ,28 in cui il carnevale (la rivoluzione, inclusa quella culturale) costituisce la rottura tra
un sistema tradizionale opprimente (il cattolicesimo romano, come surrogato dellancien rgime
zarista) e il suo sostituto pi moderno, il potere statale barocco (che rappresenta lo    stalinismo). In
questa ingegnosa narrazione, il cui valore storico non  maggiore di quello di qualsiasi altra fantasia
ideologica, possiamo notare i vantaggi di una posizione utopistica da cui sia la societ borghese (come
evolve sotto lo zar) sia il comunismo, sia la destra sia la sinistra, possono essere criticati, anche se a
caro prezzo, se si pensa alla natura effimera del momento del carnevale, per quanto destinato a tornare
ciclicamente. Qui limpulso utopico  sottoposto a unenorme pressione in quanto costituisce una
specie di mediatore effimero, scomparso il    quale lordine sar di nuovo restaurato, anche se in forme
nuove e pi efficaci, che un giorno potranno fare a meno della valvola di sicurezza del carnevale.
Quella di Bachtin  comunque una doppia negazione, ed  arrivato il momento di ritornare a un
programma che ha iniziato a distinguere luna dallaltra le varie forme di negativit, come nel caso di
questa critica del vecchio ordine che  anche un monito profetico contro la nuova repressione di quanto
lo sostituisce. Dobbiamo considerare entrambe distopie alla luce del momento di libert del carnevale?
Com' stato suggerito di sfuggita nel capitolo precedente, questo sostantivo, distopia,  carico di
ambiguit pericolose e fuorvianti non certo alleviate dal conio recente del neologismo (la cui
circolazione su larga scala, ci dicono,29 risale agli anni cinquanta del Novecento, insomma, alla Guerra
fredda). Come testimonia la nostra pratica, non  facile cambiare le abitudini linguistiche quando ci si
trova di fronte a una parola simile che ha ovviamente risposto a un tangibile bisogno collettivo. Eppure
sembrerebbe sussistere un divario reale tra le due negazioni in questione. La tetralogia distopica di John
Brunner, tanto per fare un esempio,30  la classica esemplificazione di un principio indicato dal titolo di
un famoso racconto di Henlein del 1940, "if this goes on", se si va avanti cos. Sovrappopolazione,
inquinamento e tasso disumano di innovazione tecnologica, tutte queste disgrazie sono state estrapolate
in quelle che in Brunner sono sicuramente mappe dellinferno, carte geografiche descritte spesso (e
non senza ragione) come distopiche. Ma  lo stesso principio che vediamo in funzione nella visione da
incubo del 1984 di Orwell? Sostenere che Orwell abbia immaginato il "totalitarismo strisciante della
politica contemporanea, che fosse quella della Gran Bretagna laburista o dellUnione Sovietica,
secondo il principio del se si va avanti cos, significa limitarsi a unaffermazione di carattere
puramente biografico. La forza di 1984 (e della Fattoria degli animali) scaturisce piuttosto da una
convinzione riguardante la natura umana, in cui corruzione e fame di potere sono inevitabili e non
possono essere sanate da nuove misure sociali o programmi, n da una maggior consapevolezza dei
pericoli incombenti.
La proposta di Tom Moylan a favore del concetto di distopia critica ci aiuta a chiarire questa
differenza.31 La distopia critica  una cugina negativa dellUtopia perch  alla luce di un concetto
positivo delle possibilit sociali dell'umanit che i suoi effetti sono generati,  dagli ideali utopici che
essa deriva la sua posizione che sfocia nella politica. Ma se riserviamo il termine distopia alle opere di
questo genere, allora i romanzi di Orwell devono essere catalogati in maniera nettamente diversa e
usando una distinta terminologia di genere: propongo quindi di definirli antiutopici tenuto conto della
passione che li permea, orientata a denunciare e a mettere in guardia contro i programmi utopici in
politica. Questa passione, ovviamente assai vicina alla denuncia che fa Burke della Rivoluzione
francese e ai pi recenti anticomunismi e antisocialismi,  chiaramente abbastanza distaccata dalle
paure e passioni allarmistiche che spingono la distopia critica, le cui parentele pi prossime sono tanto
con il femminismo e nellecologismo quanto lo sono con la sinistra.
In questo caso sembra pi corretto utilizzare un quarto termine o categoria di genere. Se  vero,
come ha osservato qualcuno, che  pi facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo,
forse ci serve un altro aggettivo per descrivere le sempre pi popolari visioni della distruzione totale e
dellestinzione della vita sulla Terra, apparentemente pi plausibili della visione utopica della nuova
Gerusalemme ma inassimilabili alle varie catastrofi (comprese le vecchie angosce antinucleari degli
anni cinquanta) prefigurate nelle distopie critiche. Il termine apocalittico pu essere utile per
distinguere questo genere narrativo anche dallanti-Utopia visto che in esso non  presente alcun
impegno a disilludere i lettori sulle illusioni politiche che un Orwell cercava di combattere, illusioni
che la narrazione apocalittica non riconosce pi. Eppure questo nuovo termine ci riporta abbastanza
stranamente al punto di partenza dal momento che lApocalisse originale comprende sia la catastrofe
che il compimento, la fine del mondo e lavvento del regno di Cristo in terra, lUtopia e al tempo stesso
l'estinzione della razza umana. Ma se l'Apocalisse non  n dialettica (nel senso che non comprende il
proprio opposto utopico) n una mera proiezione psicologica,32 da decifrare in termini storici o
ideologici, allora probabilmente la possiamo considerare metafsica o religiosa, nel qual caso la sua
nascosta vocazione utopica consiste nel riunire attorno a s una nuova comunit di lettori e fedeli.
...
.
...
12.3.
...
.
...
Attualmente tendiamo ad avere una reazione caratteristica alla classica distopia della Guerra
fredda, la cui apparizione manichea nei film horror come nelle pi rispettabili opere letterarie e
filosofiche, ne fa un fenomeno essenzialmente ideologico e legato alla cultura di massa. Se tralasciamo
le pi scoperte trappole ideologiche, balzano insistentemente in primo piano nel 1984 di Orwell
parecchi aspetti sintomatici e paradossali. La contraddizione cruciale della cornice dell'opera risiede,
come ho spiegato altrove, nellincongruenza tra la rappresentazione della tecnologia avanzatissima
degli infallibili sistemi di sorveglianza che tutto vedono e le ripetute assicurazioni che la scienza non
potr mai funzionare sotto il totalitarismo (certezza confermata dallo squallore della stessa Oceania).
Le angosce linguistiche di Orwell sono ecumeniche e combinano una critica della dialettica (la
bislingua originale, in cui ogni parola ha due significati diametralmente opposti) con la sensazione di
impoverimento che deriverebbe dall'applicazione intensiva della filosofia wittgensteiniana del
linguaggio comune (il Basic English).  una vera e propria teoria della convergenza in cui stalinismo
ed empirismo e commercialismo anglosassone sono bocciati uno di seguito allaltro!
Laspetto pi inquietante di 1984  l'elegiaco senso di perdita del passato, oltre allincertezza
della memoria. La riscrittura della storia politica a Oceania  assimilata ai sogni interiori di uninfanzia
perduta: la madre e la sorellina di Winston si trovavano in un posto sotterraneo, il fondo di un pozzo,
per esempio, o una fossa molto profonda, per era un posto che, gi molto pi sotto di lui, stava a sua
volta scivolando verso il basso.33 Questi frammenti di inaffidabili ricordi dellinfanzia
ricordano soprattutto la nostalgia ossessiva de La Jete di Chris Marker (1964), girato sotto forma di
sequenza di fermo immagine, che parimenti assimila un trauma personale alla devastazione
postatomica e alla sotterranea dittatura scientifica che fa seguito alla fine del mondo. La Jete  per
anche un film sulla temporalit, in cui limpulso che sospinge linconscio di Orwell  portato in primo
piano, alla luce di unanalisi spietata e di un deserto dei sentimenti incredibilmente arido.
In realt la complessit delloperazione di Orwell ci impone di distinguere tre livelli allinterno
dellopera: primo, larticolazione della storia dello stalinismo che lautore osservava e viveva
empiricamente, al livello dei fatti contingenti; poi la sua astorica universalizzazione in una visione
minacciosa della natura umana come insaziabile e lucida sete di potere; e infine la fissazione davvero
patologica e ossessiva su questa congiuntura che diventa una soluzione allenigma della sua stessa
esistenza. Lelaborazione spaurita e implacabile di questa passione  sicuramente diventata il volto
dellanti-Utopismo dei giorni nostri, e come rappresentazione pu essere difficilmente contestata. Si
tratta per di una rappresentazione storica oppure universale? Lanti-Utopismo assumeva sempre forme
simili, esisteva come tale nei passaggi storici precedenti? Fino a che punto lossessione di Orwell
tradisce la convinzione dellineluttabilit dellUtopia (e quindi lurgenza di mettere in guardia, per
quanto inutilmente, contro il suo avvento)? Possiamo separare lanti-Utopismo in Orwell
dallanticomunismo? Detto altrimenti, la sua opera  una testimonianza dellinestricabilit di questi due
fenomeni (o almeno nel modo in cui essi sono stati fusi storicamente, a cominciare da Marx per
arrivare nellera di Stalin alla loro indistinguibilit)? Se la triste passione di Orwell si pone come
espressione paradigmatica della Guerra fredda,  allora diventata anacronistica con la globalizzazione?
(Viene in mente il grido del cattivo di Barbarella mentre affonda nel magma: "Terra, hai perso il tuo
pi grande dittatore!.) Per finire, se lincubo di Orwell  unespressione specifica del modernismo, che
cosa ne pu sopravvivere nellera postmoderna?
A questo punto resta un ultimo nodo da affrontare, quello dello status della paura conficcata in
profondit nelle distopie e di cui il romanzo di Orwell sembra lespressione pi autentica e originale.
Non si tratta di un problema personale o psicoanalitico, anche se  abbastanza chiaro che queste
domande biografiche sono del massimo interesse e le loro ipotetiche risposte meritano unanalisi.
Per  altrettanto chiaro che la paura, vissuta non soltanto dallintero pubblico della Guerra
fredda ma anche dai lettori europei del Settecento con i loro incubi gotici di prigionie e di monaci o
monache deviati, non  affatto una questione privata bens un fatto collettivo d'interesse storico
tuttaltro che marginale.
Il nostro primo problema metodologico o ermeneutico diventa allora quello di capire perch un
sentimento tanto primordiale non debba meritare lo stesso privilegio accordato alla pulsione utopica, di
cui abbiamo ripetuto pi volte che  primaria e che non pu essere ridotta, attraverso i maneggi di una
qualsiasi psicologia da salotto, a mera espressione sublimata di altre pulsioni, come quelle della
sessualit o persino della frustrazione privata. Perch non dovremmo esentare anche il terrore di Orwell
da simili diagnosi riduttive?
Certamente esso mobilita tutte le risorse dellistinto di conservazione, se questultimo pu
essere considerato un istinto. (Abbiamo gi visto in un capitolo precedente che in un maestoso
passaggio utopistico Adorno proponeva che lUtopia stessa nascesse dal declino di questo istinto che
lautore considerava uno specifico meccanismo di difesa generato dalla societ divisa in classi, in
parole povere da tutti i precedenti ordinamenti sociali compreso il nostro.) In questo caso bisogna
aggiungere che anche le societ (o, per essere pi precisi, i modi di produzione) conoscono un istinto di
conservazione che si risveglia nei momenti di pericolo mortale.  significativo che entrambi i risvegli
distopici sopra citati siano risposte collettive della borghesia: il primo rappresenterebbe la sua lotta
contro lassolutismo feudale e la tirannia arbitraria, il secondo la sua reazione alla possibilit di uno
stato dei lavoratori. Questo terrore scavalca chiaramente laltro impulso collettivo, quello utopico, che
tuttavia continua, irreprimibile come la libido, a trovare i suoi investimenti segreti in quanto sembra
rifiutarlo e negarlo radicalmente: motivo per cui gli oppressori immaginari, vuoi di natura clericale,
vuoi partitico-burocratica, vengono immaginati sotto le sembianze di collettivit che riproducono alla
lontana una struttura utopica, con la differenza che io sono inserito nella struttura utopica ma escluso
dagli oppressori. Per a questo punto la dinamica  diventata quella del comportamento di gruppo, con
la sua invidia culturale e le conseguenti politiche identitarie e razziste.
Quanto a Noi di Zamyatin,  ambiguo in maniera sostanzialmente diversa, come abbiamo gi
ricordato.34 Qui la confusione non  tra personale e politico ma tra estetica e burocrazia. In fondo sono
entrambe produzioni umane, e lingegnere di Zamyatin  un vero costruttivista il cui stato mondiale 
davvero unopera darte tipica dellepoca di Malevic e di El Lissitzky: non dobbiamo perci criticarlo
se aveva sentimenti contrastanti in materia. In fondo, soltanto una generazione prima Worringer
assimilava in una formula assai influente lastrattismo alla pulsione di morte.35 Il Benefattore di
Zamyatin non  il Grande fratello ma piuttosto uno chef dcole tassativo come Breton o come lo stesso
Malevic (un dittatore estetico che molto pi tardi Groys reidentificher in Stalin). I rivoluzionari di Noi
sono degli iconoclasti pi che dei combattenti per la libert, e la repressione sessuale dello stato  pi
vicina alla condanna dellornamento da parte di Loos e agli spazi asettici di Le Corbusier di quanto
possa esserlo agli insediamenti puritani o ai monasteri cattolici. Comunque sia, Noi  una vera
anti-Utopia in cui la pulsione utopica  ancora pienamente operante anche se non senza ambivalenze, e
si mantiene assai diversa dalla reazione abbattuta di Orwell al laburismo britannico del dopoguerra, a
sua volta un sintomo deprimente dello scoramento rivoluzionario.36
Entrambi i romanzi chiariscono per che i loro presunti terrori anti-utopici non devono essere
presi per oro colato.  giunto il momento in cui vorrei distinguere queste considerazioni psicologiche
da una fonte assai diversa di terrore utopico che far derivare dalle propriet formali del genere, e nello
specifico da quella chiusura su cui abbiamo insistito tanto spesso: clausura spaziale, clausura
temporale, clausura della comunit utopica e della sua posizione oltre la storia, o almeno oltre la
marxiana preistoria cos come noi la conosciamo.
...
.
...
12.4.
...
.
...
 questa separazione ermetica del nuovo sistema a renderlo alieno e minaccioso dal punto di
vista esistenziale, a rivestire il radicalmente Nuovo con i lineamenti di un terrore sublime davanti al
quale non possiamo che fermarci ed esitare, oppure battere in ritirata. Perci vale la pena di tornare a
un esame pi formale esattamente di quei limiti narrativi che possono far nascere reazioni negative di
carattere politico oltre che estetico, e stimolare quellanti-utopismo che  il nemico pi accanito di
questa forma specifica.
Possiamo iniziare questa analisi formalista riflettendo sulla natura della narrazione stessa, i cui
limiti coincidono con alcune fondamentali antinomie concettuali (probabilmente perch queste ultime
sono segretamente narrative nelle loro dinamiche). Possiamo quindi affrontare in unottica filosofica il
"tema umanista tanto familiare quanto ideologico e stereotipato dellopposizione tra individuo e
societ ricordando lovvio, cio che "individuo  anche una categoria sociale non necessariamente
presente in ogni societ. Per esso pu anche essere riposizionato entro il macchinario della narrazione
o dellaffabulazione, e delle loro capacit.
Sotto questo aspetto  fondamentale notare che la narrazione ha soltanto una categoria
attanziale: ci che in genere identifichiamo come personaggio o "attante, per usare un termine pi
tecnico. Tutte le forme di azione collettiva, siano esse identificate come quelle di una nazione, popolo,
o gruppo etnico, perfino di una piccola squadra per non dire di una coppia, devono essere inserite in
qualche maniera in questa singola categoria dellattante. Quindi le storie immaginarie di Stapledon
trattano intere societ come se fossero personaggi, mentre in Moro sono gli Utopiani come popolazione
uniforme a sostituire la nazione, a un capo dello spettro, oppure lindividuo allaltro.
Pu essere istruttivo verificare come funziona questa carenza formale anche nel pensiero
concettuale. Basti pensare allimbarazzo di Rousseau nel Contratto sociale, in cui non riesce a fissare
altre entit oltre lindividuo, e pertanto tutte le molteplicit sociali sono parimenti viste come pluralit
di unit omogenee e uguali quale che sia la loro dimensione e il loro statuto ontologico (la qual cosa in
altri casi pu variare dallorganico al seriale, o dalla nazione alletnia). Perci Rousseau si sente
obbligato, in termini decisamente fantascientifici o utopisti, a inventare una nuova entit distinta da
tutto questo, in cui anche il sociale esiste in una forma nuova e finora non identificata, immaginabile
soltanto come unanimit fra gli individui (e diversa dalla totalit che se ne potrebbe ricavare attraverso
unaddizione): nuova categoria che lautore chiama Volont generale. Le alterne fortune di questa idea
sono per tali da gettare lombra del dubbio sulla praticabilit di una simile innovazione
rappresentativa. Il tentativo di rappresentare lUtopia affronter difficolt simili, che sono, come ho
suggerito sopra, problemi intrinsecamente narrativi, disfunzioni di natura narrativa.
Possiamo verificarne alcune, che costituiscono altrettanti effetti locali della struttura pi
generale della macchina narrativa. In primo luogo, da ogni punto di vista, viene la necessit gi citata di
un sistema, la cui epitome  quella della chiusura spaziale. Si tratta di un aspetto strutturale permanente
del genere, solo relativamente mascherato quando, con il capitalismo e la storicit, questo non-luogo
immaginario migra dai mari del sud o del nord o dal Polo sud verso il futuro e diventa accessibile
soltanto tramite il viaggio nel tempo, se non in uno spazio profondo che comunque sotto tutti gli aspetti
pratici si trova nel futuro.
La clausura  giustificata allinizio dalla secessione e dal mantenimento della differenza
radicale (oltre che dalla paura di un contagio da fuori o dal passato). Il grande fossato di Utopo, che
trasforma tutte le Utopie in altrettante isole,  paradigmatico della secessione di Ecotopia dagli Stati
Uniti (ratificata dalla guerra degli elicotteri e dal successivo embargo stile Cuba, avviato da dentro
almeno quanto da fuori).  poi riproposto per il presente dal volo degli Odoniani sulle loro antiquate
astronavi verso la luna arida di Urras, dove la secessione  presentata come surrogato della rivoluzione
violenta sul pianeta natale, qualcosa che non  evitato nella trilogia di Marte nonostante il divario ancor
pi formidabile. Le Utopie di Fourier e Skinner, collocate nelle rispettive campagne e meno
chiaramente extraterritoriali, sono ugualmente poste sotto quarantena secondo gli auspici degli stessi
Utopiani, ma articolano anche l'altra opzione narrativa insita in questa realt da oasi territoriale, quella
di uninfluenza di tipo imperialista verso lesterno e delle contaminazioni utopiche dellarea
circostante.
Quindi sia Fourier che Skinner prevedono la diffusione del loro modello e linsediamento di
colonie utopiche in ogni luogo. Bellamy e Morris, che eludono il problema iniziale ipotizzando la
conversione del mondo intero ai loro progetti utopici, raccontano anche la storia della diffusione
graduale in termini d emulazione e persuasione relativamente pacifica. Assai simile doveva essere
anche il trionfo delle comuni di Winstanley che, dopo avere abolito il lavoro salariato, prevedevano di
attirare pian piano nella propria orbita tutti gli ex salariati di altri luoghi e abbandonare alla rovina le
ricche tenute dei baroni feudali.37 Lesito tragico nella vita reale, vale a dire leliminazione dellenclave
utopica da parte dei proprietari terrieri,  la migliore conferma della saggezza della secessione utopica.
Oggi sembra per che la secessione abbia un suo abbrivo interno, e il veloce sgretolamento
delle federazioni in tutto il mon-do (ma potremmo risalire fino alla Guerra di secessione americana) ci
conferma che questo specifico diritto all'autodeterminazione non  un valore universalmente condiviso.
Se d'altra parte rovesciamo il punto di vista sullisolamento, questa necessit formale assume una
dimensione ancora pi sinistra, osservabile anche in Moro, dal momento che egli era non a caso
contemporaneo di Machiavelli e diretto testimone della nascita della Realpolitik e della monarchia
assoluta o stato-nazione. Come abbiamo gi osservato, i rapporti spassionati degli Utopiani con i loro
vicini mostrano lo stesso cinismo del Principe, la medesima mancanza di rimorsi.
Faremmo bene allora a ricordare (come ci rammenta Balasopolous)38 che lUtopia  il prototipo
dell'insediamento nelle colonie ed  lantenata dellimperialismo moderno (almeno nelle forme
nordamericane, sioniste o da apartheid, "il popolo senza terra che incontra in teoria la terra senza
popolo).  quindi altrettanto significativo che le Utopie si siano dimostrate una delle espressioni
letterarie preferite dallimpero spagnolo (e dal suo suddito Campanella): l'armonia predestinata tra una
forma senza contenuto e un contenuto privo di forma. Ho la sensazione che la violenza coloniale
intrinseca nella forma stessa del genere sia un capo d'accusa pi serio di tutto quanto abbia a che vedere
con la disciplina autoritaria e con il conformismo della societ entro i confini utopici. Il che significa
arrivare molto vicino a una giustificazione del commento strutturalista di Barthes secondo il quale
soltanto la chiusura permette la nascita del sistema,39 in parole povere permette il dispiegarsi della vera
differenza sistemica. Quindi la clausura funziona a un livello concettuale o categorico almeno quanto
nelle relazioni internazionali, e pu causare la nascita di quegli ideali astratti di purezza e unanimit, di
identit, che hanno indotto i nemici dellUtopia ad associarla al razzismo e ad altre forme di
compulsione politica.
Tuttavia fra gli Utopiani sembra essersi imposta una giustificazione abbastanza diversa per
queste forme oppressive di unanimit, anche perch non dobbiamo dimenticare che il secolo di Moro 
segnato dalle guerre di religione e che la religione seguiter ad agire come fattore di divisione fino ai
giorni nostri. Infatti alla secessione ideologica da queste realt corrisponde la tolleranza obbligatoria
che regna in Utopia e disapprova gli iperzelanti e il proselitismo.
E cos siamo tornati alla nostra precedente discussione sulla libert, anche se da un punto di
vista formalista o narratologico, in cui si ripresenta, discretamente ma con insistenza, il complesso
problema dei rapporti tra Utopia e politica (che ci accompagna sin dallinizio della nostra analisi).
Perch adesso dovremo cercare di capire, muovendo dallinterno della forma utopica, come mai gli
utopisti precedenti erano concordi sulla necessit di escludere le discussioni politiche e lo sviluppo di
qualsiasi differenza locale, non solo di tipo religioso. Come abbiamo dimostrato sopra, esiste un punto
di vista sistemico secondo il quale  evidente che tutto quanto minaccia il sistema devessere escluso,
ed  infatti premessa basilare di tutte le anti-Utopie moderne, da Dostoevskij a Orwell e oltre, che il
sistema sviluppi un proprio istinto di sopravvivenza e impari a eliminare senza piet tutto quanto
minaccia la sua esistenza, senza alcun riguardo per la vita del singolo.
Come abbiamo gi notato, era appunto in termini di tendenze antisistemiche che veniva valutata
e dichiarata indesiderabile la formazione di piccoli gruppi e movimenti allinterno della societ utopica:
il termine dellepoca per indicarli era settarismo, e comprendeva i partiti politici quanto le forme
associative pi ristrette. Come gi notato, questo principio traccia una delle grandi linee di
demarcazione tra le cosiddette Utopie tradizionali e quelle moderne dal momento che le correnti
democratiche e anarchiche contemporanee puntano esattamente ad asserire la possibilit di una serie di
fazioni entro lo stato (e contro lo stato). Le unanimit oppressive della vecchia Utopia statale non
sembrano aver scatenato reazioni narrative originali contro quello che oggi ci sembra un ambiente
insopportabilmente conformista e standardizzato. Le rivendicazioni della libert nel Settecento, come
quelle del Caleb Williams di Godwin (1794), hanno ancora come bersaglio l'arbitrariet feudale, mentre
la mancanza di libert  vista da Jean-Jacques come una forma di dipendenza e di servit quasi feudale
che abbandona il singolo alla merc della volont altrui. In questa nuova prospettiva la condizione di
unanimit caratteristica dellUtopia significa la mia liberazione dalla gerarchia e dal servaggio dovuto a
un singolo mentre nei tempi moderni dellindustria, in cui anche lo stato  diventato un personaggio o
unindividualit, la libert  ridefinita come liberazione dalloppressione dello stesso potere statale, una
liberazione che pu prendere la forma del pathos esistenziale, dei dilemmi del ribelle o dellantieroe
singolo, ma che oggi, dopo la fine dellindividualismo, sembra assumere la forma dellidentificazione
con piccoli gruppi.
Dal nostro attuale punto di vista, che  narratologico, sembra che questi piccoli gruppi ricadano
esattamente in quella terra di nessuno tra l'attante individuale e la totalit sociale che pu essere
immaginata o figurata solo come un altro aitante individuale, vale a dire come un iperorganismo. I
piccoli gruppi intermedi, o i partiti, le fazioni, le belligeranti comunit della fede, non cadono per in
nessuna delle due categorie, che implicitamente correggono e cancellano al tempo stesso. Lanalisi
filosofica del piccolo gruppo in cui tutti si conoscono, condotta nella maniera pi elaborata da Sartre
nella Critica alla ragione dialettica,40 tenta disperatamente e invano di riconciliare lopposizione
categoriale dellindividuo con lagglomerato tramite un processo di negazione reciproca o dialettica
non troppo diverso da quanto  stato ricordato per altri temi nel capitolo precedente: infatti, se lo sforzo
di Sartre fosse volto a delineare un'ontologia, descriverei la sua soluzione come la nascita capricciosa e
forzatamente effimera di un tipo diverso di essere collettivo. Ma forse ci significa soltanto regalare in
anticipo al nuovo concetto ancora mancante unaureola di legittimit quasi sacrale.
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12.5.
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Tuttavia c un piccolo gruppo specifico la cui esistenza non pu essere bandita dall'Utopia o
proibita con successo tramite la suprema operazione dell'unanimit utopica:  la famiglia, che
sopravvive come corpo estraneo allinterno della nuova societ e che con la sua persistenza, garantita
senza dubbio dalla biologia, minaccia il geometrico diamante utopico con un difetto di forma che non
pu essere corretto o scacciato con un esorcismo, neppure a costo di impegnare in questo progetto
buona parte dellingegnosit utopistica.  come se la stessa forma utopica, il macchinario della
rappresentazione, ripetesse il famoso grido di Andr Gide, Familles, je vous hais!", un urlo impotente
pi che una dichiarazione di guerra con qualche speranza di vittoria.
Questa asserzione paradossale, intesa in parte a spiegare linveterata incompletezza della forma
utopica e il suo fallimento strutturale nel conseguimento della chiusura, pu forse essere chiarita se la
affrontiamo da pi punti di vista. Il primo ha a che vedere con lidentificazione della famiglia come
mattone fondamentale di quel modo di produzione da cui il capitalismo moderno cercava di fuggire:
infatti il periodo di Moro  esattamente lepoca di transizione in cui i nuovi stati-nazione cercano
disperatamente di liberarsi dal sistema feudale dei clan e dalle famiglie allargate dei grandi baroni e
proprietari terrieri. Tuttavia la famiglia nucleare non  la soluzione a questo conflitto ma soltanto un
effetto collaterale di un processo in cui la monarchia assoluta e la centralizzazione riescono a sostituirsi
alla dispersione dei manieri feudali. Persino i tentativi di celebrare la famiglia nucleare nella letteratura
borghese e nel realismo del Settecento e dellOttocento dimostrano un pathos sospetto, mentre le
lamentele contro la sua cornice asfissiante diventano sempre pi insistenti nel Novecento, da Gide alla
famiglia schizogenetica cara allantipsichiatria. La componente romantica e sentimentale che sembra
inevitabile nel testo utopico a partire dal-lOttocento pu essere vista come una compensazione a
questo problema irresolubile e come uno spostamento del suo status da istituzione sociale ad alveo
della sessualit e dei rapporti tra singoli. Il femminismo moderno  soltanto lultimo sforzo utopistico
per bypassare la famiglia borghese in direzione di strutture a convivenze di gruppo o a single-gender. Il
movimento post-umano aggiunge una nuova variante sotto forma di "sistema opzionale di parentela
per spostati e mostri.41
Forse a questo punto pu essere utile unaltra ottica. Tanti anni fa Bourdieu e il suo team
pubblicarono un magnifico volume collettivo sulla sociologia della fotografia amatoriale42: due
scoperte di quel saggio possono essere valide ancora oggi (anche se soltanto la seconda cinteressa
direttamente in questa sede). La prima  la necessit ideologica di giustificare questa pratica per cui la
societ non ha ancora prodotto un ruolo codificato o uno status; i fotografi dilettanti ci riescono
prendendo in prestito il discorso estetico di unarte pi nobile, la pittura, e imitando lapologia della
pittura in tutte le sue varianti. Con lesperienza del postmodernismo, non ancora rilevata nellindagine
di Bourdieu, la fotografia  ormai diventata unarte maggiore (la cui autogiustificazione teorica,
totalmente diversa,  ora mutuata dallemergente societ dello spettacolo). Ma il postmodernismo ci
regala anche una certa distanza da questa pratica sociale un tempo marginale, e dai modi in cui allora
cercava di razionalizzare la propria esistenza.
 una marginalit che diventa ineludibile alla luce della seconda scoperta di Bourdieu: quale
che fosse lestetica scelta da questi fotografi dilettanti, erano tutti concordi nell'escludere le foto di
famiglia da una pratica che si auguravano fosse artistica. Bourdieu conclude rammentandoci che la
fotografia amatoriale  stata inventata come via di fuga camuffata e apparentemente accettabile dalla
famiglia borghese, come scusa per uscire di casa, per creare uno spazio da cui la famiglia fosse
totalmente assente. Possiamo ricordare in questa sede la suggestiva idea di Jean Borie, secondo il quale
il romanzo dellOttocento era un art de clibataire" e, persino quando tecnicamente sposati, i
romanzieri di quel periodo erano tutti scapoli borghesi nello spirito, e si collocavano in uno spazio
sociale pi libero da cui potevano voltarsi a guardare e stilare giudizi su una societ dominata dalla
famiglia nucleare borghese43 (giudizi che corrispondono ai loro stessi romanzi, che dopo le opere di
Jane Austen, una zitella!, sono unanimemente negativi sul tema).
Possiamo anche indagare questa incompatibilit tra forma utopica e famiglia riflettendo sul
destino della famiglia in quel discorso correlato che  la teoria politica. O la societ  assimilata alla
forma della famiglia, come nel patriarcato confuciano (o forse converrebbe rovesciare la frase e dire
che lo stato favorisce la comparsa della struttura famiglia per i propri fini), oppure, dopo qualche
riflessione iniziale sull'oikos, i filosofi politici seguono Aristotele nel dividere questa struttura (che
naturalmente comprende il governo degli schiavi e dei servi) dallo stato. In realt Aristotele ci
sorprende osservando che chiaramente lo stato  per natura pregresso alla famiglia e all'individuo
essendo il tutto per necessit precedente alla parte.44 D'altro canto tutti questi pensatori hanno
riservato uno spazio separato, accanto alla monarchia e alla democrazia, per loligarchia, che
spessissimo ci colpisce in quanto prevalentemente associazione di grandi famiglie o clan.
Quanto  soltanto un problema per la filosofia politica diventa una missione per lUtopia come
forma. Persino laddove la famiglia non  abrogata per legge, una gestione severa e le riforme tendono a
ridurla al dato biologico e non sociale della coppia, seguendo il classico esempio utopico di Sparta
dove gli uomini e le donne vivevano separati e sincontravano soltanto in clandestinit, e leventuale
prole viveva nel nido comune. Nemmeno le Utopie gesuite nel Paraguay, in cui di sera si suonava la
campanella per invitare le coppie al loro dovere coniugale, ci offrono una versione convincente di
qualche nuova trasformazione complessiva della famiglia.45
La sopravvivenza della famiglia borghese in Bellamy  sicuramente uno degli aspetti caduchi di
questo libro influente. Si tratta, a mio parere, di un risvolto meno gradevole per i palati moderni del
tanto criticato Esercito industriale. Eppure al tempo stesso Bellamy inserisce un antidoto che purtroppo
non elabora (forse per timidezza vittoriana; notevole  anche la reticenza di Skinner in tema, e
spiegabile con i valori sociali americani).  probabilmente questo, pi delleducazione dei bambini, il
momento centrale di tutto il femminismo utopista, cio la cucina e la sala da pranzo in comune, che
aboliscono efficacemente uno dei due aspetti fondamentali della funzione della donna nel garantire la
riproduzione sociale, mentre l'asilo nido comune elimina con altrettanta efficacia laltro.46
Allora i patemi sulla sorte della famiglia nellUtopia, che sembrano nascere nelle forme
antitetiche del timore che sparisca del tutto oppure che sussista ancora, hanno una loro logica profonda
nellinevitabile isolamento dellUtopia, una condizione strutturale che  riaffiorata molto spesso in
questa discussione e che forse ci offre anche il pi profondo significato narrativo delle angosce
riguardo alla libert. In questo modo una profonda contraddizione formale si proietta nel contenuto
manifesto non soltanto di una tematica sintomatica ma di combinazioni di fantasie stratificate e
sovraccariche. Qui, per esempio, langoscia riguardo la famiglia si unisce ai grandi temi politici del
gender da un lato e alle pi vaghe paure sulla sessualit dallaltro, mentre si ricollega a latere con le
immagini patriarcali e con i frammenti narrativi la cui forma finale  lo spaventoso Grande Altro delle
anti-Utopie.
Simili costellazioni di temi libidici dalle molteplici implicazioni sono quindi risvegliate dalla
forma utopica che sfida tutto quanto appartiene alla nostra esperienza, dallesistenza privata, alle
abitudini istituzionali e alle fantasie sociali. Le tematiche utopiche del corpo si sono dimostrate
particolarmente propizie per i nuovi temi della controcultura degli anni sessanta, quando le Utopie sono
tornate a fiorire prima di essere prematuramente travolte dalla nascita della nuova categoria politica del
piccolo gruppo (etnico oppure identitario) che, come suggerito sopra, non sembra essersi adattata
allapparato narrativo dellUtopia classica.
Intanto unaltra crisi formale  stata scatenata dalla distanza apparente fra questi motivi libidici
e la natura dellorganizzazione o infrastruttura attuale, a sua volta modificata in maniera significativa a
partire dallavvento del capitalismo del terzo stadio o neoliberale, il cui contenuto sembra a sua volta
biforcarsi tra i complotti senza volto (che hanno sostituito le figure dei grandi dittatori del passato) e il
cyberspazio dellinnovazione dimpresa e della mercificazione del consumo. Nonostante ci, lanalisi
narratologica sembra ancora offrire la guida pi affidabile per affrontare questi dilemmi, il che
dimostra en passant come tutte le polemiche politiche e concettuali sulla categoria della
"totalizzazione" fossero in realt polemiche sulla chiusura narrativa.
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NOTE:
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1 Edward Bellamy, Looking Backward, cit., p. 133-134.
2 B.F. Skinner, Walden Two, cit., p. 126.
3 Ivi, p. 89.
4 Vedi il mio saggio End of Art", or End of History"? in The Cultural Turn, London 1998; e
anche la precedente discussione di Marcuse. Sono grato a Peter Brger per questo suggerimento.
5 William Morris, News from Nowhere, cit., p. 131.
6 Ivi, pp. 159-160.
7 Ivi, p. 192.
8 Vedi il mio saggio The End. of Temporality, in Critical Inquiry, volume xxix, n. 4 (2003).
9 Cynthia Freeman, Sale of the Century, New York 2000, p. 114.
10 William Morris, News from Nowhere, cit., pp. 175-176.
11 Ivi, p. 67.
12 B.F. Skinner, Walden Two, cit., pp. 237-238.
13 Edward Bellamy, Looking Backward, cit., p. 205.
14 William Morris, News from Nowhere, cit., p. 132.
15 Kim Stanley Robinson, Red Mars, cit., pp. 255-256.
16 Roland Barthes, Sade, Fourier, Loyola, cit., p.
17 B.F. Skinner, Walden Two, cit., pp. 166-167.
18 Boris Groys, vedi Introduzione, nota 1.
19 Vedi per i passaggi su Adorno nel capitolo precedente.
20 Slavoj iek, The Sublime Object of Ideology, London 1989, p. 6.
21 Ma sarebbe forse pi giusto offrire una versione prettamente fantascientifica di queste note
"posizioni del soggetto multiplo'' di Lacan:
I contatti umani furono parcellizzati o, per utilizzare un termine della neurologia o della teoria
dei sistemi, suddivisi... Perci si poteva:
1.    portare avanti un progetto di esistenza paleolitica;
2.    cambiare il clima;
3.    tentare di riformare la propria professione e
4.    essere felice,
tutto insieme, anche se non nel medesimo istante ma passando da una cosa allaltra, tra
popolazioni diverse, comportandosi in ogni situazione come una persona diversa. Era possibile perch
non cerano testimoni. Nessuno vedeva abbastanza della tua vita da ricomporla..." (K.S. Robinson, Fifty
Degrees Below, New York 2005, pp. 68-69).
22 Vedi, per esempio, Jean-Franois Lyotard, conomie libidinale, Paris 1974 (trad. it.
Economia libidinale, Firenze 1978), p. 155: Non, dcidment, il faut le dire clairement: Il n'y a pas du
tout de socits primitives ou sauvages, nous sommes tous de sauvages, tous les sauvages sont des
capitalistes-capitaliss.
23 Sembra che Goebbels abbia gridato dopo la Notte dei cristalli: Adesso nessuno pu pi dire
che noi nazisti non siamo interessanti!.".
24 B.F. Skinner, Walden Two, cit., p. 267.
25 Ivi, p. 295.
26 Vedi la discussione nel capitolo 2.
27 William Morris, News from Nowhere, cit., pp. 135-136.
28 Michail Bachtin, Rabelais and His World, Bloomington 1984 (1965), pp. 274-277.
29 Clute e Nicholls, Encyclopedia of Science Fiction, cit., p. 360.
30 Vedi capitolo 5, nota 3, supra.
31 Vedi Tom Moylan, Scraps of the Untainted Sky, Westport (Conn.) 2001, assieme alle
discussioni in Moylan e Raffaella Baccolini (a cura di), Dark Horizons, New York 2003. Forse il
concetto di "distopia critica corrisponde alla definizione che Elliott fa della satira come contraltare
generico dellUtopia: vedi capitolo 3, nota 3, supra; e R.C. Elliott, The Power of Satire, cit.
32 Nella sua classica opera sul tema, The Sense of Ending (Oxford, 1966, trad, it. Il senso della
fine, Milano 1972), Frank Kermode associa lapocalittico a due fonti distinte (eppure forse correlate):
una proiezione dei timori esistenziali della morte e una conseguenza formale di una necessit
strutturale, che la narrazione abbia, cio, una sorta di finale. Tuttavia, come nelle interpretazioni
freudiane dei sogni sulla propria morte, la fine del mondo pu essere la copertura di un appagamento
del desiderio assai diverso e pi utopico: come accade quando (per esempio nei romanzi di John
Wyndham) il protagonista, con un gruppetto di altri sopravvissuti alla catastrofe, parte alla ricerca di
una qualche collettivit pi piccola e vivibile dopo la fine della modernit e del capitalismo. Potremmo
seguire la rapida annotazione di Kermode, "persino nel pensiero ebraico non esisteva un vero
apocalittico fino alla sconfessione della profezia (p. 5) e interpretare certi tipi di apocalisse come
espressione della malinconia e del trauma dellesperienza storica della sconfitta. Viene in mente il
Paradiso perduto, ma anche certi recenti romanzi storici come Guerra de fin del mundo di Vargas
Liosa (Barcelona 1981) o Q di Luther Blissett (Torino 2000). N sembra fuori luogo interpretare
limmensa jouissance escatologica del massimo scrittore apocalittico moderno, J.G. Ballard (1930-)
come espressione della sua esperienza della fine dell'impero britannico nella Seconda guerra mondiale
(vedi L'impero del sole, Milano 1984).
33 George Orwell, 1984, London 1949 (trad. it. 1984, Milano 1950), p. 28.
34 Vedi capitolo 2, nota 21.
35 Mi riferisco al saggio di Wilhelm Worringer Astrazione ed empatia, scritto nel 1907.
36 Il nuovo mondo (1932), terza parte della canonica trilogia distopica,  soprattutto una critica
aristocratica dei media e della cultura di massa, pi che di qualsiasi "totalitarismo orwelliano (e
comunque su questultimo vedi Slavoj iek, Did Somebody Say Totalitarianism?, London 2001).
37 Vedi lilluminante analisi di Winstanley in J.C. Davis, Utopia and the Ideal Society, cit., pp.
183-188.
38 Vedi Antonis Balasopolous, Unworldly Wordliness: America and the Trajectory of Utopian
Expansionism, Utopian Studies", vol. 15, n. 2 (inverno 2004).
39 Vedi capitolo 1, nota 6.
40 J.-P. Sartre, The Critique of Dialectical Reason, volume i, London 2004 (1960), cit.; vedi
anche la mia Introduzione al presente volume.
41 Vedi il notevole saggio di Phillip Wegner "Were Family": Kinship, Fidelity, and Revolution
in Buffy the Vampire Slayer, in Living Between Two Deaths: Periodizing US Culture, 1989-2001,
Durham (N.C.), di prossima pubblicazione.
42 Pierre Bourdieu et al., Un art moyen, Paris 1965 (trad. it. La fotografia: usi e funzioni sociali
di un'arte media, Rimini 1971).
43 Jean Borie, Le Clibataire franais, Paris 1976; vedi anche Eve Sedgewick, Between Men,
New York 1992.
44 Aristotele, Politica, paragrafo 1253, riga 19.
45 Per le altre Utopie latinoamericane vedi Fernando Gomez, Good Places and Non-Places in
Colonial Mexico, Lenham (Maryland) 2001; Alicia M. Barabas, Utopias indias, Quito 1989, e Michael
Ennis, Historicizing Nahua Utopias, tesi di dottorato, Duke University 2005.
46 Lyman Tower Sargent ha svolto unanalisi esaustiva delle forme assunte dalla famiglia nelle
comunit utopiche (o "intenzionali): vedi "Utopia and the Family: A Note on the Family in Political
Thought, in Dissent and Affirmation: Essays in Honor of Mulford Q. Sibley, a cura di Arthur L.
Kalleburg, J. Donald Moon e Daniel L. Sabia jr., Bowling Green University Popular Press, Bowling
Green (Oh.) 1983, pp. 106-117, 256-259.
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Capitolo 13. Il futuro come irruzione.
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A un passo dalla conclusione possiamo riassumere quanto abbiamo scoperto. Abbiamo
laboriosamente stabilito che tutto il presunto contenuto utopico  ideologico e che la funzione pi
peculiare delle sue tematiche risiede nella negativit critica, cio nella loro funzione di
demistificazione. Pertanto lesame dellanti-Utopia, del terrore dellUtopia, ci ha portati a identificare
una fonte fondamentale nella stessa forma utopica, nella sua necessit formale di chiusura,
disolamento. Inoltre siamo stati assillati dalla perpetua inversione della differenza e dellalterit
nell'identico, e dalla scoperta che i nostri pi energici balzi verso le alternative radicali erano poco pi
che proiezioni del nostro frangente sociale e della situazione storica o soggettiva. Il post-umano sembra
pi distante che mai!
Quando infatti formuliamo il problema nei termini di una domanda che chiede conto del destino
dellUtopia, del suo futuro, o ancor meglio del suo rapporto con il nostro futuro, riaffiorano tutte le
vecchie ambiguit di forma e contenuto, e non  pi chiaro se il futuro che abbiamo in mente sia il
futuro di un genere letterario, tanto spesso dichiarato defunto nel corso della storia, tanto spesso risorto
miracolosamente nei momenti di bisogno e di crisi, una specie di golem letterario, oppure se
intendiamo la cosa concreta, il programma politico, la cui natura eccessiva, la cui dedizione allassoluto
e allassolutamente irrealizzabile e impossibile ha avuto altrettanto spesso e paradossalmente un
impatto concreto sul piano puramente pratico e sulla vera e propria prassi politica. A questo punto la
nostra indagine si divide in due sentieri separati, che possiamo solo sperare possano ricongiungersi,
rivelando di essere sempre stati lo stesso, come quelli di Swann e dei Guermantes in Proust.
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13.1.
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Il primo dei due  quello dell'evoluzione della forma utopica. In proposito Perry Anderson ha
riconosciuto in Women at the Edge of Time (1976) uno spartiacque fondamentale,1 ma sotto altri aspetti
la forma  ancora assai viva e gravida di nuovi generi testuali che trasformano la propria tradizione
d'appartenenza (come dovrebbero fare per definizione tutti i nuovi testi). Laltro ha a che vedere con il
pensiero utopista e con le alternative sociali radicali, a proposito delle quali, com noto, la signora
Thatcher ha affermato che non esistono ma che tanti movimenti politici in tutto il mondo stanno
cercando con forza di reinventare. Le risposte a queste due diverse richieste dovrebbero coinvolgere
tipi diversissimi di discorso: da una parte le proposte formali che in qualche maniera offrano una via
duscita dalle impasse ideologiche del contenuto utopico a lungo ripercorse nelle pagine precedenti;
dallaltra, le analisi economiche e gli schemi politici inediti che, suddivisi in maniera grossolana
secondo quelle che abbiamo chiamato Imagination utopica e Fancy utopica, non possano sfuggire allo
status del contenuto (per quanto la stesura di costituzioni possa essere sempre parsa un esercizio
formalista). Non siamo ancora riusciti a proporre un utilizzo pratico della struttura di neutralizzazione
delineata nel capitolo 11, interpretabile sia come la possibilit di una nuova produzione letteraria
utopista sia come un progetto politico in cui inscrivere una serie di ideologie senza scivolare sul terreno
delle pie speranze dei vari pluralismi liberali o multiculturalismi. A questo punto possiamo almeno
affermare che la soluzione dovr essere nettamente formalista, nel senso di un formalismo assoluto in
cui anche il nuovo contenuto nasce dalla forma come sua proiezione. Infatti, in assenza di un contenuto
affidabile, soltanto la forma  adatta. La forma diventa il contenuto, in quel maestoso piano che
chiamiamo Imagination, mentre le serie di opposti poco fa analizzate precipitano al livello di ornamento o Fancy.
Non abbiamo forse sottolineato a sufficienza il rapporto tra questa apparente crisi politica
dellUtopia (attribuita di solito alla caduta dei partiti comunisti e alla loro sostituzione con i nuovi
movimenti sociali e le correnti anarchiche) con la crisi pi generale della rappresentazione attribuita
allavvento della postmodernit. Questa non deve essere ovviamente confusa con il rapporto che il
modernismo intratteneva con una crisi della rappresentazione che esso cercava daltra parte di vincere
tramite eroiche invenzioni formali e grandiose visioni profetiche. Nella postmodernit la
rappresentazione non  concepita come problematica ma come impossibile, ed  sostituita da quella che
potremmo definire una ragione cinica in ambito artistico tramite una molteplicit di immagini, nessuna
delle quali corrisponde alla "verit. Ho sostenuto altrove che questo presunto relativismo regala nuovi
fertili percorsi alla storia e alla prassi, e che non c' ragione di temere che le Utopie postmoderne non
risultino galvanizzanti nel loro nuovo contesto storico quanto le pi vecchie lo sono state nei secoli
precedenti. Il dubbio pi immediato risiede nella differenziazione delle nuove Utopie dalle loro
antenate moderniste. Ho gi messo in guardia contro i pericoli che si corrono applicando il concetto
prettamente modernista dellironia a una qualsiasi forma utopica, e a questo monito devo adesso
aggiungerne un secondo, riguardo a quellaltra fondamentale determinante modernista chiamata
"riflessivit. Labbiamo vista allopera, per esempio, nel capitolo 6, in cui la struttura
dellappagamento del desiderio utopico spostava lentamente il suo oggetto, facendo s che la forma
diventasse contenuto e trasformasse il desiderio utopico innanzitutto in un desiderio di desiderio. Se
tuttavia questo fosse tutto ci che in epoca postmoderna siamo in grado di pensare sotto la categoria del
formalismo assoluto, non avremmo offerto altro che una soluzione stanca e quindi convenzionale
(modernista) a un problema nuovo e storicamente originale.
In realt la disputa  anche tra la vita quotidiana e il grande progetto collettivo, assai spesso (e
troppo velocemente) assimilata alla differenza tra anarchia e marxismo. Infatti un certo anarchismo
sembra valorizzare, esaltando la liberazione dal potere statale che non coinvolger tanto la presa del
potere e la distruzione dello stato quanto lesplorazione di zone ed enclave oltre la portata del nemico,
una vita nel presente e nel quotidiano, un concetto temporale piuttosto diverso dalle strategie della lotta
anticapitalista su vasta scala che lottica del Capitale sembrerebbe imporgli. Queste discrepanze
giungono alla crisi risolutiva attorno alla ormai problematica idea di rivoluzione: la sua non  solo una
crisi pratica, cio legata allassenza di un protagonista, anzi, di una qualsiasi idea di cosa potrebbe
significare la "presa del potere per movimenti che non sono dei partiti e in una situazione in cui il
potere si  risolto in una rete cibernetica;  una crisi che ruota attorno al concetto stesso di tempo,
opposizione tra il qui e ora della rivolta perpetua (anzi, della vita stessa come rivolta e rivoluzione
permanente) e la vecchia tradizione di sinistra del Giorno, del mito dello sciopero generale di Sorel,
dellalba dell'Anno Uno, dellEvento assiale, della rottura che inaugura una nuova era (di rivoluzione
culturale, di costruzione del socialismo e cos via).
 unopposizione fra temporalit diverse che sembra caratterizzare anche le Utopie: il gesto
inaugurale di Utopo opposto a quella vita quotidiana oltre la fine della storia che vediamo collocata al
centro della forma. Si tratta infatti di unopposizione narrativa: fra il tempo degli eventi che potrebbe
essere tramato, organizzato in una storia nelle sue varie versioni, e la visita guidata apparentemente
non narrativa in cui sono amorevolmente enumerati gli aspetti della vita quotidiana e delle istituzioni
normali.2 In termini di soggettivit sembra anche che lopposizione contempli una distinzione tra la
coscienza, come presenza impersonale nel mondo che  sempre con noi fin quando esistiamo, e lio,
che  oggetto di coscienza ma anche di biografia con le sue storie, oggetto di fantasie e traumi, di
ambizioni "personali e vita privata, di narrazione. La coscienza  in questo senso il regno
dellesistenziale, e lio  il dominio della storia, personale e non solo. Ma qui riemerge la vecchia
opposizione tra Imagination e Fancy, la prima essendo par excellence dominio della forma
architettonica e della narrazione mentre la seconda governa il dettaglio, sul quale indugia e al quale
porta una diversa qualit di attenzione, al tempo stesso sensuale e ossessiva, non impaziente, senza
interesse per la fretta o il tempo. In letteratura possiamo affermare che queste due dimensioni siano i
livelli distinti della trama e dello stile, mai realmente coincidenti, ma  chiaro che si tratta di
unopposizione che attraversa ogni cosa, valorizzando la narrazione nello stesso istante in cui mette in
dubbio il suo primato, e affiorando come crisi del politico nel momento stesso in cui mette in dubbio
tutte le pi vecchie formule etiche e le pi recenti formule psicoanalitiche.
Non si tratta tanto di sciogliere questo dilemma o di risolvere la sua antinomia fondamentale,
bens di produrre nuove versioni di queste tensioni, nuovi rapporti tra i due termini che distruggano i
vecchi (compresi quelli inventati durante la modernit) e facciano della stessa antinomia la struttura
centrale e il cuore pulsante dellUtopia.
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13.2.
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Qualsiasi nuova soluzione formale dovr quindi tenere conto sia dei tratti storici originali del
tardo capitalismo, della sua tecnologia cibernetica come delle sue dinamiche globalizzanti, sia
dellavvento di nuove soggettivit quali quelle nate dallaccumularsi di posizioni multiple o
parcellizzate caratteristiche della postmodernit (ne abbiamo parlato nel precedente capitolo)
secondo le quali noi siamo neri in un contesto e intellettuali in un altro, donne in un altro ancora,
anglofoni e, in un quinto contesto, di ceto medio o borghesi. Va da s che i contesti si
sovrappongano, che la nostra inconfondibile situazione storica e nazionale sia definita con estrema
esattezza dal confluire di tutti questi contesti o inquadrature collettive, che sono surdeterminati ma
niente affatto indeterminati. Quindi la collettivit  dentro di noi quanto  fuori di noi, nei molteplici
mondi sociali che abitiamo nello stesso tempo. Ma se le Utopie possono corrispondere a questo tipo di
molteplicit, saranno sicuramente Utopie alla Delany, una sfrenata polifonia bachtiniana com quella
delliperattivo marito DJ di Oedipa Maas del quale gli amici dicono che quando entra in una stanza "
dun tratto piena di gente.3 Vengono immediatamente in mente le grandi assemblee politiche di
Flaubert ne Leducazione sentimentale, in cui schiere di picchiatelli politici espongono fino allo
sfinimento le loro opinioni e progetti in una vera e propria Babele che riesce a esprimere il disgusto per
le Utopie, gli intellettuali e la massa al tempo stesso. Come vedete,  facile passare da un modello della
psiche a un modello della collettivit, anche se l'equilibrato modello politico di questo pluralismo delle
posizioni della psiche soggettiva, che corrisponde alla retorica della decentralizzazione, sembra avere
perso la sua carica politica sia a destra che a sinistra (la prima un tempo evocava i diritti degli stati, la
seconda difendeva lautodeterminazione locale). Per paradosso, a scalzare entrambi gli ideali non 
altro che la globalizzazione, che pu infatti passare senza sforzo per una forma di controllo mondiale o
per una celebrazione del multiculturalismo mondiale con un semplice cambio di valenza.
A questo livello politico o macrolivello, allora, lopposizione ideologica tra il soggetto centrato
e il suo altro  stata sostituita dalla differenziazione tra globale e locale, come se ogni tipo di unit
locale, dalla citt allo stato nazione, passando attraverso ogni tipo di forma provinciale immaginabile,
potesse resistere al potere schiacciante delle forze del mercato globale, o addirittura scollegarsi da esso
per riconquistare l propria autonomia e autosufficienza. Questultima  stata smantellata
sistematicamente dalla divisione globale del lavoro imposta a forza dal nuovo sistema mondiale: le
industrie locali autosufficienti sono portate alla bancarotta dalle enormi multinazionali che provvedono
in un secondo tempo a soddisfare quei bisogni a prezzi pi alti.4  difficile immaginare una situazione
in cui possano essere reintegrate le vecchie forme di autosufficienza nazionale, in mancanza di una
rivoluzione che abbia alle spalle risorse autoctone di capitale.
Quanto allautonomia del locale in tema di cultura, sono due i fenomeni che rendono
improbabile questo genere di tradizionalismo. Una  il turismo, da cui il locale, in tutte le sue forme
odierne,  sempre pi dipendente man mano che le sue industrie nazionali spariscono. Il turismo darte
 sicuramente un nuovo spazio di creazione e produzione,5 ma non  una forma attraverso la quale una
vecchia cultura nazionale o locale pu essere prodotta o riprodotta. Laltro  ovviamente la
disneyficazione, sinonimo della postmodernit e dei suoi simulacri, perch la disneyficazione, come a
EPCOT,6  il processo mediante il quale le immagini culturali tramandate vengono riprodotte in
maniera artificiale, come in tutti quei centri urbani ricostruiti con tanto amore da diventare autentiche
riproduzioni delle loro identit. Si dice che in Giappone i templi di legno vengano ricostruiti asse per
asse ogni cinquantanni nella loro interezza, conservando unidentit spirituale attraverso questi
cambiamenti di materiale, proprio come il nostro corpo si rinnova sostituendo ciclicamente le vecchie
cellule. Si tratta per di altro dalla simulazione, che come indica il nome  piuttosto paragonabile alla
falsificazione e alla "riproduzione sistematica di unepoca, come accade nei raffinati film in costume:
la riqualificazione signorile dei quartieri e la disneyficazione devono essere viste come elementi della
speculazione edilizia tipica, insieme al capitale finanziario, della postmodernit (o del tardo
capitalismo). Certo nessuno di questi processi  molto rassicurante riguardo al destino del locale dato
che il turismo e la disneyficazione sono le due facce di quel futuro che si volge prima verso i Terzi
mondi e poi verso i Primi.
Possiamo quindi presumere che lopposizione tra globale e locale prospetti un dualismo del
tutto ideologico, che non solo genera falsi problemi ma anche false soluzioni: pluralismo e
multiculturalismo sono gli effetti gemelli che nascono dal dualismo quando vuole sintetizzare i suoi
aspetti positivi in un unico termine complesso, o in ununica immagine o risoluzione. La molteplicit
diventa il tema centrale di questa soluzione immaginaria, il cui dilemma concettuale resta quello della
chiusura. Possiamo ipotizzare che questa novit abbia avuto un certo impatto sulla forma utopica,
spiegando cos lapparente estinzione delle sue variet classiche e la nascita di nuove forme pi
riflessive.
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13.3.
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I vecchi testi offrivano progetti di cambiamento, piani di lavoro per le nuove societ, e
offrivano visite guidate, descrizioni sistematiche delle nuove istituzioni e spiegazioni a conferma della
loro superiorit. In questo senso Anderson aveva ragione: le grandi Utopie femministe degli anni
sessanta e settanta del secolo scorso sono state in un certo senso le ultime tradizionali. Per paradosso,
anche le anti-Utopie sono fiorite su queste visioni autosufficienti (per non dire essenzialiste), su queste
tematizzazioni narrative, che dovevano soltanto invertire, cambiando la valenza da positiva a negativa.
Possiamo postulare quindi una sorta di cesura con lavvento del thatcherismo e la crisi del socialismo,
per la nascita di un tardo capitalismo planetario dal suo tegumento modernista, dal quale prorompe
sotto forma di globalizzazione piena e postmodernit. Per qualche strano motivo, dopo questo
momento di transizione convulsiva, la tradizionale produzione utopistica sembra essersi inaridita.
La monumentale trilogia marziana di Kim Stanley Robinson (1993-96)  soltanto un esempio di
una nuova tendenza formale che pone al centro dellattenzione non la rappresentazione dellUtopia ma
il conflitto fra tutte le Utopie possibili e i discorsi sulla natura e desiderabilit dellUtopia in quanto
tale. La nuova forma sembra ricapitolare tutte le opposizioni e antinomie che abbiamo identificato in un
capitolo precedente, riorganizzandosi attorno al dato sempre pi tangibile della molteplicit ideologica
e della differenza radicale nel campo del desiderio. LUtopia comincia a inglobare tutte le feroci
polemiche sulle diagnosi alternative delle miserie sociali e sulle soluzioni possibili, cos che il suo
baricentro formale si sposta lentamente verso lindagine di quelle differenze che in Robinson sono
incarnate nelle figure eminenti dei primi cento colonizzatori di Marte: quelli pro e contro la
terraformazione, quelli pro e contro gli investimenti finanziari, quelli pro e contro le piccole comunit
chiuse e i clan eccetera.7 Lutopico non rappresenta pi limpegno volto a ideare uno specifico
meccanismo o progetto, ma limpegno a immaginare le Utopie possibili, nella loro enorme variet di
forme. Non si tratta pi di inventare e difendere una certa mappatura del mondo, ma di fare la storia di
tutti i dibattiti su come dovrebbe essere edificata lUtopia. Non si tratta pi di mettere in mostra un
costrutto utopico ma la storia della sua produzione e del processo stesso di costruzione.
 infatti questo il profondo giudizio che Robert Nozick pronuncia dopo avere analizzato le
differenti personalit a cui ogni data Utopia dovrebbe fare appello.
La conclusione da trarre  che non ci saranno una comunit e un solo tipo di vita nellUtopia.
LUtopia consister di Utopie, di tante comunit diverse e divergenti in cui le persone condurranno
diversi tipi di vita sotto diverse istituzioni. Alcuni tipi di comunit saranno pi attraenti di altri, le
comunit cresceranno e periranno. Le persone ne lasceranno alcune oppure passeranno la vita intera in
una soltanto. L'Utopia  una cornice per le Utopie, un posto in cui la gente  libera di riunirsi
volontariamente per coltivare e tentare di realizzare la propria visione di una vita felice nella comunit
ideale, ma in cui nessuno pu imporre la sua visione utopica sulle altre. La societ utopica  la societ
dellutopismo... lUtopia  una metautopia...8
 una visione plausibile che riproduce con esattezza lo Zeitgeist sopra discusso, cio che i
pluralismi sono la risposta alle unit e identit repressive di tutti i generi.
Il programma  per inficiato da un certo numero di categorie moderniste che si pongono come
sintomi della sua impotenza a rispondere in pieno al Novum della postmodernit o porsi allaltezza dei
suoi nuovi problemi. Il primo e principale di questi sintomi modernisti  una nostra vecchia
conoscenza, la categoria della riflessivit, che costituisce una delle soluzioni fondamentali del
moderno e che si pu rintracciare, risalendo allindietro nel tempo, sia nella versione storiografica
standard (il moderno comincia con una qualche forma di autocoscienza, che sia collocata in Cartesio o
in Lutero o nella scienza moderna) sia in quella ispirata alla storia dellarte, in cui infallibilmente i
modernismi di qualsiasi genere sono arricchiti dalla riflessivit e dallautodesignazione. Luso che fa
Nozick della formula "meta non  che uno stenogramma per indicare questo deus ex machina
modernista, e il suo concetto pi sostanziale di differenza sarebbe meglio servito da unaltra linea di
pensiero. In parole povere, i veri credenti possono essere straordinariamente intelligenti, storicisti e
riflessivi, senza smettere per questo di essere fanatici. La dedizione allAssoluto  un atto di volont, e
non sempre ospitale per lequanimit pluralista.
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13.4.
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Parrebbe pi utile riformulare il nostro problema nei termini del dualismo tra Fancy e
Imagination a cui abbiamo fatto tanto spesso ricorso: lo studium e il punctum, in un certo senso,
dellimmagine utopica. Non  allora pi corretto dipingere lattuale condizione della produzione
utopica come contrassegnata dalla prevaricazione della Imagination utopica da parte della Fancy
utopica, dalla prevaricazione di una visione utopica complessiva o strutturale da parte di un allegro
sciame di singoli dettagli utopici che corrispondono alla parcellizzazione e tematizzazione di altrettante
singole opinioni utopiche e fantasie personali circa un possibile stile di vita? Dire questo non significa
necessariamente sottovalutare il valore delle immense energie della Fancy utopica scatenate in tutto il
mondo odierno come fonti energetiche alternative nel tentativo di concentrare linventiva su un viluppo
di problemi che appaiono irresolubili singolarmente nella misura in cui sono indisgiungibili gli uni
dagli altri. La Tobin tax  uno di questi, e pu forse essere valutata pi esattamente come straniamento
prettamente utopico di un dilemma piuttosto che come programma politico pratico. Possiamo anche
ribadire il valore della societ della lotteria di Barbara Goodwin in cui  il caso pi che la logica delle
classi sociali a dettare la distribuzione contingente dei vantaggi e a impedire la cristallizzazione della
disuguaglianza economica e il suo perpetuarsi.9 Anche la cornice di crisi e catastrofi che struttura tanti
romanzi di Kim Stanley Robinson permette limpiego di un'immensa variet di soluzioni ingegnose e
spesso utopiche che meritano di essere studiate.
Non sarebbe allora preferibile introdurre per questa opposizione operativa uninterpretazione
pi complessiva del meccanismo utopico, che escluda i numerosi mali dellattuale globalizzazione
tardocapitalista ma al tempo stesso eviti linvoluzione di tale Utopia e la sua disintegrazione in un
tempo di disordini anarchico? Per un quadro di questo meccanismo possibile mi rivolgo a una
proposta utopica degli anni sessanta ormai dimenticata ma ancora suggestiva, Utopies ralisables di
Yona Friedman (1975). Quello che Friedman ci offre  un insieme di argomentazioni singolarmente
astratte, eppure articolate con grande forza, in cui sono elencate le varie opzioni utopiche e delineate le
loro condizioni di possibilit. Questo ascetismo analitico cede il passo alla lunga allindulgenza di una
visione globale dellUtopia imparentata con quelle classiche del periodo, come la citt mondiale di
Buckminster Fuller, Kenneth Boulding e Lefebvre: qui  il pianeta stesso a fornire la chiusura utopica,
e sono le sue necessit ecologiche a imporre una serie di limiti che definiscono le possibilit stesse dellUtopia.
Non sono per i tratti depoca di questa visione a interessarmi in questa sede. Vorrei piuttosto
segnalare una distinzione fondamentale tra i meccanismi proposti da Friedman e quelli proposti dai
teorici politici, la distinzione di principio, assoluta, delleconomico dal politico, o in altri termini dalla
sovrastruttura politica (e non solo politica). Questa separazione  legata alla mia convinzione che il
marxismo postuli il primato delleconomico (e che il suo disinteresse per la teoria politica non sia un
caso ma piuttosto una fortunata conseguenza), e ha il pregio di spiegare il sospetto nei confronti del
politico, se non la fine o labolizione della politica, che  parso endemico nella forma utopica.
Possiamo ora analizzare la richiesta di Nozick di un pluralismo di Utopie alla luce della
molteplicit friedmaniana delle comunit utopiche sparse nel globo, a proposito delle quali lautore non
si stanca di ripetere, contrapponendosi implicitamente alla riflessivit della posizione di Nozick, che
esse sono non comunicanti, che ciascuna ha la propria cultura e politica locale (o sua assenza), che
ciascuna persegue il suo Assoluto. Quindi, a differenza di tanti pensatori utopisti del periodo, Friedman
rifiuta con fermezza qualsiasi concetto di stato mondiale o di Nazioni unite potenziate o ecumene che
in qualche maniera riunirebbe lumanit intera (e quindi, secondo la teoria Sartre/Le Guin, avrebbe
bisogno di un eterno nemico contro cui dispiegare questa fusione umana). Le varie utopie chiuse non
sono riunite dal politico bens correlate dallinfrastruttura, cio dal globo stesso e dalla sua materialit.
Infrastruttura significa il supporto materiale dei vari progetti, utopie, modi di utilizzo, norme
comportamentali eccetera... Se uno stato mondiale, unorganizzazione di arbitrato e potere esecutivo, 
irrealizzabile, al contrario unorganizzazione gestionale del mondo  perfettamente fattibile, ammesso
che sia limitata alla manutenzione delle vie di accesso che collegano i vari territori e garantisca lo
scambio dei mezzi di sussistenza.10
Non abbiamo per ancora citato i due meccanismi fondamentali di questo nuovo sistema
utopico globale, il suo punctum utopico: il diritto allemigrazione e labolizione delle tasse. Il diritto a
emigrare risponde a un fastidioso problema spesso etichettato come totalitario: che fare delle Utopie
che troviamo personalmente sgradevoli e soffocanti, se non intimorenti, che fare del problema
dellunanimit o della maggioranza, su cui si concentrano tante distopie nel loro definitivo rifiuto
dellintera idea? Garantire una pluralit di Utopie? E se un gruppo mal consigliato sceglie il patriarcato,
o qualcosa di ancora peggiore? Stando a questo principio fondamentale ci si limita a togliere il disturbo
e ad andarsene in unaltra Utopia che osservi una rigida dottrina religiosa, come Ginevra, oppure il
repubblicanesimo laico a imitazione della repubblica di Roma, o ledonismo o la licenza, oppure una
struttura familistica tradizionale (in cui probabilmente ci si dovrebbe sposare con un parente o lasciarsi
acquisire come servo o schiavo). La somiglianza con la trilogia di Marte  ineludibile.
Laspetto ingegnoso di questa proposta  che ricopre due funzioni diverse, una che abbiamo
appena esposto e che ha a che vedere con quella che veniva chiamata libert (contro questo o quel tipo
di stato o sistema). Laltra  il corollario meno ovvio per cui questo principio garantisce lesistenza di
comunit multiple, decentrate e (come sostiene Friedman) non comunicanti. Se sei in grado di muoverti
in questa maniera e scambiare un assoluto con un altro allora chiaramente devesserci una notevole
variet di offerta, e le Utopie devono essere relativamente autonome e incapaci di influenzarsi tra di
loro indebitamente. Torneremo tra poco a questa parte del quadro.
Quanto allaltro principio, in cui lo stato  privato delle sue tasse, ovviamente l'abbiamo gi
sotto gli occhi, visto che una delle pi ingegnose trovate nella dissoluzione neoliberista (o
neoconservatrice) dello stato sociale  stata quella di ridurre le imposte sui ricchi fino al punto che lo
stato non era pi in grado di garantire i servizi sociali ed era messo in condizione, a causa della
delicatezza dellargomento tasse, di non poter riportare indietro le lancette salvo nellevenienza di quel
tipo di cataclisma universale (come la Grande depressione) che ha portato un tempo al varo del welfare
state. (Sembra che oggi nemmeno la guerra, per quanto costosa, costituisca un cataclisma del genere,
almeno negli Stati Uniti.)
Il neoconservatorismo dimentica per l'altra faccia di questa proposta, vale a dire che il denaro
ricavato dalle tasse deve essere sostituito dal lavoro sociale dei cittadini, un aspetto che Rudolf Bahro
aveva previsto nella sua visione utopistica della trasformazione del sistema esteuropeo (The
Alternative, 1977). Tutti forniranno lavoro socialmente utile anche di tipo manuale: pattuglie volontarie
di polizia, raccolta rifiuti, progetti idraulici, costruzione di strade e simili. I sistemi di scambio e baratto
integreranno questo "inaridirsi del fisco e del surplus dello stato, e poco per volta il risultato (se
preferite, la seconda funzione del sistema, accanto a quella politica della riduzione della presenza dello
stato) sar quello di eliminare la centralit del denaro nelleconomia. Il senso di questo principio pu
essere forse allargato in modo da colpire tutte le possibilit di accumulare una "riserva permanente" di
ricchezza e ridurre la moneta alla sola funzione di scambio.
Per finire va notato che entrambi i principi sono anticapitalisti (senza essere per forza o
espressamente socialisti): il primo rende impossibile lespansione necessaria al capitale, il secondo
elimina il medium tramite il quale viene accumulato il capitale.
LUtopia di Friedman ha il merito di spostare il fulcro della discussione dalle ideologie della
comunicazione che celebrano il nuovo sistema globale alla sua possibile infrastruttura materiale o
economica, ma ci significa anche che essa sposta lattenzione dalla differenza allidentit e dalla
pluralit dei dettagli alla chiusura della totalit. Friedman solleva anche domande sulla
rappresentabilit di questa nuova Utopia globale, e infatti quello della rappresentabilit, della
possibilit di disegnare una mappa  un tema molto importante per la politica pratica, come vedremo tra poco.
Perci propongo una forma pi accessibile o visualizzabile di questo ipotetico sistema globale,
a proposito del quale dobbiamo ricordare che la sua novit come meccanismo utopistico consisteva
nella non comunicabilit o nellantagonismo insiti nelle sue componenti, una novit che aveva leffetto
immediato di escludere le retoriche della comunicazione, del multiculturalismo e persino dellimpero
(nel senso recente di americanizzazione). In questo spirito propongo di immaginare le nostre Utopie
come altrettante isole autonome e non comunicanti, che possono variare dalle trib nomadi e dai
villaggi stanziali fino alle grandi citt-stato o alle ecologie regionali: un arcipelago utopico di isole
nella rete, una costellazione di centri discontinui, a loro volta decentrati al proprio interno.
Immediatamente questa prospettiva metaforica suggerisce una gamma di possibili analogie che
uniscono le caratteristiche dellisolamento a quelle della relazione. Perch  proprio come Utopia di
relazionalit strutturale che dobbiamo vedere lattuale proposta: "differenze senza termini positivi era
la definizione inaugurale di Saussure che possiamo ritenere caratterizzi nella maniera pi profonda
tutto il pensiero moderno man mano che si stacca dalla sostanza aristotelica per muovere verso il
concetto moderno del processo.
Forse nessuno ha riflettuto sullo stato dellisola in modo altrettanto profondo di Fernand
Braudel nella sua monumentale storia del Mediterraneo; cos, non c nulla di meglio che seguire in
prima battuta la sua linea di pensiero mentre si dipana attraverso le caratteristiche geografiche del
grande mare interno, isolando le enclave come i villaggi di montagna e le fertili vallate interposte,
proseguendo verso le pianure piagate da paludi e malaria, per finire ai porti, spesso separati
dallentroterra da una catena montuosa che digrada verso la costa. Cos pian piano la vita collettiva,
come limmaginazione dello storico, si volge in direzione del mare.
Ora, mentre il mare sintromette in tutte queste aree e apre collegamenti tra di loro, lautore
balza con locchio della mente sulle isole, che talvolta costituiscono le stazioni delle grandi vie
commerciali, talaltra, come la Sardegna, vegetano in un isolamento abbastanza sterile, o ancora
formano nella loro molteplicit un intero sistema, come nel caso dellarcipelago greco. Vita precaria,
angusta, minacciata: tale la vita delle isole. La loro vita intima, se si vuole. Ma la loro vita esterna, la
parte da esse rappresentata sul proscenio della storia,  di unampiezza che non ci si aspetterebbe da
mondi cos miseri. La grande storia, infatti, mette sovente capo alle isole.11
Poco per volta Braudel allarga il quadro, affascinato dalla dialettica di queste enclave, tanto
spesso oggetto di colonizzazione ma altrettanto spesso soggetti della storia, per lo meno per brevi
periodi, tanto che le loro fortune furono caratterizzate da quella fondamentale variabilit e mutevolezza
che segna nel complesso la storia del mare interno.
E le isole non circondate dal mare. In questo mondo mediterraneo eccessivamente diviso, dove
loccupazione del suolo lascia larghi vuoti, senza contare quelli del mare, non vi sono forse altre isole
oltre a quelle chiamate cos? Non vi sono altri mondi abbastanza rigidamente isolati, delle peninsulae -
la parola  evocatrice - come la Grecia o altre regioni che, chiuse da muraglie terrestri, non hanno altra
grande strada che il mare? In questo senso, non  unisola il regno di Napoli, chiuso a nord dallo
spessore delle sue montagne che costituiscono i sui confini con Roma? C menzionata nei nostri
manuali un"isola del Maghreb, Djezirat el Maghreb, lisola del Ponente, tra lOceano, il
Mediterraneo, il Mare delle Sirti e il Sahara. Un mondo dai cambiamenti quanto mai improvvisi.12
Limmaginazione di Braudel  sempre pi accesa da questa nuova idea. Il sechauffe: isole non
circondate dal mare. Si dir che la regione lombarda... Similmente si dir, con lieve esagerazione, che
tutta una serie di isole periferiche, Portogallo, Catalogna, Andalusia, Valencia... Quanto alla Spagna...
Allaltro estremo del Mediterraneo, verso est, unaltra isola, la Siria, tappa tra il mare e il deserto...
ecc.13 Segue poi un ritmo pi rilassato, il tempo della riflessione.
Certo, in questo momento, noi abusiamo del concetto dinsularit; ma lo facciamo soltanto per
le esigenze della spiegazione. Infatti, i paesi mediterranei sono collezioni di regioni isolate le une dalle
altre, che tuttavia si cercano costantemente le une con le altre; donde, tra loro, un incessante
andirivieni, nonostante le giornate di cammino o di navigazione da cui son separate, andirivieni
facilitato dal nomadismo degli uomini. Ma i contatti chesse stabiliscono sono come le scariche
elettriche: violenti e senza continuit. La complessa storia delle isole  forse, come certe immagini
ingrandite, quella che meglio vale a illuminare la storia mediterranea. Aiuta forse a meglio
comprendere come ogni provincia mediterranea abbia potuto conservare una cos irriducibile
originalit, un cos violento profumo regionale pur in mezzo a una straordinaria mescolanza di razze, di
religioni, di costumi, di civilt.14
 questa allora la verit profonda del locale: non citt che tentano di ravvivare la loro
esistenza languente grazie al turismo, alla gentrification, alla disneyficazione o alle Olimpiadi, non il
sogno delle industrie hi-tech e il ripristino del patrimonio urbano grazie al potere magico dei microchip,
e nemmeno la fantasia di sinistra della secessione, in cui un socialismo locale o un nazionalismo
progressista si staccano con un gesto eroico dalla grande rete globale per andare da soli.
In realt  lo schema combinatorio strutturale la verit intrinseca dellUtopia e forse persino
della stessa democrazia: abbiamo qui il definitivo ripudio del soggetto centrato e il pieno
dispiegamento della grande massima la differenza mette in relazione, una delle immagini pi vivide
del collettivo in tutti i suoi pi intimi conflitti interni e patti o cospirazioni.  la grande lezione di
Fourier, ed  anche la fonte della profonda attrazione libidica della propaganda del libero mercato e
della stessa figura dello scambio, la quadratura del cerchio dei vecchi paradossi delluno e dei molti,
dellautonomo e del dipendente, forse persino la soluzione del dilemma di Sartre: il vero collettivo non
richiede un nemico esterno per nascere? Qui (come nel microgruppo in fusione di Sartre) le parti del
collettivo possono interiorizzare le paure reciproche, producendo solidariet effimere e costellazioni di
alleanze interne sempre cangianti. Qui inoltre il gioco della suprema forza sociale dellinvidia innesca
relazioni mobili mentre genera un caldo narcisismo da punto a punto. (iek  ha descritto il modo in cui
la violenza e gli odi etnici delle cosiddette nazionalit prendevano la forma, prima delle guerre civili,
delle bonarie barzellette sulle etnie, degli insulti e ingiurie razzisti che legavano insieme le persone
nellEros freudiano, prima che Thanatos ne disperdesse le energie.)15
Ho la sensazione che questa visione di cangianti schemi relazionali interiori riesca a tacitare a
sufficienza le obiezioni alla chiusura del sistema nel suo complesso, e al tempo stesso a garantire su
base permanente o strutturale quel divario interno o quella beanza nel soggetto che di solito, nelle
ideologie classiche del soggetto come sostanza piena, viene trascurato o equivocato e represso, perch
quale che sia il gioco dellinterdipendenza esso deve sempre far scaturire una scintilla tra i poli e vivere
in un permanente senso dinsicurezza e incompletezza. Quanto allaltra obiezione, quella del nucleo
irriducibile, del nocciolo deccesso che non pu essere assimilato (come vengono spesso presentate le
contingenze fondamentali del sociale e della storia)  presumibile che essa sopravviva nei varchi tra le
enclave e nella fame insaziabile che le unisce senza per spingerle allesterno verso la conquista
imperiale, dato che al livello della globalizzazione allaltezza del quale stiamo ponendo adesso il
problema politico non esiste un fuori e non c' pi nulla da conquistare o colonizzare. La sola funzione
di un sistema come questo  quella di compensare le differenze ecologiche tra le regioni: lattivit
mineraria delluna viene bilanciata dallindustria specializzata dellaltra, e lagricoltura da altri tipi di
produzione, come nel vecchio ideale di sistema federale.16
In realt, se non fosse tanto logoro e fuorviante, il termine federalismo sarebbe perfetto per
indicare la dimensione politica di questa figura utopistica. Non si comprender correttamente quel
termine, tuttavia, fino a quando non si capir che per un verso gli Stati Uniti non possono essere
considerati un sistema federale (e questo fin dalla ratifica della costituzione americana), per altro verso
il nuovo e imprevisto potere di standardizzazione dei media ha trasformato il superstato in un immenso
esperimento di livellamento sociale e ideologico (ma non certo economico). Sarebbe anche necessario
leggere il fallimento dellUnione Sovietica in unottica diversa, come collasso non di un regime
comunista o socialista ma del progetto federale che era loro presupposto. Non  questa la sede per
discutere questa tesi apparentemente irragionevole, ma basti indicare lesempio dellancor pi
spettacolare esperimento di federalismo socialista costituito dalla ex Iugoslavia: in questo caso gli
storici hanno dimostrato in maniera convincente che la causa fondamentale del collasso di questo
sistema ammirevole non  stata la morte di Tito o la presunta secolare inimicizia razziale ed etnica dei
vari partner, ma piuttosto i "soliti sospetti, cio la globalizzazione e le politiche del Fondo monetario
internazionale e della Banca mondiale, che hanno sabotato in maniera sistematica e deliberata il
sistema federale.17 N dobbiamo fare molta strada per trovare esempi nel mondo contemporaneo della
fragilit del federalismo: casi tipici sono Canada e Spagna, ma anche le guerre civili e i movimenti
separatisti sparsi in tutto il pianeta (spesso allinterno di regioni troppo piccole per poter sopravvivere
da sole, se  ancora possibile dire cos, dopo lavvento del nuovo sistema globale) offrono una vivida
testimonianza dell'estrema delicatezza di ogni progetto federale, che costituisce peraltro, per la teoria
politica, un problema ancora pi urgente di quello della democrazia stessa (a meno che non si voglia
vedere il problema della democrazia, anchessa assente in tanti luoghi del mondo odierno, come
allegoria e miniatura di quello del federalismo che risiede in ultima analisi nella coesistenza e nelle
interrelazioni di unit multiple e semiautonome articolate in maniera tale che lattrito tra parte e intero
non sia mai risolto, a vantaggio di entrambe le parti).
Senza dubbio possiamo scorgere i segni della nascita di un federalismo simile in varie regioni
del mondo contemporaneo: penso alla stessa Europa come a una possibile associazione federale ancora
incapace di prendere una decisione sulle proprie dimensioni, penso al Sud-Est asiatico come insieme di
culture e linguaggi estremamente diversificati i cui stati hanno ormai iniziato a cooperare su base
commerciale e politica. Possiamo trovare i sintomi di queste forme emergenti persino nel pensiero: il
capolavoro di Braudel, scritto nel campo di prigionia durante quella che  stata la caricatura tedesca del
federalismo europeo,  gi un'anticipazione dellEuropa futura (soprattutto nel passo che ho citato)
mentre le sue opere successive sulla tecnologia possono essere viste come sintomi dellavvento della
globalizzazione. Ma anche la riscoperta deleuziana della monadologia di Leibniz, limmensa rete
federale di monadi che si sovrappongono,  un presagio di questa figura politica. Leventualit di una
nuova unione di stati latinoamericani partecipi di una stessa tendenza, o quella di una leadership
brasiliana su una comunit di stati intorno al mondo impegnati a forgiare una resistenza alla
globalizzazione statunitense, sarebbero altre figure possibili dellinvenzione di entit collettive che si
pongono al di l dell'alternativa tra limpero e la secessione.
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13.5.
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Il fatto che il federalismo non sia riuscito a diventare totalmente utopico non sta soltanto nella
sua realizzabilit pratica, nel momento in cui diventa solo quello, in cui si abbassa da ideale
trascendentale a insieme contingente di disposizioni empiriche. Risiede soprattutto nellassenza di una
rappresentazione che lo affligge, cio nellassenza della possibilit di forte investimento libidico. Il
federalismo non pu essere arricchito con il desiderio associato alloggetto perduto, impossibile, come
il fiore azzurro o la massa di panini dolci su cui si strugge in Chevengur Dvanov mentre sogna,18
mentre brancola febbrile nel buio e si domanda sottovoce: Ma dove il socialismo?. Qui lideale
collettivo viene incorporato in una specie di oggetto che il sognatore agogna, e che presta ai pensieri
politici pi aridi e pi lucidi un'intensit emotiva e una forza capaci di spingere allazione, anzi,
allazione collettiva. Sembra che al federalismo manchi la capacit di investimento passionale che 
invece al massimo grado nel nazionalismo: quel ricordo di un nocciolo reale, non discorsivo di
godimento, che deve essere presente affinch la Nazione, in quanto oggetto di discorso ed entit
discorsiva, possa raggiungere la sua consistenza ontologica.19 Sarebbe materia di grande interesse
politico fare un inventario non solo dei vari oggetti perduti che le passioni nazionaliste moderne hanno
postulato ma degli effetti che si producono quando il federalismo funziona, come nella ex" Iugoslavia,
almeno per un po. Molti socialismi di successo si sono allacciati alle energie del nazionalismo per
produrre visioni collettive ancora pi forti. Non  invece chiaro che ruolo giochi il nazionalismo nei
movimenti politici di massa che si propongono in chiave religiosa e che si dichiarano al di sopra della
razza e della nazione e dellethnie. Come minimo il nazionalismo  il paradigma operativo pi
spettacolare e fortunato di un grande progetto collettivo e di un movimento politico collettivo. Il che
non significa che vada condiviso come idea politica ma che si deve a maggior ragione utilizzarlo come
strumento con cui valutare altre possibilit collettive.
Da un punto di vista puramente intellettuale e teorico-nostalgico, il Mediterraneo di Braudel
presenta qualche analogia con esso: lentusiasmo per lidea mediterranea, per il concetto di
Mediterraneo come unico oggetto collettivo e strutturale. Infatti la lotta per il suo controllo fra impero
spagnolo e ottomano lo costituisce come oggetto del desiderio, dopodich lenergia rifluisce da questo
sistema man mano che il centro del mondo si sposta SullAtlantico: effetti dellentropia del desiderio e
del disinvestimento del suo oggetto.
La chiusura resta quindi un aspetto decisivo del sistema del desiderio, che costituisce loggetto,
non importa se enorme o minuscolo, e lo isola entro un campo percettivo in cui esso pu essere
nominato, passaggio fondamentale e necessario per la costituzione di ogni oggetto del desiderio
perduto o ritrovato. Questo vale anche per la massa incomparabilmente pi grande del pianeta Marte di
Kim Stanley Robinson: la terra diventa un simile oggetto del desiderio solo dopo la sua perdita o
sottrazione (una catastrofe che spesso la fantascienza immagina nelle forme di una diaspora umana
nello spazio galattico): gli umanesimi di un solo mondo sono troppo deboli per scatenare queste
energie, come il pacifismo lo  nei confronti della guerra o la democrazia di fronte al Leader, anche se
questi scontri sono pensati per rianimare e galvanizzare ambo le parti.
La domanda che cinteressa  se lUtopia, in una qualsiasi forma, possa diventare un simile
oggetto e risvegliare simili passioni, che i millenarismi religiosi portano allo scoperto, ma che sul piano
storico soltanto il romanzo di Bellamy Guardando indietro sembra avere saputo scatenare nella
concreta vita sociale delle nazioni, facendo nascere un movimento politico negli Stati Uniti (chiamato
significativamente nazionalismo), e decine di traduzioni in altre lingue. Non  sufficiente dire che
Bellamy sembrava fornire qualche risposta a questa feroce industrializzazione e alle sue masse di
lavoratori, oltre che ai rispettabili ceti medi. Sicuramente il suo libro esemplifica alla perfezione il
meccanismo studiato da Laclau-Mouffe nella loro analisi del significante vuoto e del suo potere di
creare alleanze politiche. Per lenigma del desiderio rimane, e del resto non siamo pi nella posizione
ideale per comprendere quale fosse il segreto di Bellamy.
E' opportuno concludere questo percorso con un ritorno al concetto di meccanismo utopico, che
sembra ora giusto riesaminare alla luce dell'opposizione tra Fancy e Imagination. Lidea di
meccanismo sembra avere dimostrato la necessit di un'interrelazione o di una collaborazione tra la
divisione del lavoro di queste due forze: da un lato  un forte richiamo allingegnosit e allacume
dellutopista, dallaltro dimostra che quanto chiamavamo Imagination aveva molto a che vedere non
solo con la dimensione della chiusura del sistema ma anche con quella della sua nominabilit, cio con
le sue possibilit di rappresentazione (e quindi di investimento libidico). Al tempo stesso, il concetto di
meccanismo, che gi contiene in s il processo, lattivit come metodo o virtualit, tende a oscurare la
caratteristica strutturale fondamentale dellUtopia, quella che la definisce e la rende possibile e allo
stesso tempo la sospende e la rinvia a giudizio, vale a dire la rinuncia alleffettualit: lobbligo di
restare una fantasia irrealizzabile.
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13.6.
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Quale pu essere oggi la funzione di unentit tanto ambigua quanto lUtopia se non quella di
aiutarci ad avvistare possibilit politiche ed empiriche? Questa funzione pu essere indagata e definita
sul piano formale, e al di fuori di ogni riferimento a questo o quel contenuto locale?
In una splendida interpretazione della critica della nozione di progresso che Walter Benjamin
svolge nelle Tesi sulla filosofia della storia, Habermas ci ha offerto un quadro stupefacente degli effetti
pratico-politici che Benjamin si aspettava da una simile critica (va notato che qui Habermas usa la
parola utopico nella sua vecchia accezione negativa).
Il concetto di progresso non  servito soltanto a rendere immanenti le speranze escatologiche e a
realizzare lapertura utopica dellorizzonte delle aspettative, bens anche a ostruire nuovamente,
servendosi di costruzioni teleologiche della storia, quella fonte di inquietudini che  il futuro. La
polemica di Benjamin contro lappiattimento socio-evolutivo della concezione materialistica della
storia si rivolge contro questa degenerazione della coscienza moderna del tempo, aperta al futuro.20
Possiamo tralasciare per ora le tematiche della modernit e limitarci al chiarimento che questa
interpretazione porta alla critica del progresso, il quale  adesso visto come un tentativo di colonizzare
il futuro, di riportare limprevedibile nel campo delle realt tangibili, su cui possiamo investire e che
possiamo incassare, un po come succede con i futures del mercato azionario. Sar anche utile
volgerci a un diverso genere di riflessione sulla temporalit (anchessa ispirata alla Scuola di
Francoforte), quella di Tafuri e Cacciari, che vedono questo modello di futuro neutralizzato come una
forma di assicurazione, di pianificazione e dinvestimento, una specie di colonizzazione attuariale
dellignoto.21 Colonizzazione che implica non soltanto la scelta di deprivare il futuro della sua
esplosivit ma anche quella di annetterlo come nuova area di investimento e colonizzazione
capitalistica. L dove Benjamin osservava che nemmeno il passato sar al sicuro dai conquistatori,
potremmo aggiungere che nemmeno il futuro  salvo e che possiamo paragonare questo processo allo
spianamento di unarea da parte di speculatori e costruttori, che coi loro bulldozer distruggono ogni
peculiarit del terreno per liberarlo e renderlo disponibile a qualsiasi forma di investimento futuro, per
poterci edificare tutto quello che il mercato richiede.22  il futuro preparato dalleliminazione della
storicit, la sua neutralizzazione tramite il progresso e levoluzione tecnologica.  il futuro della
globalizzazione in cui nulla viene rispettato nella sua particolarit e tutto diventa preda del profitto e
del sistema del lavoro salariato. Se infatti la globalizzazione dello spazio significa labbandono
di questi terreni dopo un breve periodo di pesante sfruttamento,  presumibile che la medesima
prospettiva attenda il nostro futuro, larghe zone del quale sono gi state consegnate alle macerie e alla
sterilit a causa della neutralizzazione sistematica delle tendenze che vi erano allopera e che avrebbero
potuto produrre esiti assai diversi.
Per (almeno a parer mio)  essenziale non confondere lideale di Habermas del "tempo aperto
al futuro con i concetti di indeterminazione o anche di imprevedibilit. Senza dubbio Benjamin aveva
in mente lidea secondinternazionalista di "inevitabilit come espressione di un cattivo concetto
(borghese) di progresso, ma laccezione di Habermas  molto pi precisa e potente: il futuro come
inquietudine, come scombussolamento (Beunruhigung) del presente, come rottura radicale e
sistematica anche con quel futuro previsto e colonizzato che  soltanto un prolungamento del nostro
presente capitalista. Non era proprio questa la debolezza dellUtopia "federale delineata nellultima
sezione?  venuto il momento di osservare che, comunque si presenti questo federalismo, esso registra
loperato di quella che abbiamo chiamato Fancy utopica, larcipelago come ornamento e decorazione
spaziale. Non soltanto il nostro vecchio dualismo torna qui in forze (tattica contro strategia, socialismo
contro comunismo) ma il suo enigma fondamentale, il mistero del Novum, il contenuto di una
Imagination realmente utopica, rimane a tutti gli effetti precluso.
Proprio in questo risiede la forza delloriginario punto di partenza utopico di Moro, e in questo
risiede anche la massima di tutte le rotture pensate dalla Imagination utopica, cio lidea di abolire il
denaro e la propriet privata. Questo antico programma utopico potrebbe essere di qualche utilit
perfino nel cuore di un capitalismo finanziario in cui la moneta ha perso di significato di fronte a
transazioni sempre pi astratte. I vecchi anatemi contro loro e le ricchezze possono far tornare alla
luce lalienazione fondamentale in cui consiste la moneta. Oggi tutte le nazioni del mondo che abbiano
vissuto in una maniera o nellaltra il tardo capitalismo, dalla Russia allAmerica Latina, dallInghilterra
allindia, dalla Cina agli stessi Stati Uniti, si lamentano non solo della perdita dei valori tradizionali
(pochi dei quali sono sopravvissuti alla modernit nelle loro forme precedenti) ma della fine di tutti i
valori, sostituiti completamente dal denaro. Quella che chiamiamo ragione cinica  soltanto la vuota
ideologia che accompagna le pratiche del profitto e della ricerca di denaro, e che non ha (non deve
avere) alcun contenuto dietro cui nascondersi. Ovviamente il denaro non ha contenuto, non  un codice,
per usare lutile terminologia di Deleuze, bens unassiomatica. I numeri non hanno contenuto, e le
vecchie giustificazioni religiose di Weber (il calvinismo, il duro lavoro, il risparmio) non sono pi
necessarie. La ragione cinica  il semplice riconoscimento di questo stato di cose, pertanto  una nuova
forma di ideologia o, se si preferisce, una nuova procedura ideologica pi che una vera ideologia. Non
 camuffamento e razionalizzazione ma piuttosto chiarezza e franca ammissione, e come tale esiste nel
puro presente, senza bisogno di grandi progetti ideologici per il futuro, dal momento che fare soldi non
 un progetto bens unattivit immanente. I grandi affari, la cosiddetta classe dirigente, hanno progetti
e ideologie, piani politici per i cambiamenti futuri, nello spirito della privatizzazione e del libero
mercato. Ma la massa di persone che hanno un bisogno disperato di denaro o che sono in condizione di
accumularlo e investirlo non devono credere a loro volta in una qualsiasi ideologia egemonica del
sistema, bens confidare nella sua permanenza.
In questa situazione un ritorno al principio utopico fondativo di Moro, quello dellabolizione del
denaro, una soluzione niente affatto originale visto che risale oltre Platone fin nelle nebbie dei tempi,
dimostra paradossalmente la forza di una rottura veramente radicale persino nel complesso ecosistema
finanziario della postmodernit. Intanto la proposta di abolire il denaro non d soltanto un contenuto al
pi ampio progetto di eliminare la propriet privata, ma ripristina in maniera spettacolare la prospettiva
dellabolizione del mercato di cui  espressione allegorica, mentre rinnova e disloca, reinventa le
passioni che stanno alla radice di queste idee. Certo, il denaro non  la stessa cosa del capitale, come ci
ricorda Marx senza sosta e non senza qualche asprezza, ma per il momento a noi interessa soprattutto
leffetto ideologico e utopico di questa visione della sua sparizione, assieme al sospetto che tutto
quanto  pratico e irreale nellUtopia possa essere legato a questo fondamentale errore rappresentativo
legato al denaro.
Oggi le molteplici fantasie che si raggruppano attorno al denaro cominciano a diventare visibili
e a far sembrare desiderabile il sogno di un mondo in cui esso non esiste pi. Oggi cominciano ad
apparire le varie distopie critiche, che vanno dalle esagerazioni satiriche del nostro mondo attuale fino
alle pi grottesche estrapolazioni e dilatazioni di quanto avrebbe in serbo per noi nel lontano futuro la
persistenza del denaro e della mercificazione.
Lesperimento di pensiero utopico elimina di colpo il denaro dalla partita apportando un
sollievo estetico che mette inaspettatamente in primo piano ogni sorta di nuovi rapporti individuali,
sociali e ontologici, come se d'un tratto la strategia utopistica fosse stata ritrasformata nellimpulso
utopico puro e semplice, svelando le dimensioni di una vasta gamma di attivit fin qui distorte e
mascherate dalle astrazioni del valore. Nascono all'improvviso enclave non alienate nel nostro
ambiente contaminato, come i laboratori di ricerca di Kim Stanley Robinson (capitolo 2); enclave che
convertono la rappresentazione utopistica in un metodo critico e analitico con cui valutare i limiti della
mercificazione, assieme alle molteplici novit scatenate dalla sua assenza.
Il rinnovato impulso utopico percorre lintero orizzonte delle relazioni duali di ogni genere, dai
rapporti con le cose a quelli con le altre persone, alla variet insospettabile di nuove combinazioni
collettive. E per quanto la nostra societ ci abbia addestrati a credere che la vera disalienazione o
autenticit possa esistere soltanto nei territori privati o individuali, potrebbe essere proprio la
rivelazione della solidariet collettiva la novit pi sorprendente e pi utopica: nellUtopia lartificio
rappresentativo tramite il quale la pulsione utopica pu colonizzare gli spazi di fantasia puramente
privati  per definizione scompaginato e socializzato grazie alla loro stessa realizzazione.
Anche la Fancy utopica  ora in marcia, in cerca di implementazioni del nuovo principio. Forse
non sono ancora soluzioni utili a sbarazzarsi del denaro, non sono ancora programmi politici pratici.
Labolizione del denaro  solo ipotizzata e piuttosto lUtopia si mette in cerca di una serie di surrogati
per le operazioni (e perfino per le soddisfazioni) che un tempo erano rese possibili dal denaro. Cos
nascono sostituti per le relazioni salariali anche per gli scambi di mercato sotto forma di certificati e
coupon di lavoro. Si parano davanti a qualsiasi utopista contemporaneo domande relative al consumo e
alla dipendenza che esso ingenera, e anche alla soddisfazione tratta dal lavoro, e comincia sul serio la
concorrenza di questo principio utopico dell'abolizione del denaro con gli schemi rivali e con le
diagnosi alternative, mentre affiorano i piani di ordinamento sociale assieme a quelli della fabbrica
modello, e anche nuovi tentativi di sostituire gli arcaici concetti utopici del lavoro a domicilio o del
lavoro industriale con le procedure e i problemi della cibernetica.
In questa nuova situazione in cui il denaro come oggetto e come sostituto di oggetti  diventato
volatile quanto il capitale finanziario, ci si comincia a chiedere se il denaro non si sia in realt abolito
da s con gli stessi movimenti di capitale, e se il punto di partenza originario fosse quindi davvero
storicamente fattibile: un dubbio che porta allesame di altri temi e possibilit utopiche mette in moto
una ricerca incessante di altri principi e di altri contenuti su cui pu mettersi al lavoro limagination
utopica, in quanto opposta alla Fancy utopica.
La riproposta del vecchio sogno utopico di abolire il denaro e di immaginare una vita senza di
esso non  nullaltro che quella rottura drammatica che abbiamo evocato. Come visione, invita a un
ritorno alle vecchie ideologie anticapitaliste, spesso di stampo religioso, che denunciavano il denaro e
lusura e simili, ma visto che nessuna di esse  pi viva e praticabile nel tardo capitalismo globale, e la
ricerca di una giustificazione ideologica per labolizione del denaro si dimostra infruttuosa, questo
sentiero ci porta a un momento decisionale in cui siamo costretti a inventare nuove ideologie utopiche
per questo programma apparentemente arcaico e in cui siamo proiettati nel futuro per tentare di
inventare nuove ragioni. Il mistero vissuto del denaro, la disperazione delle societ povere, i pietosi
spettacoli mediatici dei ricchi sono sotto gli occhi di tutti.  la decisione di abbandonare il denaro, di
porre questa domanda sul proscenio di un programma politico, che segna la rottura e apre uno spazio in
cui lUtopia pu fare il suo ingresso come il Messia di Benjamin, non annunciata, non preparata dagli
eventi, intrufolandosi obliquamente come in un presente scelto a caso ma totalmente trasfigurato dal
nuovo elemento.
Cos lUtopia recupera la sua vocazione nel momento stesso in cui lindesiderabilit del
cambiamento viene affermata ovunque come un dogma, come nel monito politico di Samuel
Huntington secondo il quale la vera democrazia  ingovernabile e anche le richieste utopiche di una
libert politica assoluta e di una democrazia radicale vanno accuratamente respinte. Queste posizioni
hanno avuto tanta fortuna nella battaglia dei discorsi ideologici contemporanei che molti di noi sono
probabilmente convinti di questi dogmi e delleternit del sistema, e impossibilitati a immaginare
alcunch di convincente, capace di soddisfare quel "principio di realt della fantasia che abbiamo
identificato sopra.
Irruzione  il nome di questa nuova strategia discorsiva, e Utopia  la forma che questa
irruzione deve necessariamente assumere. Ed  questo il momento in cui la vera forma utopica, la
chiusura radicale di un sistema diverso rispetto alla continuit del tempo, lesperienza della rottura e
della cesura formale totale, trova un suo ruolo politico, e un nuovo genere di contenuto del tutto
peculiare. Perch  proprio il principio dello strappo radicale,  proprio la sua possibilit a essere
rafforzata dalla forma utopica, la quale ripete che la differenza  possibile e lo strappo necessario.  la
forma utopica la risposta alluniversale convinzione ideologica dellimpossibilit di unalternativa al
sistema. Ma lUtopia conferma questa possibilit costringendoci a pensare lo strappo stesso, non
offrendoci un quadro tradizionale di come sarebbero le cose dopo lo strappo.23
Perci per paradosso questa crescente incapacit di immaginare un futuro diverso accresce
invece che diminuire il fascino e lutilit dellUtopia. Quella che alle generazioni precedenti era
apparsa la fondamentale debolezza politica dellUtopia, cio il fatto che essa non fornisse nulla di
simile a unefficacia storica, n fornisse un quadro storico e pratico-politico coerente della transizione,
diventa una forza in una situazione in cui nessuno di questi problemi sembra offrire validi candidati per
una soluzione. Oggi la rottura radicale, la secessione dellUtopia dalle possibilit politiche come dalla
realt, riflette nella maniera pi precisa la nostra attuale mentalit. Lukcs ha detto, negli anni sessanta,
che siamo retrocessi a una fase precedente quella dei socialisti utopici, e che persino quel genere di
visione del futuro era per noi di l da venire; essa andava reinventata perch noi potessimo arrivare
nuovamente a uno stadio articolato di consapevolezza e potenzialit rivoluzionaria simili a quelle
espresse dal Manifesto nel 1848 (immediatamente prima di quella rivoluzione).24 La sua diagnosi non 
forse ancor pi vera in questo periodo, in cui il capitalismo s allargato immensamente, come nella
fase di industrializzazione immediatamente successiva alla rivoluzione del 1848, e ha generato un
benessere pensato per soffocare a lungo la percezione dei suoi difetti e delle sue manchevolezze?
Cos oggi lUtopia esprime il nostro rapporto con un futuro genuinamente politico meglio di
qualsiasi programma operativo, per il momento fermo al livello delle proteste e delle dimostrazioni di
massa, privo di qualsiasi idea di come procedere a una trasformazione su scala globale. Al tempo stesso
oggi lUtopia svolge anche una funzione politica vitale che va ben oltre la mera espressione o reazione
ideologica. Il difetto formale (come articolare lo strappo utopico in maniera tale da poterlo tradurre in
una transizione politico-pratica) diventa adesso vera e propria forza politica e retorica, nel senso che ci
costringe a concentrarci sullo strappo stesso, a meditare sullimpossibile, sullirrealizzabile. Con ci
siamo per ben lontani dalla capitolazione liberista davanti alla necessit del capitalismo, siamo anzi
agli antipodi, e il nostro  uno scuotere le sbarre,  unintensa preparazione spirituale per unaltra fase
non ancora arrivata.
Forse dovremmo iniziare a provare una certa angoscia per la perdita del nostro futuro,
unangoscia simile a quella di Orwell per la perdita del passato, della memoria e dellinfanzia.
Esperienza pi intensa della solita retorica sui nostri figli (teniamo pulito lambiente per le
generazioni future, non graviamoli di un debito eccessivo eccetera), capace di collocare la perdita del
futuro e della futuribilit, della stessa storicit, allinterno della dimensione esistenziale del tempo,
dentro noi stessi.  un rapporto, questo con un futuro minacciato, che ritroviamo ovunque nella
fantascienza, soprattutto in quella incentrata sul viaggio nel tempo, dove una scelta diversa nel presente
cancella di colpo un intero futuro possibile, con tutti i suoi ospiti, un genocidio paragonabile alla
cancellazione di un altro pianeta o di intere specie: un crimine che sembriamo sin troppo capaci di
compiere.  forse nei viaggiatori del tempo di Marge Piercy (in Woman on the Edge of Time) che
troviamo lespressione pi forte e pi penetrante di questa paura, e delle incertezze che la fanno
nascere. La protagonista, Connie,  un personaggio dalla psiche sconvolta, pesantemente sedata ed
etichettata come schizofrenica dal potere medico. Chi pu dire che i suoi visitatori dal futuro non siano
semplici allucinazioni, puri e semplici appagamenti del desiderio di un paziente turbato e quasi
terminale? Ma ovviamente, come abbiamo visto, le Utopie sono proprio questo, appagamenti del
desiderio e visioni allucinate in tempi disperati. I visitatori utopici di Connie sono sottoposti a una
doppia minaccia: da un lato, come nelle Utopie classiche pi realistiche, la loro fragile societ 
minacciata da tutte le forze non-utopiche e anti-utopiche del mondo esterno, in quella guerra infinita
che si svolge attorno a tutte le enclave, nella storia reale e anche fuori di essa.
Daltro canto, come nel classico paradigma del viaggio nel tempo in fantascienza, gli Utopiani
di Mattapoisett sono anche minacciati dal presente, del quale costituiscono una storia alternativa che
potrebbe non verificarsi mai. Come ne La Jete, ma in uno spirito diverso, sono venuti per arruolare il
presente nella loro lotta per la sopravvivenza, anche se possono essere visti soltanto da chi gi avverte
il bisogno dell'Utopia. La richiesta degli Utopiani di Piercy a Connie (e a noi)  allora il messaggio
segreto di tutte le Utopie, presenti, passate e future.
Siete davvero in pericolo?
S. Il testone annu cordiale. "Voi potete tradirci."
Io? E come?
Voi della vostra epoca. Tu individualmente puoi non capire quel che diciamo, puoi non lottare
nella tua vita e nel tuo tempo. Voi della vostra epoca potete non lottare del tutto... Noi dobbiamo
combattere per sopravvivere, per continuare a esistere, per essere il futuro che verr. Ecco perch ti
abbiamo raggiunto.25.
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NOTE;
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1 Perry Anderson, The River of Time, in "New Left Review, n. 26 (marzo/aprile 2004), p. 71. E
sulle utopie femministe vedi Peter Fitting, So We AU Became Mothers: New Roles for Men in Recent
Utopian Fiction, in "Science Fiction Studies, 12 (1985), pp. 156-183; e "The Turn from Utopia in
Recent Feminist Fiction, in Libby Falk Jones e Sarah Webster Goodwin (a cura di), Feminism, Utopia
and Narrative, Knoxville (Tenn.) 1990, pp. 141-158.
2 In realt Callenbach ha scritto due versioni, e il prequel Ecotopia Emerging (New York 1981)
narra la storia della guerra d'indipendenza di Ecotopia dagli Stati Uniti.
3 Thomas Pynchon, The Crying of Lot 49, New York 1967 (trad. it. L'incanto del lotto 49,
Milano 1968), p. 104.
4 Vedi lammirevole documentario sulla Giamaica di Stefanie Black, Life and Debt (2001).
5 Vedi il capitolo sullarte turistica in Peter Wollen, Raiding the Icebox, London 1993; e
anche Nestor Garcia-Cancilini, Culturas Hibrdas, Mexico 1989.
6 Ho sentito Reyner Banham esprimere il suo rispetto per laccuratezza storica e stilistica dei
suoi architetti Disney.
7 Vedi lanalisi di Kim Stanley Robinson in If I Can Find. One Good City, I Will Spare the Man,
cit. Intanto potremmo dire che la decisione dello jati di non dimenticare le sue incarnazioni
precedenti potrebbe costituire il momento "riflessivo dell'evoluzione storica in Years of Rice and Salt,
pp. 338-339.
8 Robert Nozick, Anarchy, the State and Utopia, New York 1974 (trad. it. Anarchia, stato e
utopia, Milano 2005), pp. 311-312. Nozick dimentica la grandiosa soluzione di Fourier dellarmonia
delle passioni, o combinatoire libidica. Pi grave ma tipica in tutte queste teorie politiche o culturali
dellUtopia  lassenza del problema che sarebbe dovuto risultare inevitabile dopo Marx e il marxismo,
cio quello dellorganizzazione economica.
9 Barbara Goodwin, Justice by Lottery, cit.
10 Yona Friedman, Utopies ralisables, Paris 1975 (trad. it. Utopie realizzabili, Macerata 2003),
p. 275. Potete trovare una vigorosa analisi critica dell'intera gamma di utope antistatuali in questo
periodo in Boris Frankel, The Post-Industrial Utopias, Madison 1987.
11 Fernand Braudel, The Mediterranean and the Mediterranean World in the Age of Philip II,
New York 1972 (1949, titolo originale La Mediterrane et le Monde mditerranen  l'poque de
Philippe II, trad. it. Civilt e imperi del Mediterraneo nell'et di Filippo II, Torino 1953), volume I, p.
154.
12 Ivi, pp. 160-161.
13 Ivi, p. 161.
14 Ibid.
15 Slavoj iek, Revolution at the Gates, London 2002, pp. 202-203.
16 La ex Iugoslavia fornisce un eccellente esempio del processo federale qui delineato. Vedi
Susan Woodward, Balkan Tragedy, pp. 36-38: Il concetto di nazione costituente pu essere visto
come un adattamento a questa realt. Gli individui mantenevano il diritto nazionale allautogoverno
vissuto fuori dalla loro repubblica natale...
"Le istituzioni federali erano basate sullidea collaborativa del governo basata a sua volta sui
consigli (savet) in cui i rappresentanti delle repubbliche e delle province (nel parlamento, nel ramo
esecutivo, nella banca centrale, nella presidenza dello stato collettivo e cos via) erano consultati,
deliberavano e prendevano decisioni in base al consenso. Il sistema di rappresentanza paritaria delle
nazioni e del consenso mirava a impedire a qualsiasi gruppo nazionale di acquisire il predominio
politico sullo stato.  stato pensato dalle nazioni numericamente pi ristrette (soprattutto sloveni e
croati) esplicitamente come reazione alla dominazione dell'apparato statale serbo tra le due guerre
(1919-1941). Perci tutta la politica federale dipendeva dalla collaborazione dei leader repubblicani,
che potevano porre il veto a qualsiasi decisione.
Il paese aveva uneconomia mista, in cui il coordinamento economico avveniva tramite un
misto di strumenti. I prezzi liberi regolavano i mercati al dettaglio, ma i contratti bilaterali di fornitura
governavano quasi tutte le transazioni fra imprese pubbliche o fra le aziende di lavorazione e i
contadini privati. I negoziati corporativi tra sindacati, camere di commercio e governi dettavano le
regole sui salari e sui benefici per le aziende. Un piano sociale indicativo simile al sistema di
pianificazione francese dava informazioni sulle tendenze future nelle preferenze del governo in tema di
politica creditizia. Questo piano era basato su unampia consultazione tra aziende, poteri locali,
repubbliche, associazioni di produttori e pubblici dipendenti, e approvato dal parlamento federale, non
dalla gerarchia ministeriale della pianificazione centralizzata. Quasi tutte le decisioni economiche erano
materia di ampia consultazione, dibattito e partecipazione.
17 Ivi, p. 61: "Quando il programma e la riforma economica dellFMI hanno iniziato a guidare le
riforme del sistema bancario, le relazioni economiche con lestero e il sistema monetario, e quando
sono nati dissidi politici sui tagli al bilancio federale, sui diritti ai guadagni nel commercio con lestero
e sui controlli dei salari, passarono a una posizione confederalista pi radicale. La salvaguardia
dellattuale costituzione non bastava pi, la loro indipendenza economica richiedeva ulteriori protezioni
politiche. Ci significava eliminare le superstiti funzioni del governo centrale, i tribunali federali, la
polizia, lesercito, le regole procedurali e il fondo per lassistenza allo sviluppo che legava le
repubbliche e le province, a favore di una sovranit repubblicana".
18 Fredric Jameson, The Seeds of Time, cit., pp. 197-198.
19 Slavoj iek, Tarrying with the Negative, cit., p. 202.
20 Jrgen Habermas, Philosophical Discourse of Modernity, Cambridge (Mass.) 1987 (titolo
originale Der philosophische Diskurs der Moderne, trad. it. Il discorso filosofico della modernit, Bari
1987, traduzione di Emilio Agazzi), p. 12.
21 Vedi Manfredo Tafuri, Architecture and Utopia, cit., Cambridge (Mass.) 1976 (ed. originale
Progetto e utopia, Bari 1973); e anche gli studi di Negri su Keynes (in Insurgencies, cit.).
22 Unimmagine usata in Architecture and Utopia, cit., p. 70: Tutto il lavoro di demolizione
serviva a preparare una piattaforma sgombra da cui partire alla scoperta dei nuovi compiti storici del
lavoro intellettuale".
23  necessario aggiungere che "irruzione (disruption) non  una parola in codice per il
cosiddetto terrorismo? Pertanto  anche necessario aggiungere tre precisazioni sulla violenza per
distinguerla dallirruzione come Novum, come ristrutturazione e come inatteso squarciarsi delle
abitudini, come quella porta di servizio che d'un tratto si spalanca su un nuovo mondo di esseri umani
trasformati. Le precisazioni sono queste: 1) la violenza  unideologia plasmata attorno allomissione
strutturale del potere statale e della coercizione fisica autorizzata dalla legge"; 2) la violenza  sempre
scatenata dalla destra e dalla repressione conservatrice o controrivoluzionaria, quindi la violenza della
sinistra  sempre solo una risposta; 3) la violenza politica  suicida, e rafforza dialetticamente la parte
opposta: quindi lespansionismo statunitense genera Al Qaeda, la cui crescita incoraggia lo sviluppo di
uno stato americano di polizia, che pu a sua volta suscitare nuove forme di resistenza.
24 Hans Heinz Holz, Leo Kofler e Wolfgang Abendroth (a cura di Theo Pinkus), Conversations
with Lukcs, Cambridge (Mass.) 1975 (trad. it. Conversazioni con Lukcs, Bari 1968).
25 Marge Piercy, Woman on the Edge of Time, New York 1976, pp. 197-198.
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...
FINE.